Dalle rovine dell'alluvione può partire il “Rinascimento Sannita”
di Nino Russo
Beneventani, disgraziato popolo mio. Avete mostrato grande forza d'animo nella sventura e questo rende orgogliosi noi che siamo lontani. Abbiamo visto i disastri; abbiamo condiviso il dolore di chi ha subito lutti, di chi è stato travolto da quelle acque putride e ha visto svanire in poche ore, generazioni di sacrifici e lavoro. Abbiamo visto tanti ragazzi, i nostri ragazzi, armati di pale e d'una inesauribile, coinvolgente volontà di “dare una mano” alla gente, alla città . Abbiamo visto i loro volti, sporchi di fango, ma determinati, sorridenti. Li abbiamo riconosciuti: eravamo noi che, ragazzi, abbiamo scavato nelle macerie dei terremoti; sono i figli di nostri parenti, amici, conoscenti che hanno sperimentato come la vita dei nostri luoghi sia periodicamente scandita da due verbi: scavare e spalare.
Attenti però: dopo questa grande pagina di solidarietà che avete saputo scrivere, non abbassate la guardia. Almeno voi. Cominciate a diffidare della conclamata incapacità della classe politica locale che è stata solo capace di rintronarvi di chiacchiere e false promesse. Quella “classe politica” che noi, i vostri padri, abbiamo continuato a selezionare e sostenere. Usate il potere della vostra forza d'animo e la forza dell'immagine positiva che avete saputo dare di voi e che emerge potente dal fango e dalle rovine, per provare a cambiare il destino di Benevento e di tutto il Sannio.
E' difficile ma non impossibile cancellare il vecchio cliché di terra dimenticata, stabilmente aggrappata agli ultimi posti per “qualità della vita”, secondo le classifiche specializzate. L'obiettivo che dovete provi è eclatante: dare il via al tanto invocato e mai iniziato “Rinascimento del Sannio”. Per riuscirvi bisogna necessariamente cambiare registro: non è più il tempo per invocare “finanziamenti a pioggia” finalizzati alla ricostruzione. Vizio antico e mai superato...Quello sarebbe riproporre un brutto film visto e rivisto.
Quanti paesi del Sannio sono stati inondati da miliardi di contributi per le varie calamità , usati e manovrati da politici senza scrupoli. E quanti di quei paesi sono poi stati abbandonati da intere popolazioni per mancanza di lavoro, per l'inefficacia o addirittura l'assenza di una minima struttura produttiva, di politiche di recupero urbano e sociale. Ci sono paesi bellissimi che lentamente muoiono. E noi di Ceppaloni ne sappiamo qualcosa... Quanta campagna, anch'essa abbandonata, è stata resa incolta. Non può accadere ancora. Da questo ennesimo disastro bisogna saper cogliere l'occasione, forse l'ultima, per provare a ripartire per cambiare quel futuro anonimo e senza speranze costruito da altri.
Il “progetto” di base è cominciare a cambiare.. progetti. E con essi, gli obiettivi. Niente più finanziamenti casuali, ma un disegno innovativo per realizzare il "Rinascimento del Sannio". Due in particolare, oltre al ripristino di quanto è stato distrutto (case, aziende, infrastrutture…): la grande, non più rinviabile bonifica ambientale che deve avere come obiettivo il risanamento di quelle cloache a cielo aperto, ricettacolo di materiale tossico e inquinante che avvelenano quotidianamente uomini, animali e territorio, che sono i fiumi Calore, Sabato e Tammaro. E poi il recupero degli sterminati ettari di quella magnifica campagna sannita, terra di uva, ulivi e frutta, per rilanciare un'economia agricola che è la nostra vera, grande vocazione. A cominciare dalla viticoltura, dai suoi vini unici e inimitabili. E con essa e grazie ad essa, ripopolare quei nostri bellissimi borghi che, abbandonati a se stessi, stanno per allungare l'elenco dei “paesi fantasma”.
Questa è ormai l'unica strada percorribile. Le altre sono vecchie, inefficaci e, come abbiamo sempre visto, inutili. Inutili per i più, utili solo per pochi. E poi esiste una sola Verità , inconfutabile: occorre sempre riparire dalla Natura, anche dopo che la Natura ha distrutto tutto. Con giudizio e lungimiranza.

