Balneazione, promosso il 91% delle nostre acque costiere ma nel Mediterraneo è allarme petrolio

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“Nessuna grossa novità sul fronte dei batteri. Ma al di là dei semplici dati sulla balneazione, lo stato di salute del mare preoccupa per diversi motivi: l’innalzamento della temperatura che favorisce pericolosi insediamenti di specie aliene, l’inquinamento pesante, dai metalli ai pesticidi e alle nafte. Nel Mediterraneo finiscono, infatti, in acqua ogni anno 100mila tonnellate di idrocarburi e si verifica, in media, più di un incidente di nave cisterna”. Nel commentare i dati sulla balneazione presentati oggi dal ministero della Salute, che riportano la balneabilità del 91,3% delle nostre acque costiere nonostante un lieve aumento in quasi tutte le regioni della costa off limits, Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente, sottolinea l’allarme petrolio nel mare nostrum.
Il dossier L’inquinamento da idrocarburi nel Mediterraneo realizzato da Legambiente e dal Dipartimento della Protezione Civile, presentato questa mattina a Genova, riporta infatti dati preoccupanti. A cominciare dall’alto rischio rappresentato dall’intenso trasporto di petrolio greggio e dei prodotti della raffinazione. Ogni giorno le acque del Mediterraneo sono solcate da 2.000 traghetti, 1.500 cargo e 2.000 imbarcazioni commerciali, di cui 300 navi cisterna (il 20% del traffico petrolifero marittimo mondiale) che trasportano ogni anno oltre 340 milioni di tonnellate di greggio, ben 8 milioni di barili al giorno. In media nel Mediterraneo si contano circa 60 incidenti marittimi all’anno e in circa 15 di questi sono coinvolte navi che provocano versamenti di petrolio e di sostanze chimiche. Secondo l’UNEP MAP ogni anno nel mar Mediterraneo finiscono da 100 a 150.000 tonnellate di idrocarburi. Quantità impressionanti che sono purtroppo confermate dalla densità di catrame pelagico riscontrata nel mare, con una media di 38 milligrammi per metro cubo, la più alta del mondo. Le zone più a rischio d’incidente a causa dell’intenso traffico marittimo, sono gli stretti di Gibilterra e di Messina, il canale di Sicilia e gli avvicinamenti allo stretto di Çanakkale, nonché vari porti, tra cui Genova, Livorno, Civitavecchia, Venezia, Trieste, Pireo, Limassol/Larnaka, Beirut ed Alessandria.
Con 584 città, 750 porti turistici e 286 commerciali, 13 impianti di produzione di gas, 180 centrali termoelettriche, 82 porti petroliferi e altrettante raffinerie, le coste del Mar Mediterraneo sono fra le più antropizzate al mondo. Dei 400 milioni di abitanti di venti Stati che si affacciano sul mare nostrum, circa 130 milioni vivono nelle aree costiere. Un’antropizzazione che lascia ferite profonde a un mare unico al mondo, dove esistono circa 150 Aree a Protezione Speciale e 17 Aree Specialmente Protette di Importanza Mediterranea, con un’estensione complessiva di 9 milioni di ettari.
Proprio l’Italia è la nazione con il più alto numero di raffinerie (17), che lavorano un quarto del greggio di tutto Mar Mediterraneo (2.300.800 barili al giorno) e di principali porti petroliferi (14). La seguono la Francia, con 12 raffinerie e oltre 1.900.000 barili di greggio lavorati al giorno e la Spagna con 9 raffinerie (1.321.500 barili al giorno) e 10 principali porti petroliferi. Dal 1985 si sono verificati nel Mediterraneo ben 27 incidenti rilevanti con un versamento complessivo di oltre 270.000 tonnellate di idrocarburi. E sempre l’Italia detiene il primato del greggio versato nei principali incidenti con 162.600 tonnellate, subito seguita dalla Turchia, con quasi 50.000 tonnellate e dal Libano, con 29.000.
“Tra le priorità per difendere il mare nostrum dall’inquinamento petrolifero, dice Roberto Della Seta - c’è quella di arrestare la consueta pratica di scarico delle acque di sentina e di lavaggio delle cisterne anche attraverso l’adozione di misure che rendano più conveniente lo scarico presso i depositi costieri e più rischioso e svantaggioso il lavaggio a mare. Altrettanto importante è obbligare le petroliere a dotarsi di equipaggi professionalmente più preparati e imporre il divieto di navigazione alle navi che trasportano sostanze pericolose e inquinanti in condizioni meteo marine particolarmente avverse”. Necessario, infine, secondo Legambiente, estendere anche al combustibile di bordo la copertura assicurativa in caso di incidenti e imporre un obbligo di adeguamento a livello costruttivo delle cisterne che contengono il bunker.
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