24 Maggio - 4 novembre
Due sono le date fondamentali della 1^ guerra mondiale: il 24 Maggio del 1915 e il 4 Novembre del 1918. Cento anni fa l’Italia dichiarò guerra all’Impero Austro – ungarico. Fu un guerra checostò gravi lutti e lacrime al popolo italiano, ai tanti giovani del Sud, del Centro e del Nord Italia. Fu la guerra che portò a compimento gli ideali del Risorgimento che si realizzavano non soltanto perché Trieste e Trento ritornavano a far parte dell’ Italia, ma perché fu una guerra che contribuì a costruire quell’identità nazionale di cui la nazione ancora era priva: quella conquista unitaria, dovuta, nel secolo precedente, a una minoranza, diventò con la mobilitazione totale e la leva obbligatoria, patrimonio sofferto di un popolo intero.
Una guerra che la maggior parte degli italiani non voleva; non i cattolici e nemmeno i liberali giolittiani erano propensi a spingere in guerra l’Italia, fortemente impreparata, ma, alla fine, la spuntò l’ala interventista, minoritaria nel paese, e soprattutto la decisione del Re e del governo di destra guidato da Antonio Salandra. Svanita la possibilità di una guerrache sarebbe durata poco, la trincea diventò il simbolo della Grande Guerra. Un lungo fossato scavato nel terreno dove i soldati di entrambi gli eserciti vissero per ben quattro anni lottando contro il freddo, il caldo, i topi, i pidocchi e che portarono tanti soldati alla diserzione o al suicidio. Al di là delle polemiche se celebrare o meno con lo sventolio del tricolore sugli edifici pubblici(l’inizio di una guerra non può essere mai una festa), questo giorno deve rappresentare un momento di riflessionesull’”inutile strage” che causò la morte di oltre 15 milioni di persone tra soldati e civili. E, soprattutto , oggi, che la guerra sta mostrando il suo volto più efferato, crudele e barbaro in tanta parte del mondo, possa rappresentare una svolta per un percorso di pace che solo permette sviluppo e progresso.
Il 4 Novembre, ricorda la vittoria dell’Italia sull’Impero Austro – ungarico. La celebrazione di questa giornata, quando frequentavo la scuola elementare, impegnava alunni e docenti sin dai primi giorni di scuola che allora iniziava il 1^ Ottobre. Bisognava cantare in piazza “La Canzone del Piave”e badare a non stonare: era uno spettacolo grandioso perché erano presenti tutti i maestri, le autorità civili e religiose, (la piazza del paese era gremita di gente) gli alunni, erano tanti, vestiti con il grembiule bianco e il fiocco(una specie di papillon) che permetteva di differenziare le varie classi( rosa, celeste, rosso, verde, tricolore) frequentate dai ragazzi, Tutti raccolti, in fila, ordinati, per ascoltare il discorso del Sindaco e i nomi dei caduti o dispersi durante la guerra. Era molto commovente, perché a rispondere “presente” erano spesso i genitori dei soldati morti nella disfatta di “Caporetto” o nella gloriosa battaglia del Piave(morirono 84600 soldati italiani e 149.000 austro – ungarici) dove … Il Piave mormorò , non passa lo straniero … Indietreggiò il nemico – fino a Triste fino a Trento – e la vittoria sciolse le ali al vento.
Credo che siano pochi i giovani che oggi ricordino queste date; eppure basterebbe onorarle degnamente per farle diventare, così come fu per la mia generazione, momento centrale di una Storiache ha unito il Paese. Per il quale “la meglio gioventù” di ogni regione d’Italia sacrificò gli anni più belli che rimasero sepolti nei ghiacciai del Carso, nelle acque dell’Isonzo e nei campi di grano vegliati da mille papaveri rossi.
Beniamino Iasiello

