…per favore lasciateci morire
Mi ha colpito moltissimo la lettera che il signor Eros Mischi ha scritto al “Corriere della Sera” con la quale racconta di come la sua vita sia totalmente cambiata da quando a sua moglie fu diagnosticato l’Alzheimer. Malattia senile che colpisce in Italia circa 700.000 persone e nel mondo, a fine 2013, oltre 44 milioni di persone. Un numero in forte aumento, per il 2030 si prevedono 75 milioni di ammalati e 135 milioni nel 2050, ma ciò che maggiormente preoccupa è che si sta abbassando visibilmente anche l’età in cui si è colpiti dalla malattia che colpisce la memoria, le funzioni cognitivo comportamentali per cui gli ammalati non ricordano quasi niente, non riconoscono nemmeno le persone più care, non esiste il giorno, la notte, il tempo scompare dal loro orizzonte; non hanno più cura di se stessi, la loro mente è avviluppata da un buio all’interno del quale perdono qualsiasi orientamento(per lo meno nella fase più avanzata).
Il signor Eros ogni giorno si reca a trovare sua moglie con la segreta(e vana) speranza di uno sguardo, un sorriso che non potrĂ mai piĂą ricevere.
La lettera è stata scritta nei giorni di Natale quando la malinconia e la tristezza diventano insostenibili e i ricordi fanno più male; lo sconforto totale ha portato il signor Mischi, attraverso il giornale, visto che nemmeno il Ministro ha risposto, a far conoscere cosa può succedere a chi, dopo aver vissuto un’intera vita tra gioie, ansie, sacrifici, si trova … ad essere trattata come una valigia … che viene spostata da un ospedale all’altro con cure approssimative e un accudimento che altro non è che … una catena di montaggio. Con rabia e disperazione ha voluto far conoscere ciò che a lui è successo e che vorrebbe non capitasse ad altri:
diagnosi di Alzheimer per la moglie con ictus successivo, con un diabete non diagnosticato per mancanza … di esami o disattenzione … ho notato buste di glucosio in vena perché disidratada dicevano in ospedale … ha cinque giorni di vita … qui non può morire, verrà trasferita altrove … e sarà in questa nuova struttura che il responsabile diagnostica il diabete e… PURTROPPO, dice Eros, la salva(quanto gli sarà costato scrivere quel “purtroppo”!), ma dal 2012 è in coma: non vede, non parla, completamente paralizzata, alimentata da un tubicino, sempre con l’ossigeno, catetere e pannoloni, morfina, ogni otto ore, per alleviare i dolori. Eros ha 92 anni(la moglie 90 anni) e, per non sconvolgere la vita dei propri figli, si reca ogni giorno, quando l’assistenza nella casa di cura diventa precaria ( rarefazione dell’assistenza, la chiama il signor Eros,, nelle prime ore pomeridiane, nella struttura per trovare la moglie diventata un “corpo muto, assente, una statua che respira, da alimentare, ripulire, alzare, allettare, rivoltare”. Che fare quando ci si trova in simili condizioni … ho pensato spesso al suicidio ed anche all’omicidio … ma alla fine ha trovato sempre una ragione per continuare.
Non sarebbe meglio porre fine ad una situazione disperata e senza speranza? Provo ad immaginare l’esistenza di un novantaduenne che divide il suo tempo tra casa e casa di cura sapendo che qualsiasi sforzo compirà non servirà assolutamente a nulla né per sé, né per la moglie. Non esistono alternative per evitare uno strazio indicibile che non serve a nessuno se non alla casa di cura che, in cinque anni, è costata al signor Eros la somma di circa 150.000 euro:80 euro al giorno.
La lettera del signor Mischi, insieme con il video inviato, l’altro giorno, al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, da Fabiano Antoniani[1] , che a causa di un incidente d’auto è cieco e tetraplegico(34 anni … bloccato a letto in una notte senza fine … racconta la sua ragazza nel video: Fabiano fa molta fatica a parlare) ripropone e riapre il dibattito sull’eutanasia, sul testamento biologico. Una legge bloccata in Parlamento da tre anni, ma, si sa … i politici han ben altro a cui pensare … cantava Guccini in una canzone del 1976, alcuni anni prima che venisse approvata la legge 194/78 relativa alle “Norme per la tutela della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”.
Sono rimasto particolarmente colpito, dicevo sopra, perché mi ha riportato alla mente gli ultimi anni di vita di mio nonno che, alla fine degli anni sessanta, precipitò in un abisso dal quale non riuscì mai più a risalire. Ricordo che allora la malattia veniva detta “ Arteriosclerosi”. Fui il suo “custode” per circa tre anni per cui so bene cosa significa aggirarsi in un labirinto di cui si è perso il filo.
Agli inizi degli anni novanta, invece, mia madre fu colpita da ictus dal quale non si rimise mai più: sedia a rotelle, allettamento, sguardo assente per circa sei anni: stava per morire quando ho visto sgorgare una lacrima nella quale lessi, o così volli credere, che stesse ascoltando le ultime parole che le rivolgevo. Quelli erano ancora i tempi in cui la famiglia accudiva in casa i propri cari ammalati
perché era fortemente sentito il rispetto, l’amore, il senso di appartenenza che veniva vissuto, nel dolore e nella grande sofferenza, con grande dignità dall’intera famiglia che, già , lentamente, non tanto nei piccoli centri, era incominciata a sgretolarsi.
A volte, senza accorgertene, i ricordi riemergono, prendono forma, si animano perché fanno parte del tuo mondo emozionale che ti accompagna nell’intero percorso dell’ esistenza.
Beniamino Iasiello
[1] Chi vuole, può vedere il video inviato al Presidente della Repubblica da Fabiano Antoniani. Cliccare sul Web: fabiano antoniani.

