Tra flamenco, Tango e Brecht
Si è spenta la “pantera di Goro”, che insieme con la “tigre di Cremona, Mina. l’”aquila” di Ligonchio e “l’usignolo” di Cavriago, Orietta Berti, dominò il panorama musicale italiano e internazionale per molti decenni, a partire dagli anni Sessanta. Donna di grande temperamento e passione e soprattutto una grande voce che conquistò milioni di ascoltatori, dal suo primo apparire.
Erano gli anni Sessanta quando vinse un concorso indetto dalla rai che le spalancò le porte di San Remo, e da allora fu un continuo crescendo. Molte partecipazioni al festival, grandi successi con Flamenco rock (… alle cinque della sera non c’è un toro nell’arena), Un Tango Italiano, Quattro vestiti e tante altre fino a che non incontrò il suo pigmalione, il marito Maurizio Corgnati, che … gli insegnò tutto e da cui “assorbì cultura letture raffinatezza e personalità ”.
L’incontro decisivo, convintasi, oramai di poter osare, di poter cambiare registro per affrontare prove più impegnative, fu quello con Giorgio Strehler, direttore del mitico “Piccolo” di Milano che le aprirà le porte dei teatri internazionali dove reciterà in lingua e canterà in francese, in tedesco e perfino, in giapponese. Insomma, vi è una prima Milva popolare (che cantava belle canzoni) e un’altra colta che, con Strehler, porta in scena i testi di Bertold Brecht, canta per Morricone, incide un album con le musiche di Mikis Theodorakis con alcuni testi del premio Nobel Giorgios Seferis. Come dimenticare la mirabile interprete di Alexanderplatz di Franco Battiato, cantata nel 1990 a Berlino davanti alla porta di Brandeburgo, la splendida interpretazione di “Milord”, cavallo di battaglia della grandissima Edhit Piaf o le canzoni tratte dalle poesie di Alda Merini.
E ancora l’incontro e il grande legame artistico con Astor Piazzolla, uno dei più grandi compositori e musicisti argentini di tango di tutto il mondo che compose per lei “Maria de Buenos Aires”. Dicevo prima, grandi successi difficili da dimenticare per chi ha vissuto quel tempo, ma, non so per quale arcano motivo, personalmente sono rimasto sempre legato ad una delle canzoni che ottenne un discreto successo e poi subito dimenticata, (proprio alcuni giorni fa mi ritrovai a canticchiarla).
Aria di Festa è il titolo della canzone; non so per quale motivo non l’ho mai dimenticata: avevo diciotto anni e certamente è legata a qualche evento per me particolare, ma dopo circa 55 anni, se non ne ricordo il motivo, certamente non mi rammarico, né mi preoccupo … per il momento!
Grande artista e grande donna anche quando comunicò di abbandonare la scena musicale perché … qualche sbalzo di pressione, una sciatalgia, a volte, molto dolorosa; e, soprattutto, dati gli inevitabili veli che l’età dispiega sia sulle corde vocali sia sulla prontezza di riflessi … ho deciso di abbandonare definitivamente le scene. Si noti il grado di consapevolezza del suo stato fisico e il “garbo” con cui parla dell’Alzheimer (?), (la figlia ha precisato che soffriva di una malattia neurologica degenerativa) come un inevitabile velo.
Chapeau. Riposa in pace.
Riporto due delle poesie di Alda Merini, cantate da Milva in un concerto tenuto al teatro Strehler di Milano nel 2004:
Io ero un uccello
Dal bianco ventre gentile
qualcuno mi ha tagliato la gola
per riderci sopra,
non so.
Io ero un albatro grande
e volteggiavo sui mari.
Qualcuno ha fermato il mio viaggio,
senza nessuna caritĂ di suono.
Ma anche distesa per terra
Io canto ora per te
le mie canzoni d’amore .
Sono nata …
Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenare tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera
L’incontro tra una grande artista e i versi di una grande poetessa non poteva che creare attimi di grande intensità , di emozioni pure capaci di creare splendide suggestioni
Beniamino Iasiello

