CuriositĂ  storiche ceppalonesi

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benjaminG. bruncosì  in arabo Ceppaloni.  E’ citato nell’opera â€ś L’ Italia descritta nel <Libro del Re Ruggero> compilato da Abdullah  Mohamed al Edrisi”, il quale era un esperto geografo arabo che chiamato in Sicilia dal re Ruggiero II, realizzò delle carte geografiche del mondo fino allora conosciuto.  Un lavoro che durò 15 anni e che terminò pochi mesi prima che il Re morisse. 

In questa cartografia universale troviamo riportato Ceppaloni e il suo Castello; al Edrisi, illustrando il territorio beneventano, cita i corsi dei due  fiumi  Sabato e Calore .. il Wadi sab. tu ( il fiume Sabato)   scaturisce tra due rocce di una montagna di fronte a surrin (Serino) â€¦ e continuando il suo corso â€¦  corre quindi sotto il castello di g.brun (Ceppaloni) , lontano un miglio e mezzo.

L’Holodomor ucraino

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benjaminAncora una volta, lungo le sponde dei torrenti d’Europa non “scendono lucci argentati, ma i cadaveri dei soldati portati in braccio dalla corrente”1. Nessuno poteva immaginare di sentire colpi di cannoni, lanci di missili che, sinistramente, illuminano l’oscurità della notte e oscurano la luce del giorno. La guerra è nel cuore dell’Europa; i cupi venti di guerra stanno portando lutti e distruzione in Ucraina, una nazione aggredita da Vladimir Putin, nuovo zar della Russia che rassomiglia sempre più a “Il grande dittatore” di Charlie Chaplin.

E’ fuori dalla storia, ma vuole riscrivere la storia riportandola indietro ai tempi di Stalin o addirittura dell’ Impero russo. Ventidue anni di potere continuativo, hanno portato “il nuovo zar” a perdere il senso della realtĂ , per cui, nel tempo, il mondo ha visto emergere, come ha scritto Vladimir Sorokin, uno scrittore russo, . .. un mostro, pazzo nei desideri e spietato nelle decisioni … immerso in una marinatura fatta di dispotismo assoluto, aggressivitĂ  imperiale, odio per la civiltĂ  occidentale e malvagitĂ  alimentata dal risentimento della caduta dell’Unione Sovietica.

Perché?

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benjaminAvevi appena iniziato

un viaggio

che doveva essere lungo,

felice, pieno e per il quale

avevi impegnato la tua intelligenza,

la tua umanitĂ .

Il cammino era leggero e

la vasta prateria del mondo

giĂ  ti apparteneva.

 

Grazie, Monica

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benjamin“Ad un certo punto della mia vita, a mia insaputa, devo aver deciso di dimenticare. Non dimenticare i dolori o gli errori, ma dimenticare fatti, persone, forse solo confondere tutto”.

Così inizia l’autobiografia di Maria Luisa Ceciarelli, in arte Monica Vitti, scritta nel 1993 e intitolata ”Sette Sottane” perchĂ©, avendo sempre molto freddo, si imbacuccava con molti indumenti: sette sottane, appunto 

Sono gli anni in cui inizia a diradare le sue uscite pubbliche perchĂ© affetta da una malattia degenerativa: l’Alzheimer. Un morbo di cui si ha paura ancora prima che si manifesti: fa regredire allo stato infantile, permette di ricordare il passato e dimenticare il presente, avvolge la persona in un mondo dove non c’è spazio per gli altri, ma nemmeno per sĂ© stesso, per la vita che ha vissuto. L’ammalato diventa dipendente, per tutto, da chi gli sta vicino, perchĂ© , oggi, purtroppo, il trattamento di queste persone è un problema, soprattutto, delle famiglie. Monica Vitti è vissuta nella sua casa accudita da una badante e dal marito che “ è riuscito a darle un calore che non ha prezzo, amandola nel linguaggio del silenzio”. 

Qualche riflessione sul 27 gennaio

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benjaminPer non dimenticare. Troppo poco. Non basta. A che serve ricordare per un giorno e dimenticare per il restante tempo dell’anno. Io non dimentico, in tanti non dimentichiamo, ma i giovani come fanno a non dimenticare qualcosa di cui non conoscono assolutamente nulla e di cui mai nessuno gli ha parlato. Essi ascoltano i social che sono capaci di instillare solo odio e non amore, comprensione, tolleranza. 

Gli adolescenti, i giovani, si macchiano di colpe gravissime non perché antisemiti o antisionisti, ma semplicemente perché ignoranti; socraticamente direi che fa il male chi non conosce il bene. Per non dimenticare, ma i giovani devono prima imparare, altrimenti non hanno niente da dimenticare.

E qui arriva la nota dolente perché il luogo deputato per imparare è la scuola, con tutte le sue contraddizioni e difficoltà che, però, sappia stare in sintonia col tempo che vive. Per affrontare la storia del secolo breve, come l’ha definito lo storico Eric Hobsbwam (1915 – 1989), appena passato, è necessario che i docenti abbiano il tempo necessario e il Ministero investa nelle scuola tutte le risorse necessarie per produrre un autentico cambiamento, a partire da una organizzazione diversa dei programmi che, per la storia, lasciano a desiderare, per usare un eufemismo.

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