Come eravamo

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benjaminNel  mettere ordine tra i tanti appunti che ho trascritto relativamente alla storia dì Ceppaloni vista attraverso le deliberazioni dei Consigli Comunali e delle delibere di Giunta, ne ho ritrovato alcuni, degli  inizi del Novecento,  che voglio riportare perchĂ© ci permettono di capire sia come il territorio, un po’ alla volta,  si Ă© trasformato, sia come i nostri amministratori pensavamo di risolvere i problemi della nostra comunitĂ .

 

 

La prima delibera riguarda la vicenda  della strada Rotola che, allora, era l’unica strada per raggiungere Benevento. A piedi !! 

Nel 1908, il comune di Ceppaloni deliberò di espropriare una parte di terreno di proprietà di Carmine Maio che abitava quasi all’inizio della strada.

In effetti, fino a quel momento, la mulattiera Rotola aveva costeggiato il fiume che, negli anni, però, l’aveva completamente erosa per una lunghezza di 79 metri, per cui si transitava, soprattutto d’inverno, con grandissima difficoltĂ , anzi, per non correre pericoli, era invalsa l’abitudine di passare  per il fondo rustico di Carmine Maio di Salvatore.

 Non potendo piĂą coltivare  quella parte di terreno perchĂ© continuamente attraversato e calpestato da chi si recava al capoluogo sannita,  il proprietario si rivolse all’Amministrazione Comunale affinchĂ©  provvedesse a definire la questione e, eventualmente, quantificare la somma per una sorta di indennizzo e di acquisto di quella parte di terreno che, di fatto, era stato occupato dalla gente che quotidianamente “viaggiava” per Benevento.

 Il Comune inviò il geometra Pepicelli Carmine perchĂ© misurasse e valutasse il terreno occorrente  per un tratto di via da sostituire a quello eroso dalle acque del fiume.

La superficie necessaria fu stabilita in mq 292,30 e fu valutata in ragione di  50 centesimi a mq per un valore complessivo di 146,15. Il Comune deliberò di acquistare dal Maio e dagli altri  condomini aventi diritto, cioè i fratelli Porcaro, il terreno occorrente per la costruzione di una  mulattiera, piĂą distante dalla sponda del fiume, che resterĂ  tale per oltre sessanta anni.

Ma, l’Amministrazione comunale, tenuto conto che in ogni caso il terreno da comprare si trovava sempre nelle prossimità del fiume, e tenendo presente che Carmine Maio avrebbe potuto accampare un diritto di proprietà su quel tratto di strada, che ancora non era stato scavato dall’acqua perché trattenuto dagli alberi di quercia che si trovano sul ciglio del fiume, stabilì il prezzo in centesimi trenta a mq per un totale di lire 87,70.

 Con l’avvertenza che Salvatore Maio non avrebbe dovuto abbattere le querce che mantenevano ancora parte dell’argine, anzi avrebbe dovuto rimboschire l’intero tratto corroso dal fiume.

E fu così che vennero poste le basi per una strada che,oggi, per noi di Ceppaloni è di vitale importanza perché ci permette di raggiungere Benevento in appena dieci minuti ed evita al traffico per Avellino e da Avellino di transitare per la vecchia strada perché è possibile,dallo stretto di Barba, immettersi, direttamente,in pochi minuti, sulla strada “Rotola e viceversa.

L’altra delibera, invece, riguarda l’istituzione di una fiera domenicale a Ceppaloni che,secondo il Sindaco, Onofrio Parenti, avrebbe dovuto dare una boccata di ossigeno ad una economia fortemente stagnante. Gli altri consiglieri presenti erano Valerio Catalano, Vittorio Catalano, Alfonso Scarano, Tommaso Rossi( che in quella seduta fu nominato assessore anziano al posto del dimissionario Clorindo Testa), Giuseppe Di Donato, Giuseppe Iasiello,  Nicola Rossi,, Biagio Rossi, Cosimo Barone.

Riporto l’ intera la delibera, così come l’ho trascritta perchĂ© traspare da essa l’entusiasmo ed una passione, a tratti ingenua e retorica, che ogni amministratore, però,  dovrebbe porre a fondamento del proprio agire politico che è, sempre, superamento di interessi particolari per il raggiungimento di un bene generale nel quale il paese deve potersi riconoscere:

Atto 83 del 13 Dicembre 1908: Istituzione  mercato domenicale:

 Il presidente, trascrisse il segretario comunale, fa notare come una amministrazione certamente corretta deve curare gli interessi della collettivitĂ  ed essere quel faro di civiltĂ  che spinge il paese ad una vita rigogliosa che lo guidi sulla via del miglioramento economico.

 Come nel corpo umano il cervello governa le membra e queste preparano a quelle cellule e fibre generatrice di nuove forze, così l’amministrazione ispirata a generosi sentimenti, deve arrecare al popolo nuova salute, procurandogli un benessere generale, provvedendo alla collettivitĂ  di tutte le cose di cui ha bisogno per il necessario e comodi usi della vita. …. rilevare che essendo il popolo eminentemente agricolo, che i prodotti del suolo sono unica risorsa dei cittadini,  per mancanza di commercio, non possono essere esportati fuori e quindi la merce o resta invenduta o si deve dare al prezzo minimo ad uno speculatore qualsiasi a scapito e danno della finanza dei cittadini; così sono venuto nella determinazione di pregare il consiglio di proporre a mezzo dell’Ill. Prefetto affinchĂ© anche in questo comune venga istituito un mercato domenicale.

 Il Consiglio facendo plauso alla proposta del presidente che è geniale e corrisponde ai bisogni del piccolo commercio; Ritenuto anche che i popoli non hanno piĂą il diritto di vivere isolati e di non avere con chicchessia  scambio di derrate; ritenuto che  non piĂą nei paesi si avvera il”Fruges consumere nati”( è un verso tratto da una “epistula” di Orazio, poeta latino, che nella sua interezza recita: Nos sumus numerus, et fruges consumere nati,cioè, noi non facciamo che numero, nati solo per consumare cibo)con voto unanime delibera di far voti perchĂ© sia istituito nel capoluogo del comune Ceppaloni un mercato settimanale che dovrĂ  aver luogo nel giorno di Domenica di ciascuna settimana e incarica il Sindaco di fare le pratiche opportune sull’oggetto.

Ma, forse l’istituzione delle fiere e mercati doveva essere una idea fissa( difficile da capire oggi, ma che, certamente, doveva rispondere ad una esigenza del tempo) dei nostri amministratori se ancora nel 1899 deliberavano per l’istituzione di due fiere a Chianche (Beltiglio), da tenersi la prima il 28 e 29 Maggio e la seconda il 26 e 27 Agosto, e di una a S. Giovanni il 21 e 22 Giugno.

Ma le difficoltĂ , per il nostro paese, certamente non si risolsero colla istituzione del mercato, perchĂ© il vero problema era l’isolamento in cui viveva  per mancanza di strade di comunicazione percorribili sia all’interno del Comune che all’esterno.

Si tenga presente che ancora non era stata terminata la strada di collegamento con la stazione ferroviaria di Chianche alla quale si accedeva non attraversando il ponte, che ancora non era stato costruito, ma facendo il giro per lo stretto di Barba.

 La strada di Collegamento Ceppaloni – Chianche, di cui si incominciò a parlare dal 1881 fu portata a termine dopo del 1910, soprattutto per la contrapposizione delle frazioni che ritenevano che era una strada che non andava costruita perchĂ©,in fondo, affermavano,  S. Giovanni e Beltiglio non ne avrebbero ricavato nessun beneficio.

 Per cui adottarono un duro ostruzionismo che portò a disertare molti dei consigli in cui bisognava discutere di tale progetto. Addirittura, e siamo agli inizi del Novecento, il consigliere Pepicelli disse che la strada andava esclusa da quelle obbligatorie, così erano denominate quelle strade che collegavano i paesi con il capoluogo di provincia oppure con la ferrovia. Approvata la proposta di Pepicelli, per molto tempo i lavori rimasero fermi, ma, alla fine,  prevalse il buon senso e furono ripresi, ma procedettero ancora tra difficoltĂ  amministrative ed economiche. Nel 1904, l’Amministrazione nominò, direttore dei lavori, l’ingegnere Catalano Valerio di Chianche che rinunciò a qualsiasi compenso; solo nel 1907 venne comprato il terreno per costruire la strada da S. Croce a Barba e, per localitĂ  come Manni, Penni, ancora in una delibera del 1949  si legge della necessitĂ  di costruire una strada per questi nuclei abitativi che erano ancora serviti soltanto da strade mulattiere impraticabili d’estate e impercorribili d’inverno.

Finita la strada,  il Comune pensò bene di creare una specie di “navetta” che coprisse la distanza tra Ceppaloni e la stazione di Chianche – Ceppaloni, per cui con delibera del Consiglio Comunale del 22 Gennaio del 1920 fu stabilito di istituire un trasporto passeggeri servendosi delle vettura postale trainata da un solo cavallo che avrebbe effettuato due corse al giorno da e per la stazione ferroviaria Chianche – Ceppaloni.

Per il trasporto, ogni viaggiatore avrebbe pagato una lira, mentre il Comune avrebbe corrisposto all’impresario la somma di lire trenta mensili.

Beniamino Iasiello

 

P. S.

Mai citazione fu appropriata come quella di cui si è servita Giuseppe Rossi nell’indicare lo stato in cui la nostra nazione è precipitata. Non ci resta che piangere,come nel film di Troise, ma speriamo che l’Italia se la cava, come direbbe il maestro Marcello D’Orta. Ti ringrazio e ti saluto caramente, Beniamino 

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