La corruzione 2°

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benjaminQualcuno potrebbe dire: qual è il senso di questa narrazione, beh … l’illusione che conoscere cosa è successo nel passato possa creare gli anticorpi necessari rispetto a movimenti, partiti che si presentano sulla scena della storia intrisi di giustizialismo e moralismo verso il passato e il presente perché ritengono di rappresentare la coscienza ingenua e pulita della società, se non dell’umanità: sono i duri e i puri che dimenticano, spesso, che c’è sempre, nel corso della vita e della storia, qualcuno più puro che ti epura, come affermava Pietro Nenni.

Mauro Canali e Clemente Volpini, gli autori del saggio, dedicano molto spazio a Edmondo Rossoni, che, tra i gerarchi fascisti che si arricchirono illecitamente, occupa, certamente, un posto di primo piano.

La Corruzione? 1^

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benjaminUna costante della storia dell’umanitĂ ! E, di norma, è legata alla storia del Potere. La storia dell’uomo è costellata da casi di corruzione perchĂ© c’è sempre un “serpente” corruttore ed una Eva ed un Adamo che si fanno corrompere; c’è sempre un “piatto di lenticchie” pronto come racconta la “Genesi” a proposito dei fratelli gemelli Giacomo ed EsaĂą.

 

La scomparsa del padre 3°

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benjaminI nostri genitori non sapevano di pedagogia né di psicologia eppure cercarono di assolvere il loro ruolo in maniera convinta e responsabile, educando i propri figli a quelli che ritenevano, forse un po’ ingenuamente, valori fondanti, universali, su cui si reggeva la società. Non avevano libri da poter consultare, di tecnologia appena conoscevano o, alcuni, possedevano la radio, ma erano dotati di quel sano buon senso che permetteva di capire come comportarsi e come rapportarsi, anche sbagliando, a volte, o spesso, ai processi evolutivi dei loro figli.

Diversamente dai genitori di oggi che sono diventati tutti pedagogisti, psicologi, sociologici “internauti” e, in virtù di ciò, pronti ad opporsi a tutto e a tutti perché il nuovo “verbo - social” ha assunto il crisma di una nuova fede.

La Scomparsa del Padre 2°

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benjaminLa scomparsa del padre, in veritĂ , era nato come “Era mio padre”: un ricordo di ciò che lui rappresentò per la mia educazione, per le mie scelte di vita. Custodire la memoria dei genitori, che non si esaurisca nella “festa” del 2 novembre, credo che possa farlo soltanto un figlio perchĂ©, per tutti gli altri, la sua presenza nella comunitĂ  finisce con la sua morte. Inoltre, riflettere sul proprio passato aiuta ad evitare eventuali errori futuri, e, non ultimo, a raccontare alcuni momenti della storia del paese. Non voglio alzare un peana a mio padre, nĂ© cogliere semplicemente incomprensioni, fratture generazionali, momenti di scontro come avveniva ed avviene in tutte le famiglie, ma ricordare che egli fu sempre presente nei momenti   di gioia e di grande tristezza esercitando sempre la sua potestasa volte in maniera forte (come si usava in quei tempi), in altre, grazie anche all’intervento materno, molto discretamente e con tanta pazienza e comprensionedi cui i figli non sono sempre capaci nei confronti dei propri genitori.  A volte mi capita di parlargli come se fosse presente e ascoltare le sue risposte perchĂ© so cosa lui pensava.     

 

La scomparsa del padre 1^

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benjaminStrano destino quello dei padri: per vedersi riconosciuto, dai propri figli, qualche merito devono prima … morire! Solo dopo la morte, e nel tempo, i figli capiscono che suggerimenti, consigli, eventuali ingerenze, nĂ© richiesti, nĂ© desiderati, non volevano essere una limitazione della loro autonomia decisionale, ma semplicemente l’espressione di una disponibilitĂ  sulla quale poter sempre contare.

Ma sappiamo che non è così!

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