Il colore dei ricordi
Il colore dei ricordi
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L’amico Paolo Emilio Russo, anche se per poco tempo, durante le feste pasquali è ritornato a farci visita, ma soprattutto a rivedere il suo paese che così mirabilmente ha decritto in” Ricordi lontani, un Sussulto nostalgico”. A distanza di due anni dalla prima edizione, ha avvertito il bisogno di riprendere il filo dei ricordi per dipingere nuovi bozzetti e così completare il viaggio della memoria e delle emozioni che come ogni itinerario, alla fine, arricchisce sempre colui che lo percorre perché nella sua trama riesce a cogliere sempre qualcosa di nuovo che il velo della nostalgia non gli aveva permesso di definire chiaramente. Ha integrato, con fatti e personaggi nuovi, la seconda edizione, uscita da poco, che risulta ancora più interessante anche per lo splendido corredo fotografico che precedentemente mancava. Risulta modificato il titolo del libro che, nella seconda edizione, è stato trasformato in” Un sussulto nostalgico, il colore dei ricordi” che mi sembra più appropriato e più in sintonia col racconto che Emilio fa del suo paese, perché questi ricordi non sono mai lontani(tanto è vero che non sono mai stati così presenti alla sua coscienza!), hanno sfumature e tonalità diverse ma sono tutti rappresentati sulla tela che ha avuto a disposizione. Anni addietro, Nicola di Bari cantava del “paese dove si nasce, sei come il primo amore non ti si può scordare”, ebbene io credo che , forse, il primo amore si riesce anche a dimenticarlo, in caso contrario lo si ricorda sempre con un sorriso frammisto ad una lieve malinconia, ma l’amore per il paese, invece, è un po’ come l’amore per la mamma: è un cordone ombelicale che anche, in età adulta non riesci mai a staccare, perciò la nostalgia è pronta sempre a colpirti. Perché lì hai trascorso gli anni più belli e spensierati, perché la vita ti sorrideva, perché eri giovane e pronto a conquistare il mondo. La struttura è rimasta la stessa così come l’io narrante, che nel “sussulto”(anche se credo non si possa parlare di semplice sussulto) trova nuova linfa per il racconto e permette al lettore di meglio intendere un periodo che è stato molto caro a lui e a tanti di noi e che è stato spazzato via, però, dalla rivoluzione industriale degli anni cinquanta e del tutto sotterrato da un processo di globalizzazione che tende perfino a negarne il ricordo. Mi ha fatto molto piacere trovare, nelle integrazioni apportate, la figura di Don Laureato Maio che fu parroco di Ceppaloni dagli inizi alla fine agli inizi degli anni cinquanta. Appena dieci anni che hanno significato tantissimo per alcune generazioni di giovani che ancora oggi lo ricordano con grande stima e tanto affetto guadagnati sul “campo”, ampiamente meritati da chi, in quegli anni vide la grande miseria del paese, ma seppe infondere anche speranza operando in prima persona per cambiare situazioni drammatiche che esistevano nella comunità ceppalonese. A proposito, il Sindaco dott. Claudio Cataudo mi diceva che ,al più presto, forse, per la fine del mese di Maggio, è volontà dell’ Amministrazione Comunale di Ceppaloni di voler conferire la cittadinanza onoraria a Monsignor Laureato Maio, il che è certamente una buona notizia e, ritengo ,di poter ringraziare sia il Sindaco che L’Amministrazione non soltanto a nome mio , ma di tantissima gente del Comune e dei tanti che risiedono in varie parti d’Italia e anche all’estero che non hanno dimenticato la figura di un sacerdote che col suo sorriso, la sua bontà , la su disponibilità fu sempre vicino ai giovani, spronandoli sempre a migliorarsi, e a quelli che, nel paese, maggiormente avevano bisogno di qualcuno che tendesse loro una mano che potesse essere intesa non come dispensatrice di elemosina, ma generatrice di amore e carità cristiana . I ricordi sono tanti e non basterebbero mai le pagine per poterli raccontare tutti, ma Emilio ha trovato le parole giuste per narrare di un periodo della sua (nostra) vita dove il ricordo vuole essere una testimonianza per permettere ai giovani di poter leggere di un tempo e di una gente di cui mai nessuno racconterà nulla e di una storia che non troveranno in nessun “libro di storia”, ecco perché sono importanti testi come quelli di Paolo Emilio Russo, che in un linguaggio affabulatorio, che a tratti ti prende totalmente, ha voluto raccontare il paese attraverso la sua vita regalandoci un affresco da conservare gelosamente. Credo di poter citare per “ i colori dei ricordi”, una frase di Francis Scott Fitzgerald, riportata in “Storia della mia gente” di Edoardo Nesi, vincitore del premio Strega 2011:
E’ una storia meravigliosa. E’ la mia storia, e la storia della mia gente.
Beniamino Iasiello
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