Preghiera Agnostica

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benjaminNon so chi sei, nĂ© dove sei                                                               

Chiunque tu sia, di certo                                       

Lontano

per cieli e spazi infiniti, 

ricordati di chi,

tra lutti e dolori,

Vede la vita

Sfuggirgli veloce

E invocare la morte

Come unica requie

 

Ceppaloni al tempo del coronavirus

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benjaminChe tristezza.

Sembra di vivere in un mondo distopico uscito dalla penna di Josè Saramago … secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono … è di questa pasta che siamo fatti metà indifferenza, metà cattiveria.[1]

Ci siamo rinchiusi in un “IO” solipsistico che ci ha reso simili ad una monade leibniziana senza porte e senza finestre che non può più tendere lo sguardo verso l’orizzonte, perché l’unico che conosce è il suo.

… dorme, dorme sulla collina

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benjaminCi sono notizie che ti annichiliscono. Il mondo cammina e tu ritieni di camminare con lui, di poterlo attraversare sempre indenne perchĂ© non pensi mai che quello che succede agli altri possa capitare a te o possa toccarti negli affetti piĂą cari.  All’improvviso vengono a mancare, amici, parenti coi quali hai vissuto una vita intera che, quando viene meno, ti lascia stupito ed incredulo, perchĂ© pur sapendo che siamo soggetti alla morte, in quanto si nasce, non metti nel tuo orizzonte che veramente la  fine possa presentarsi in ogni momento e assumere, come in questo caso, la forma di un virus invisibile che non ti lascia scampo e ti condanna in pochi giorni a sofferenze indicibili:  un virus che fa paura, che spaventa, che ti confina, solo,  quasi abbandonato, in un letto d’ospedale  senza che nessuno possa avvicinarsi.  

Mogli e figli impossibilitati a vedere il proprio caro, non poter essergli di conforto, non potergli stringersi attorno, nĂ© accarezzarlo e tenergli la mano. Una voce anonima, che ha tenuto i contatti dall’ospedale, durante i giorni di degenza, avverte i familiari a casa che il loro congiunto è morto e comunica quando si terranno i funerali per poter trasportare il feretro a casa.  

 

Grazie Carlo

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benjaminChi ha conosciuto Carlo, non si meraviglia se, oggi, è tra i 50 migliori finalisti che si contenderanno il Global Teacher Prize organizzato dalla Warkey Foundation. Conoscevo suo padre Cosimo, sin dagli anni settanta,  perchĂ© entrambi docenti di Filosofia, Pedagogia e Psicologia presso l’Istituto Magistrale “G. Guacci” di Benevento e, piĂą tardi, ho avuto il piacere di conoscere il figlio Nino, laureato in Sociologia, col quale spesso mi fermavo a discutere perchĂ© entrambi animati dalla voglia di confrontare le opinioni e per gli interessi comuni che coltivavamo. 

Diventato vice Preside dell’Istituto Magistrale che, negli anni diversificando l’offerta formativa, era diventato anche “Liceo Scientifico Tecnologico”, ebbi modi, agli inizi del nuovo millennio, di conoscere anche Carlo. Era il mese di Luglio, quando nelle scuole incominciavano ad arrivare i docenti trasferiti da altri Istituti, era il periodo in cui si incominciava ad organizzare tutto ciò che era necessario per l’inizio dell’anno scolastico e, sicuramente tra le tante incombenze era importante iniziare ad abbozzare l’orario provvisorio dei docenti che, per gli inizi di settembre, doveva giĂ  essere pronto. 

La storia che si ripete

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benjaminUno spettro si aggira e non solo per l’Europa: il Coronavirus. La nuova peste del XXI secolo che, in modo subdolo e violento, ha fatto giĂ  molte vittime e sta mettendo in ginocchio il sistema sanitario nazionale e l’economia globale. Un virus che incute paura e che sta spezzando quei pochi sogni che ancora eravamo capaci di coltivare dopo la crisi del 2007 - 2011. Stiamo vivendo scenari inimmaginabili che pensavamo potessero esistere solo in quei film apocalittici americani, sembra di vivere un incubo, di essere in tempi di guerra dove si combatte contro un nemico invisibile che può aggredirti senza che tu te ne accorga. 

Vedere le cittĂ  vuote, centri storici deserti, i militari che presiedono punti nevralgici del territorio, i giovani scomparsi dai luoghi della movida, causa paura ed angoscia che hanno spinto e spingono a comportamenti irrazionali, ad agire emotivamente perchĂ© la percezione che si ha della realtĂ  è sovraccarica di ataviche paure che, all’improvviso, riemergono facendoci cogliere il senso di precarietĂ  e di finitudine che è la cifra propria dell’uomo. 

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