28 ottobre 1922 – 28 ottobre 2022

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benjaminLa marcia su Roma del 28 ottobre1 del 1922 permise a Benito Mussolini di essere chiamato dal re per formare un nuovo governo. Cento anni dopo, per la prima volta, dalla nascita della Repubblica, una coalizione di destra è stata chiamata dal Presidente della Repubblica a formare un nuovo governo per l’Italia. Qualsiasi altro paragone tra le due situazioni è improponibile in quanto il contesto storico, politico, economico è completamente diverso. 

Forse, a distanza di cento anni, ciò che è rimasto identico a se stesso appartiene alla sinistra che divisa era cento anni fa e fortemente divisa si è presentata alle elezioni del 2022 favorendo così l’avanzata della destra che per la prima volta ha espresso una donna quale presidente del Consiglio.

Ma, per tornare alla data passata alla storia come uno dei miti fondativi del fascismo, viene da chiedersi: come un partito sorto da pochi anni sia stato in grado di occupare il potere legalmente e trasformarsi, poi, in una vera e propria dittatura?

 

Perché il Re chiama Mussolini a Roma dandogli l’incarico di formare un nuovo governo? 

Il partito fascista, nel 1922, esprimeva in parlamento appena 35 deputati su 535, una forza esigua che non faceva certamente paura, se si tiene conto che un’eventuale coalizione tra liberali socialisti e popolari poteva contare su una maggioranza di 334 deputati di cui 100 del partito popolare, 156 del partito socialista e i restanti delle altre forze politiche. Coalizione, quest’ultima, che non fu possibile per i veti incrociati, antipatie personali, sottovalutazione del pericolo fascista e non ultima, la difficoltà a mettere insieme forze politiche alternative e antagoniste. In effetti, nemmeno di fronte alla violenza quotidiana dello squadrismo fascista, i partiti di sinistra e le forze popolari misero da parte le loro forti divergenze per salvare il Paese. 

Il socialista Pietro Nenni scriveva nei suoi appunti che vedeva il socialismo … avviarsi al disastro con gli occhi bendati. Non discute i fatti, non valuta il rapporto di forze, gioca con le parole, costruisce edifici di frasi, offre lo spettacolo dei dottori della Chiesa che disputano sui sacri testi, mentre il loro mondo va in rovina. Liquidatorio è il giudizio di Mussolini sul socialismo ... pietà o schifo secondo i gusti. Il socialismo italiano non sa cosa vuole, dà l’immagine di un paralitico che abbraccia un fanale. Tra qualche tempo i socialisti presenteranno una collaborazione così svalutata che non troveranno un cane disposto a collaborare con loro2.

Ma come si era materializzato il pericolo di un golpe da parte di Mussolini e del suo partito? Bisogna partire dal periodo postbellico che aveva determinato in maniera abbastanza forte la maturazione politica delle masse; dalle agitazioni sociali sia al Nord che al Sud, il mito della vittoria mutilata, la crisi economica che esplose in maniera abbastanza forte in tutta la Nazione, le divisioni che dilaniarono il partito socialista e che portarono nel 1921 alla scissione di Livorno con la nascita del partito Comunista d’Italia. In questo quadro di gravi difficoltà si inserì lo squadrismo fascista che imperversò in maniera violenta in tutta la pianura padana, diventando sempre più la fabbrica a cielo aperto dell’eversione: distruggendo camere del lavoro, sedi di partito, uccidendo e aggredendo semplici cittadini e lavoratori, direttori di giornali, municipi assaltati3 e sindaci costretti a dimettersi. In molte città le piazze furono trasformate in accampamenti di un esercito privato, città occupate e soggiogate. E tutto questo sotto gli occhi benevoli dei governi i quali permisero che le “spedizioni punitive si svolgessero liberamente e che, in vari casi, gli organi periferici, prefetti, capi militari, dessero allo squadrismo, mezzi, incoraggiamenti e protezione. Sempre con la segreta convinzione di servirsi strumentalmente del fascismo contro i “sovversivi” per poi metterlo da parte. 

Ma il vecchio giochetto giolittiano, questa volta, non funzionò, per cui il Presidente del Consiglio, dopo le elezioni del 1921 si dimise e fino all’ottobre del 1922 si susseguirono vari governi: Bonomi, durante il quale lo squadrismo poté spiegarsi in tutta la sua ampiezza e virulenza. Successivamente toccò a Luigi Facta che propose al re di decretare lo stato d’assedio, che non solo non firmò, ma addirittura diede l’incarico, 28 ottobre, a Benito Mussolini di formare il nuovo governo. Ancora la notte tra il 27 e 28 ottobre erano stati offerti a Mussolini cinque ministeri per disinnescare il rischio di una guerra civile, come successivamente si giustificò il Re, che non esisteva perché Roma poteva essere difesa agevolmente dall’esercito che stazionava nella capitale. 

In ogni caso, Mussolini all’offerta ministeriale rispose che oramai la macchina si era messa in moto e non poteva più essere fermata, perché i forti contrasti tra i partiti di sinistra, l’indecisione ad agire dovuta all’incalzare dell’iniziativa fascista, e l’orientamento accondiscendente dell’apparato statale, gli avevano fatto capire che era giunto il momento di osare e, perciò, ritenere di aver vinto la partita che aveva giocata con furbizia e grande intuizione politica. Erano tempi difficili di cui pochi, forse, ne avevano colto il pericolo per l’istituzione statale; tempi difficili in cui era necessario mettere in campo le forze migliori per contrastare l’eversione fascista che facilmente avrebbe potuto essere sbaragliata, ma, mentre Giolitti aspettava di essere chiamato, così come pure Salandra, per la formazione del nuovo governo, il re nominò presidente del Consiglio Luigi Facta, un giolittiano in attesa di cedere il posto a Giolitti, e di cui Petro Nenni tracciò il seguente ritratto …  il paese aveva bisogno di un governo, e gli si offre un fantoccio ridicolo e grottesco, una caricatura morale e fisica … un presidente del Consiglio posticcio, con l’ottimismo di un incosciente. E Gaetano Salvemini rincara affermando che il presidente del Consiglio Luigi Facta e … uno dei maggiori idioti di tutti i tempi e di tutti i paesi … purtroppo il re non si era reso conto né della nullità del presidente, né del reale attacco eversivo portato allo Stato dalle camice nere di Mussolini che da Milano (più vicino alla Svizzera, in caso di fallimento dell’operazione) portò avanti il suo bluff, come un grande giocatore di poker, che nessuno volle andare a scoprire. La marcia su Roma rappresentò la dèbacle della classe dirigente liberale che non aveva capito che il mondo era cambiato con la guerra, per cui le vecchie categorie interpretative ottocentesche non erano più sufficienti a intendere i nuovi fenomeni che si affacciavano nello scenario politico. E il Re non avvertì il dovere di difendere lo Statuto, di firmare lo stato d’assedio che sarebbe bastato per mettere in fuga i 26 mila fascisti, non 100.000 secondo la bibbia fascista, che erano per le strade di Roma. Il 29 ottobre1922, il quotidiano fondato da Benito Mussolini “ Il Popolo d’Italia” scrisse che … lo Stato che noi auspichiamo va traducendosi in fatto … l’irresistibile vittoriosa riscossa fascista … siamo i padroni d’Italia, scrive Mussolini nel suo articolo di fondo … il fascismo non abuserà della sua vittoria, ma intende che non venga diminuita. Ciò sia ben chiaro a tutti. Niente deve turbare la bellezza e la foga del nostro gesto. 

La storia del ventennio, invece, dimostra che abusò oltre ogni limite (le leggi razziste della fine del 1937), trascinando l’Italia in una guerra non sentita e non voluta; purtroppo il Duce, ritendo che la Germania avrebbe vinto la guerra, aveva bisogno di un migliaio di morti, come ebbe a dire, per sedersi al tavolo della pace.

Purtroppo i soldati italiani morti durante la seconda guerra mondiale furono oltre 600.000. 

Faccio presente che i corsivi sono stati ripresi dal libro di Ezio Mauro: L’anno del fascismo.

Beniamino Iasiello

1 Nel Comune di Ceppaloni, a S. Giovanni, vi è una strada denominata: via 28 Ottobre. In ricordo della marcia su Roma del 1922.

2 Giudizio che trova molte similitudini con la sinistra italiana del 2022.

 

3 Si assiste ad un vero e proprio sovvertimento della sovranità popolare: 262Comuni furono commissariati nel 1921 e 365 nel 1922, dopo l’occupazione operata dai fascisti

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