Bufera sull'Udeur: scritta una pagina comunque nera per Benevento e il Sannio
di Carlo Panella
Situazione lunare a Benevento. A volte capita che un sindaco non possa essere in carica perché impedito da provvedimenti amministrativi o giudiziari. In genere, in un comune, quando manca il sindaco, è il prefetto ad attivarsi. Solo che a Benevento manca anche il prefetto (Giuseppe Urbano) coinvolto nella stessa inchiesta giudiziaria, condotta da una procura vicina (Santa Maria Capua Vetere) e avallata da un gip dello stesso tribunale casertano.
Ieri mattina il prefetto è stato interdetto dall’esercizio delle sue funzioni. Il sindaco Fausto Pepe, in più, è stato mandato agli arresti domiciliari, contemporaneamente. Pepe era in Municipio, appena di ritorno da Ceppaloni, dove era andato a portare la solidarietà alla sua compagna di partito, Sandra Lonardo Mastella, a sua volta mandata ai domiciliari sempre dalle stesse toghe casertane. La signora stava per recarsi a Napoli quando, dalla televisione (si, dalla Tv), ha appreso di non essere più libera, ma costretta a non uscire di casa, perché gravemente indagata. La civiltà giuridica vuole che il provvedimento che ti toglie la libertà ti venga, almeno, notificato personalmente ma così non è stato. Chi è ai domiciliari non può comunicare con l’esterno. La Lonardo ha potuto rilasciare interviste e incontrare persone perché il diritto casertano ancora non vieta di farlo in assenza della notifica dell’atto regolarmente stilato e notificato. Pepe è tornato a Palazzo Mosti ancora scosso per quanto accaduto alla Lonardo che è anche moglie del leader del loro partito e, ironia della sorte, ministro proprio della Giustizia del Governo in carica: Mario Clemente Mastella. Per strada in macchina ha appreso che Mastella, nell’aula di Montecitorio, sgomento per quanto accaduto alla moglie, si è dimesso. Giunto finalmente alla sua scrivania il sindaco stava per dedicarsi alle quotidiane faccende amministrative. A un certo punto, sono comparse nel suo ufficio due persone in borghese. Hanno detto che dovevano notificargli un atto. Pepe li ha invitati a farlo. Loro due hanno detto che era meglio che ciò avvenisse in maniera più riservata. Appartatisi hanno rivelato la loro identità . Erano due carabinieri mandati sempre dallo stesso foro casertano ad arrestare anche il primo cittadino di Benevento che, a quel punto, ha avuto solo la possibilità di avvertire la famiglia e l’avvocato. Ha indossato il cappotto e li ha seguiti al Comando. Benevento è una città piccola e così dalla caserma ai domiciliari i carabinieri lo hanno accompagnato a piedi, essendo la casa del sindaco a pochi metri. Non è stato propizio ieri esprimere la solidarietà a Sandra Lonardo Mastella. Come Pepe l’aveva fatto di persona e tramite i media, allo stesso modo si era comportato Fernando Errico, collega di partito della signora al Consiglio Regionale di Napoli, dove dell’Udeur è capogruppo. Come per Pepe, di ritorno da Ceppaloni, analogo amaro esito anche per lui, è finito agli arresti domiciliari. Benevento 16 gennaio 2008: quattro arresti e un’interdizione dai pubblici uffici che hanno letteralmente decapitato i vertici locali e i maggiori rappresentanti alla Regione, nell’ambito di un’inchiesta che ha contestato anche sette reati gravi e diversi allo stesso Mastella e che ha riguardato un’altra decina di persone. Il sindaco di Cerreto Sannita, che è di Forza Italia ma che al Comune governa con l’Udeur, Antonio Barbieri, il presidente degli ingegneri Francesco Cardone, il presidente della Comunità Montana del Titerno Nino Lombardi, tutti ai domiciliari. Ancora più gravi provvedimenti cautelari per Carlo Camilleri, imprenditore e consuocero di Mastella, che in carcere non c’è andato perché il giorno prima era stato ricoverato in ospedale, dove ora è piantonato, evitando così di seguire, tra quelle spesse mura, il suo collaboratore Antonello Scocca. Ora è troppo presto per esprimere un giudizio di merito sulla vicenda giudiziaria che comunque non ha avuto il timore o la decenza, a seconda degli esiti che avrà , di considerare un partito politico, l’Udeur, come una cosca mafiosa, “esternamente guidata” da un ministro della Repubblica e praticamente gestita dal consuocero. Chi ha avuto modo di leggere l’ordinanza, commentatori di ogni rilievo, ne ha messo in dubbio la solidità . Noi quell’ordinanza non l’abbiamo letta, se non per stralci, e perciò non esprimiamo alcun giudizio. Tuttavia, a 24 ore dal “terremoto” che si è abbattuto su questa città e sui principali esponenti politici e istituzionali, qualcosa si può già dire. La fuga di notizie sui provvedimenti cautelari da eseguire è responsabilità certa del tribunale casertano che non l’ha saputa evitare. Il collega giornalista che l’ha pubblicata ha fatto solo il suo dovere rendendola nota una volta che gli era stata data.
Gli arrestati non sono stati ascoltati prima di essere destinatari dei gravi provvedimenti. Il Codice lo consente solo nei casi eccezionali di pericolo di fuga, inquinamento delle prove e reiterazione del reato. L’inchiesta va avanti da un anno circa e si riferisce a fatti, per quello che è emerso, già verificatisi e da molti mesi. Un provvedimento che limita la libertà necessita, a nostro modesto avviso, della possibilità da offrire all’indagato di esprimere le proprie ragioni prima di subirlo. Le ipotesi delittuose sono molto gravi: vanno dalla concussione al falso, alla turbativa d’asta, all’abuso d’ufficio, fino alla più infamante, quella dell’associazione a delinquere. Se le accuse saranno provate richiederanno una pena severa, ma ove non lo saranno nulla accadrebbe ai giudici casertani che hanno tolto, non si sa per quanti giorni, alla città le sue massime rappresentanze, colpendo anchela Regione e il Governo nazionale (a Napoli oltre alla Lonardo ed Errico sono finiti ai domiciliari anche un altro consigliere e i due assessori dell’Udeur. Mastella ha lasciato il Governo e ora lo appoggia solo dall’esterno). Se la Procura di S. Maria Capua Vetere fosse smentita davvero amaro sarebbe il destino, oltre che dei coinvolti, anche dei cittadini sanniti. Già sono stati non poco umiliati dalle migliaia di molisani, scesi nelle strade cittadine, lunedì, accolti per offendere le istituzioni locali. Ora altri vicini, casertani, pochi ma molto più potenti, e irresponsabili per i loro eventuali errori, non hanno avuto esitazione a portare nel fango un’intera provincia. Naturalmente se non ci saranno condanne. Perché, se le condanne ci saranno, allora quel fango che c’eravamo messi noi, dando tanto potere agli indagati, ce lo avranno tolto. Altra cosa è il giudizio politico sull’organizzazione del potere dell’Udeur, più efficiente, ma non proprio aliena da quella degli altri partiti e delle coalizioni che, non a caso, da sempre si contendono i favori di Clemente Mastella e dei suoi uomini.
Altra cosa è il giudizio morale sulla politica politicante delle nomine, dei ricatti e dei dispetti, nemmeno parente della Politica con la p maiuscola, che purtroppo sembra essere diventata un’utopia. Qui stiamo parlando di attività giudiziaria che attiene al vivere associato degli individui organizzato da istituzioni anche elettive e, quindi, dipendenti direttamente dalla sovranità del popolo. Qui parliamo di libertà delle persone. E’ stata scritta, comunque, una pagina nera per Benevento e il Sannio.
Gli arrestati non sono stati ascoltati prima di essere destinatari dei gravi provvedimenti. Il Codice lo consente solo nei casi eccezionali di pericolo di fuga, inquinamento delle prove e reiterazione del reato. L’inchiesta va avanti da un anno circa e si riferisce a fatti, per quello che è emerso, già verificatisi e da molti mesi. Un provvedimento che limita la libertà necessita, a nostro modesto avviso, della possibilità da offrire all’indagato di esprimere le proprie ragioni prima di subirlo. Le ipotesi delittuose sono molto gravi: vanno dalla concussione al falso, alla turbativa d’asta, all’abuso d’ufficio, fino alla più infamante, quella dell’associazione a delinquere. Se le accuse saranno provate richiederanno una pena severa, ma ove non lo saranno nulla accadrebbe ai giudici casertani che hanno tolto, non si sa per quanti giorni, alla città le sue massime rappresentanze, colpendo anche
Altra cosa è il giudizio morale sulla politica politicante delle nomine, dei ricatti e dei dispetti, nemmeno parente della Politica con la p maiuscola, che purtroppo sembra essere diventata un’utopia. Qui stiamo parlando di attività giudiziaria che attiene al vivere associato degli individui organizzato da istituzioni anche elettive e, quindi, dipendenti direttamente dalla sovranità del popolo. Qui parliamo di libertà delle persone. E’ stata scritta, comunque, una pagina nera per Benevento e il Sannio.
Fonte: Il Quaderno
Aggiungi commento

