Bancarotta Italprint, distrutta da incendio: condannati amministratore e notaio

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Italprint(1)Il pm Assunta Tillo aveva sollecitato la condanna a 3 anni degli imputati, le difese la loro assoluzione, poi la sentenza del Tribunale: condannate le due persone chiamate in causa dall'inchiesta sulla bancarotta fraudolenta della 'Italprint', l'azienda distrutta da un incendio nel 2008.

In particolare: la pena di 2 anni è stata stabilita per Antonio Muraglia (avvocato Carmela Esposito), 68 anni, di Benevento, socio e legale rappresentante della ‘Italprint’, ed il notaio Vito Antonio Sangiuolo (avvocati Giovanni Esposito Fariello e Annalisa Mancini), 70 anni, anch'egli della città, indicato come socio occulto e titolare di fatto: per lui pena sospesa.

Per entrambi gli imputati l'assoluzione da un capo di imputazione e l'interdizione per 2 anni dall'esercizio di un'impresa commerciale. Disposto anche il risarcimento del danno, da liquidarsi in separata sede, in favore della curatela fallimentare, parte civile solo contro Miraglia, rappresentata dall'avvocato Carmen Esposito, sostituito dall'avvocato Angelo Leone.

 

La società era stata messa in liquidazione, poi erano arrivati una istanza di concordato preventivo dichiarata inammissibile, e, avanzata dal Pm, la richiesta di fallimento, che era stato decretato nel 2016 e confermato in appello l'anno dopo.

E' l'ennesima tappa di una vicenda iniziata il 29 giugno del 2008, quando le fiamme avevano divorato la Italprint, un'industria grafica, cartotecnica e flessografica: la più grande del 'Patto territoriale Valle del Sabato'. Enormi le conseguenze causate dall'episodio, al centro di un'inchiesta che nel dicembre del 2014 era stata costellata da un provvedimento cautelare della Corte dei Conti eseguito dalla guardia di finanza a carico di Muraglia e Sangiuolo: il sequestro conservativo di beni immobili e conti correnti fino alla concorrenza della somma di 8 milioni e 300mila euro. L'importo delle due tranche, erogate nel 2005, di un contributo a fondo perduto di di 9 milioni e 300mila euro di cui l'azienda avrebbe beneficiato su un investimento complessivo di 13 milioni e 600mila euro. Una misura patrimoniale adottata a garanzia di un presunto danno erariale che nel dicembre del 2018 la Corte dei Conti aveva escluso, annullando qualsiasi pretesa risarcitoria.

L'inchiesta sull'incendio era sfociata nel 2014 nel rinvio a giudizio di Muraglia e Sangiuolo, che nel febbraio del 2017 erano stati condannati, rispettivamente, a 5 e 4 anni dal giudice Marilisa Rinaldi, che nella stessa occasione aveva anche dichiarato l'intervenuta prescrizione dell'addebito di truffa ai danni di un'assicurazione. Una sentenza che attende ancora di essere vagliata dalla Corte di appello.

Fonte: ottopagine.it

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