Perché il Sud resta indietro
Il libro di Emanuele Felice “ Perché il Sud resta indietro” ha dato adito a molte discussioni e polemiche con interventi di Giuseppe Galasso, di Pino Aprile, Marco De Marco , il filosofo Antonio Eposito ed altri. La tesi sostenuta dall’autore è condivisibile: se il Sud è rimasto indietro, la colpa èdelle classi dirigenti che badarono maggiormente ad indirizzare le risorse verso la rendita piuttosto che verso gli usi produttivi. E’ difficile districarsi tra chi guarda ad un passato mitizzato e chi, invece, ritiene che tutte le colpe di un Sud arretrato siano da cogliere nella inadeguatezza delle classi dirigenti meridionali, o in una sua diversità antropologica o nel blocco storico del capitalismo del Nord con la borghesia agraria del Sud.
Lo storico Guido Pescosolido, intervistato per “ Il Corriere del Mezzogiorno”, ha posto in evidenza che parlare di industria per l’Italia del 1861 èimproprio perché sia il Sud che il Nord, rispetto all’Europa, erano arretrati … “ parlare di industria per l’Italia del 1861 è improprio … quando qualche autore neoborbonico di grande successo parla di primati industriali del Mezzogiorno e qualche leghista disinformato vagheggia di un economia industriale del Nord di tipo europeo già prima dell’Unità d’Italia ci si può chiedere a quale fonte e quale storiografia abbi attinto”. Non voglio ridurre una questione su cui si dibatte da oltre un secolo a poche e, molte volte, polemiche affermazioni, ma, certamente, è strano come il Sud, nei momenti cruciali della storia d’Italia, si sia schierato sempre con la conservazione, con chi era(edè) pronto a guardare con nostalgia ad un’età dell’oro che non è mai esistita, come direbbe Rousseau, non esiste e mai esisterà .
Così fu dopo l’ Unità d’Italia nel 1861 (il fenomeno del brigantaggio), così avvenne nel 1946, dopo la fine della 2^ guerra mondiale, con il referendum sulla scelta della forma istituzionale: Monarchia– Repubblica. Ho avuto modo di esaminare i risultati di quella elezione e, in tantissimi paesi e città del Sud, la Monarchia ottenne percentuali “bulgare”.
Eppure, la Monarchia aveva portato la Nazione in una guerra che aveva prodotto macerie materiali e miserie morali immani; un Re che, nel momento decisivo per la nazione, scappò via; figli e mariti che non tornarono più dal vento gelido dell’inverno russo e dal “fumo dei camini” tedeschi. Vi furono centinaia di migliaia di morti, una guerra civile dove odi, rivalità personali e familiari diedero luogo a vendette violente; nonostante ciò, i Comuni del Sannio e del Sud Italia espressero un consenso illimitato alla Monarchia. Riporto i dati di due paesi di cui sono in possesso dei risultati della votazione:
Ceppaloni: la Monarchia ottenne 2410 voti su 2866 votanti, La Repubblica, invece, 283; 82 furono le schede nulle e 91 quelle bianche.
S. Giorgio del Sannio: su 2493 votanti , la Monarchia ottenne 2098 voti, la Repubblica 292, schede bianche 36, schede nulle 67(da “San Giorgio del Sannio 25 luglio 1943 – 2 giugno 1946” di Mariano Bocchini).
Questi furono i risultati elettorali delle Province della Campania:
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CittĂ |
Repubblica: voti |
Monarchia: voti |
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Benevento |
42909 (16,88) |
108.220 (71,78) |
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Caserta |
42909 (16,88) |
211.281(83.12) |
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Avellino |
66.525(30,75) |
149.800(69,25) |
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Salerno |
87.453(24,83) |
264.721(75,17) |
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Napoli |
199.064(22,32) |
692.370(77,67) |
Le classi dirigenti del sud si schierarono con la Monarchia, ma, le colpe sono da ricercare anche in una società civile( come diremmo oggi) che nulla fece per scrollarsi di dosso ataviche paure dovute allo stato di povertà e di ignoranza in cui versava; con l’inclinazione, da parte degli individui, a considerarsi sudditi piuttosto che cittadini portatori di istanze di emancipazione.. Per cui, come afferma lo storico Giuseppe Galasso, fino a quando i meridionali non capiranno che le responsabilità per le condizioni in cui si trovano sono da individuare nello stesso Mezzogiorno … “sarà preclusa qualsiasi ripresa nei termini più moderni ed attuali”.
Beniamino Iasiello

