De Andrè: settanta anni dopo

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benjaminIl diciotto febbraio,Fabrizio de Andrè, avrebbe compiuto settanta anni. Non è il caso di fare dietrologia, e la storia non si fa con i se e i ma,però chi ha avuto la fortuna di seguire la sua produzione artistica per circa un quarantennio,è certo che avrebbe regalato ancora splendide canzoni-poesie e momenti di riflessione sulle nuove emergenze del secolo appena iniziato. Il Comune di Genova,la Regione Liguria,la Fondazione Fabrizio De Andrè Onlus e Palazzo Ducale fondazione per la cultura,l’anno scorso, a dieci anni dalla morte del cantautore genovese avvenuta l’11 Gennaio del 1999, organizzarono una grande manifestazione: Fabrizio De Andrè- La mostra- che restò aperta dal 31 Dicembre al 3 Maggio 2009 e dove fu possibile visitare le cinque stanze allestite da Vincenzo Mollica,Pepi Morgia,Vittorio Bo che curarono l’intera programmazione multimediale ed interattiva.

 

Il giorno del ricordo

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benjaminLa legge del 30 Marzo 2004 ha istituito “Il giorno del ricordo”, in memoria delle vittime delle  foibe,dell’esodo giuliano- dalmata, delle vicende del confino orientale. Ci sono voluti sessanta anni per riconoscere la tragicità dei fatti che avvennero nel  mese di Settembre del 1943 e nei mesi di Maggio e Giugno del 1945 quando la  guerra si era conclusa  Per molti anni, è stata una pagina della nostra storia dimenticata non solo dalla politica, ma anche dalla storiografia. Bisogna attendere la caduta del muro di Berlino e del Moloch dai piedi di argilla del comunismo, dei mutati rapporti inpolitici e della legittimazione parlamentare di forze politiche che per tanti anni erano state considerate fuori dall’”arco costituzionale”(leggi:MSI), perché in Italia si cominciasse a porre al centro della storia patria  la tragedia nazionale accaduta nei territori della nostra frontiera orientale:circa 12.000 morti e oltre 350.000 gli esuli che abbandonarono le terre istriane e giuliane.

 

Haiti: dolore,sofferenza, speranza

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benjaminSembra quasi che la natura colpisca in maniera devastante laddove miseria e povertà regnano sovrane.  Ed è strano che siano sempre i più deboli a pagare uno scotto violento a qualsiasi tipo di avversità sia essa dovuta a cause umani(come dimenticare la “bolla finanziaria” che ha messo in ginocchio l’economia mondiale e soprattutto le fasce più deboli e indifese?) che a cause naturali. Anche nell’’inferno Haitiano, che ci riempie di una “pietas”  infinità, la parte alta dell’isola si è salvata ,è come se il sisma fosse  rimbalzato indietro  prima di arrivare alla sommità per cui le case sono rimaste intatte, non ci sono state vittime e la vita sembra scorrere normalmente! Nella”upper Petionville”, come riferiscono i corrispondenti,bar, ristoranti sono ancora aperti, anche se chiaramente, sono poco frequentati.  Ogniqualvolta la natura diventa matrigna e porta rovine , inizia  quello che sembra essere diventato un  rito: i mass-media riportano nelle nostre case immagini di paura , di caos, di case crollate, di morti “disseminati” per le strade,violenze, sciacallaggio, bambini di cui nessuno più ne conosce la sorte(commercio di organi?), i miracoli delle poche persone che vengono salvate dalle macerie dopo oltre 10 giorni.  L’umanità dà il meglio di sé nel bene e nel male.

 

Auschwitz: la fabbrica della morte

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benjaminIl ventisette Gennaio si commemora la giornata della memoria. Quel giorno del 1945 , le truppe sovietiche arrivarono nel campo di concentramento di Auscwitz e   aprirono le porte di quell’inferno permettendo ai  superstiti di respirare nuovamente l’aria della libertà e della vita.(?) La follia hitleriana portò il mondo in un conflitto mondiale che costò milioni di vite umane e scatenò gli istinti più bestiali verso tutti quelli il cui sangue non era ariano e contro tutti i diversi: l’Olocausto degli ebrei, l’eliminazione di quei popoli  come i rom e i sinti , e poi ancora  gli omosessuali,  gli oppositori politici.  La memoria che non diventi un stanco e ripetitivo rito,ma sia consapevolezza critica e capacità di trasmettere ai giovani tutta l’efferatezza, l’oscurantismo che ha rappresentato nel ventesimo secolo il nazifascismo,certamente renderà un grande servizio all’umanità che ha il dovere di non dimenticare l’orrore dei campi di sterminio dai quali milioni di persone non sono più tornati. E’ alle nuove generazioni che bisogna rivolgersi, sono esse che costruiranno il futuro del mondo e solo se la memoria di una barbarie senza fine resterà viva , forse, sarà difficile ricadere in ciò che l’uomo ha già vissuto( Carlo Marx affermava che la storia si ripete sempre due volte la prima come tragedia e la seconda come farsa). E’ nei giovani che deve radicarsi, attraverso lo studio e non soltanto, quella coscienza democratica , quell’etica della responsabilità che sole potranno fare da argine a rigurgiti antisemiti e ad atteggiamenti di intolleranza che tendono sempre a presentarsi nella storia quando le difficoltà a vivere e sopravvivere sono legate a tenui, impalpabili  fili di speranza. Come affermava Simon Wieshental,definito “la coscienza della memoria”: da sempre mi sono chiesto cosa posso fare  per coloro che sono sopravvissuti.

My Christams

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benjaminL’epifania ogni festa e  ogni cosa  porta via. Ma, certamente, resteranno alcuni splendidi lavori musicali che sono stati realizzati e pubblicati appositamente per le feste natalizie. Sono i “mostri  sacri” della musica pop-folk   mondiale e  un tenore tra i più grandi, oggi, nel mondo. Ognuno con il proprio stile, la propria arte, la propria sensibilità  hanno voluto dare un contributo alla celebrazione di  una festa che è fortemente sentita e che maggiormente apre ad un senso di fratellanza e di solidarietà tra gli uomini. Si parla di artisti del calibro di Sting, Bob Dylan e del nostro grandissimo Andrea Bocelli. Il CD di Sting contiene quindici canzoni che sono, tranne due, perchè inedite e scritte dallo stesso Sting, una rivisitazione di antichi canti anglosassoni e Irlandesi (Gabriel’s message, un brano della tradizione inglese natalizia è del 1300),atipici carols e ninnenanne che  hanno come sfondo l’inverno .

 

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