Un piccolo e breve omaggio per un grandissimo artista

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benjaminLa morte del maestro Ennio Morricone è una grande perdita per il mondo dello spettacolo tout -court. Il compositore del secolo, secondo alcuni. Certamente tra i piĂą grandi del panorama musicale italiano ed internazionale. Premio Oscar per la colonna sonora del film “The Hateful eight” di Quentin Tarantin, ha legato il suo nome e la sua musica ai piĂą gradi successi della cinematografia mondiale. Ho seguito Ennio Morricone sin dagli anni sessanta, quando l’incontro col regista Sergio Leone diede luogo ad un incontro che creò una magia che poche volte si è ripetuta tra un musicista ed un regista (forse tra il maestro Nono Rota e Federico Fellini). Indimenticabili le colonne sonore della trilogia western (Per un Pugno di dollari, Per qualche dollaro in piĂą e C’era una volta il West), semplicemente splendida la musica di “C’era una volta in America” dove le note del flauto di Pan penetrano nel piĂą profondo della tua pelle. Ascoltare “Your love”, da “GiĂą la Testa”, dalla voce pura di Dulce Pontes, cantante portoghese, è qualcosa di straordinario. Senza dimenticare la struggente musica di “Nuovo Cinema Paradiso”, o quella enigmatica e piena di suspense di “Un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, o l’oboe stregato di “Mission che da solo è capace di suscitare atmosfere che ti trasportano nel tempo rendendo la tua anima piĂą leggera, in un afflato con l’armonia universale.

Gli ottanta anni del “Maestro” Francesco Guccini

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benjaminDue volte Maestro: perchĂ© in possesso del diploma magistrale e per l’autoritĂ  acquisita e riconosciutagli da tutti in campo musicale. E’ stato, anche, professore di Lingua italiana presso la scuola off – campus bolognese del Dickinson College, un liberal arts, con sede centrale in Pennsylvania. Oltre ad una laurea “ad honorem” in “Scienze della formazione primaria”, conferitagli dalle UniversitĂ  di Modena e Bologna.

Davvero diventeremo migliori?

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benjaminNon credo. La storia se insegna qualcosa è che uomini e governi non hanno mai imparato nulla dalla storia, né mai agito secondo principi da essa dedotti. Pe cui, forse, anche da questa calamità spaventosa, che molti indicano come un’opportunità per delineare la costruzione di un mondo che aveva perso il senso del limite, non sapremo cogliere la lezione fondamentale che è quella di non dimenticare e perciò non farsi ritrovare impreparati dalle successive sventure che certamente colpiranno ancora l’umanità.

Già nel passato vi sono state pandemie, terremoti, tsunami e in ogni occasione l’uomo ha ripetuto sempre lo stesso mantra: eroi, solidarietà, amore, fratellanza, comunità, un mondo migliore, una rinascita dell’uomo, salvo, poi, comportarsi come la memoria del pesce rosso che in venti secondi la perde. Non capisco quale opportunità possa offrire un virus che ci costringe a stare in casa, a non poter svolgere le normali attività di sempre, che ci impone di stare distante dagli altri per cui anche parlare e comprendersi diventa difficile. L’isolamento, la distanza possono portare soltanto ad allontanarti dall’altro, nel vedere nell’altro il nemico che potrebbe infettarti e quindi complicarti la vita o addirittura togliertela.

Per la festa della mamma

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benjaminCredo che oggi la festa della mamma debba essere piĂą degli altri anni: festa e ricordoFesta, perchĂ© non è mai troppo per chi ci ha dato la vita, ci ha tenuto con sĂ©, nella propria intimitĂ , per il tutto il tempo necessario perchĂ© potessimo affacciarci al mondo

 

25 aprile 1945 – 25 aprile 2020

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benjamin

Oggi si ricorda il 75° anniversario non solo della liberazione dal nazifascismo, ma anche, dell’l’Italia che si ritrovò di nuovo unita e indipendente; infatti, dopo il 25 Luglio del 1943, con il crollo del fascismo e lo sfacelo dell’8 Settembre, il Pase si era trovato diviso in due tronconi: il Centro – Nord, governato dalla Repubblica Sociale Italiana, fondata da Mussolini, ma, di fatto, sotto il controllo dei tedeschi, e il Sud, liberato dalle forze alleate e, formalmente, guidato dal Re. L’Italia del dopoguerra, isolata e sconfitta era una nazione … in cui, al di fuori delle principali aree urbane, ben poco era cambiato rispetto ai tempi di Cavour. Si trattava di un paese prevalentemente agricolo, caratterizzato da grandi bellezze naturali, da sonnolente città di provincia, da una povertà endemica, soprattutto nel Sud, da una cultura popolare ancora profondamente contadina e dialettale[1].

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