Il Signor G

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benjamin“Io sono G.G. sono nato e vivo a Milano e non mi sento italiano- ma per fortuna o purtroppo lo sono” e,a Milano  moriva dieci anni fa Giorgio Gaber, certamente una delle poche voci libere,irriverenti, critiche, pulite del panorama musicale italiano. Un grande protagonista del mondo dello spettacolo,  cantante di successo, sue sono : Non arrossire- Porta Romana- La ballata del Cerutti. Barbera e Champagne, Trani a Gogò, Goganga , Torpedo blu e  tante altre che negli anni sessanta cantavamo un po’ tutti e, in veritĂ ,   ascolto ancora adesso qualche volta.

 

 

Showman di grande successo negli anni sessanta, abbandonò le scene televisive per approdare , insieme con Sandro Luporini ,col quale collaborò per oltre trenta anni, verso forme di sperimentazioni mai percorse e, da questo sodalizio, nacque l’idea del “Teatro- canzone” cioè un genere musicale - espressivo che alternava monologhi e canzoni che sono, in Gaber,la testimonianza dell’impegno e della passione civili di chi, per oltre trenta anni, ha cantato vizi e virtĂą degli italiani.  Agli inizi degli anni settanta iniziò la nuova avventura con “ Il signor G” a cui seguiranno “ Far finta di essere sani,Polli di allevamento,E pensare che c’era il pensiero, poi nel 2001 “La mia generazione ha perso” e del 2003, postumo perchĂ© morì alcuni mesi prima che l’album venisse  pubblicato, “Io non mi sento Italiano” che scalò subito la vetta degli album piĂą venduti. Ricordo che fu una grande e  gradita sorpresa  perchĂ© era difficile che le sue canzoni riuscissero ad ottenere un tale successo, che non fu dovuto al fatto che Giorgio Gaber fosse morto, quanto alla bellezza complessiva delle canzoni e ad un pubblico  piĂą esigente,piĂą attento, piĂą maturo ,perciò capace di apprezzare un linguaggio che mirava a smascherare i meccanismi del potere che sono rappresentati da quei … mostri che abbiamo dentro… che determinano  il nostro essere e la nostra esistenza. D’altra parte, pochi mesi  prima,  era stato pubblicato un album da Francesco De Gregori e Giovanna Marini: “Il fischio del vapore” ,una raccolta di canti popolari,davvero molto bella, che aveva dominato la classifica Top Ten. Nonostante la difficoltĂ  di arrivare al grande pubblico, molte canzoni e monologhi di Gaber entrarono  a far parte dell’”immaginario collettivo”: Destra- Sinistra,Qualcuno era comunista, Shampoo , Un’idea, Il conformista, La LibertĂ ( che non è stare sopra un albero …. Ma è partecipazione), L’illogica Allegria ( bellissima) che volle inserire anche nell’ultimo album che compose: “ Io non mi sento Italiano” che è un atto di  odio - amore per il suo paese, la canzone, costruita, a mio avviso, sulla falsariga della celeberrima “Le Diserteur” del cantautore francese Boris Vian, è indirizzata al Presidente (della Repubblica) . … mi scusi Presidente – ma forse noi italiani – per gli altri siamo solo – spaghetti e mandolino – ma qui allora mi incazzo – son fiero e me vanto – gli sbatto in faccia – cos’è il rinascimento.

 Le  canzoni,  i monologhi  rappresentano l’analisi attenta e puntuale di un uomo e di un artista che si rende conto che il mondo sta girando molto velocemente e che ci logora dentro giorno dopo giorno con l’invasione massiccia  â€¦ “di una tecnologia che ci ha sconvolto la vita ”. Gaber ha cantato la solitudine e l’alienazione dell’uomo contemporaneo, ha criticato la forza innovatrice di uno stato liberale che ritiene di risolvere le miserie del mondo con il mercato e le multinazionali. “Tutto è falso, canta  , il falso è tutto, non c’è niente che assomigli al vero”. Sembra dire: stasera si recita a soggetto perchĂ© mai nessuno potrĂ  avere la certezza che quello che vede e sente corrisponda al vero: Ma noi siamo talmente toccati – da chi sta soffrendo – ci fa orrore la fame , la guerra – le ingiustizie nel mondo – Come è bello occuparsi dei dolori - di tanta, tanta gente – dal momento che poi – non ce ne frega niente.  Mai veritĂ  è stata affermata così chiaramente, salvo che oggi, non ce ne frega lo stesso niente,  la tecnologia pacifica la nostra coscienza: basta inviare un sms  di due o cinque euro, e … oplĂ , il gioco è fatto perchĂ© riteniamo  di aver  dato un aiuto a chi ha fame e chi ha sete e di aver contribuito alla pace nel mondo!  E facciamo anche finta di crederci per vestirci  di perbenismo e (falso) moralismo così da tacitare la nostra coscienza.

Ma questa cinica-  amarezza-malinconia, che percorre la sua opera  è mitigata dalla  speranza  di chi crede in fondo, nel vento caldo dell’utopia, nel sogno  di un uomo che crei un nuovo umanesimo con la certezza che, in un futuro non lontano, al centro della vita ritorni di nuovo l’uomo con i suoi valori . .. “che ha scelto il suo cammino senza gesti clamorosi, per sentirsi qualcuno …  che odia il potere con i suoi eccessi, ma che apprezza un potere esercitato su se stesso” E’ il sogno di chi crede nell’uomo e nella sua capacitĂ  di ricreare uno stato originario popolato … da un uomo  a cui non basta un crocefisso, ma che cerca di trovare un Dio dentro se stesso. Il suo è un atto di fede nell’uomo e un elevare un peana alla sua capacitĂ  di ridiventare protagonista di una palingenesi, purchĂ© i bambini( che rappresentano l’innocenza e il futuro)restino lontano dalla nostra morale che è cosi stanca e malata che potrebbe far male e dalla nostra cultura perchĂ© significherebbe  lasciarli in balia di una falsa coscienza, ma  ..se proprio volete/ insegnate soltanto la magia della vita … raccontategli il sogno/ di una antica speranza  e,soprattutto: date fiducia all’amore/ il resto è niente. Tutti i brani inducono a riflettere ed approfondire il senso della vita e delle cose, impegnano il pensiero( sempre piĂą raro) in una ricerca che ci proietta  al di lĂ  delle apparenze, che dovrebbe farci  fermare in questa folle corsa verso l’avere che porta solo dolore, disperazione e  miseria morale. Gaber-Luporini  riescono a trasmettere, attraverso una analisi lucida dell’animo umano, di cui mostrano di essere grandi indagatori, pensieri ed  emozioni , il che non è poca cosa per una societĂ  , come la nostra, della “modernitĂ  liquida”, come è stata definita dal sociologo polacco Zigmunt Bauman, nel senso che tutto è mutevole, niente è garantito, dove la storia è priva di direzione e la biografia priva di progettualitĂ , per cui comunicare emozioni, parlare il linguaggio dell’amore, ritenere che la vita  non possa essere sprecata, rincorrendo l’effimero e il vacuo, significa scommettere sull’uomo e sulla sua capacitĂ  di costruire un mondo che poggi sui valori piĂą autentici della natura umana fondati nel sogno dirompente di una antica speranza,  sulla magia della vita e dell’amore.

Beniamino Iasiello

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