Auschwitz: la fabbrica della morte
Il ventisette Gennaio si commemora la giornata della memoria. Quel giorno del 1945 , le truppe sovietiche arrivarono nel campo di concentramento di Auscwitz e aprirono le porte di quell’inferno permettendo ai superstiti di respirare nuovamente l’aria della libertà e della vita.(?) La follia hitleriana portò il mondo in un conflitto mondiale che costò milioni di vite umane e scatenò gli istinti più bestiali verso tutti quelli il cui sangue non era ariano e contro tutti i diversi: l’Olocausto degli ebrei, l’eliminazione di quei popoli come i rom e i sinti , e poi ancora gli omosessuali, gli oppositori politici. La memoria che non diventi un stanco e ripetitivo rito,ma sia consapevolezza critica e capacità di trasmettere ai giovani tutta l’efferatezza, l’oscurantismo che ha rappresentato nel ventesimo secolo il nazifascismo,certamente renderà un grande servizio all’umanità che ha il dovere di non dimenticare l’orrore dei campi di sterminio dai quali milioni di persone non sono più tornati. E’ alle nuove generazioni che bisogna rivolgersi, sono esse che costruiranno il futuro del mondo e solo se la memoria di una barbarie senza fine resterà viva , forse, sarà difficile ricadere in ciò che l’uomo ha già vissuto( Carlo Marx affermava che la storia si ripete sempre due volte la prima come tragedia e la seconda come farsa). E’ nei giovani che deve radicarsi, attraverso lo studio e non soltanto, quella coscienza democratica , quell’etica della responsabilità che sole potranno fare da argine a rigurgiti antisemiti e ad atteggiamenti di intolleranza che tendono sempre a presentarsi nella storia quando le difficoltà a vivere e sopravvivere sono legate a tenui, impalpabili fili di speranza. Come affermava Simon Wieshental,definito “la coscienza della memoria”: da sempre mi sono chiesto cosa posso fare per coloro che sono sopravvissuti. Ho avuto modo di visitare Dachau e Buchenwald sovrastati da un silenzio irreale, dove il tempo sembra si sia fermato e dove nel vento sembra di ascoltare la voce di chi non ha più voce,ma che riesce col suo silenzio assordante a ricordare che la morte è stata padrone di quei luoghi, una morte feroce, brutale, assurda,inumana. .Concludo questa breve nota, ricordando come un sopravvissuto dei campi di sterminio, diventato preside di un liceo americano, scriveva all’inizio di ogni anno scolastico ai suoi professori: caro professore, sono un sopravvissuto di un campo di concentramento. I miei occhi hanno visto ciò che nessun essere umano dovrebbe mai vedere: camere a gas costruite da ingegneri istruiti, bambini uccisi con veleni da medici ben formati,lattanti uccisi da infermiere provette;donne e bambine uccisi e bruciati da diplomati di scuole superiori e università.Diffido- dunque- dell’educazione. La mia richiesta è :aiutate i vostri allievi a diventare esseri umani. I vostri sforzi non devono mai produrre dei mostri educati,degli psicopatici qualificati, degli Eichmann istruiti. La lettura, la scrittura,l’aritmetica non sono importanti se non aiutano a rendere i nostri figli più umani.
AUSCHWITZ
Son morto ch’ero bambino LETTERA ALLA MADRE
Son morto con altri cento
passati per un camino (…)Fili elettrici,alti, doppi,
ed ora sono nel vento non ti lasceranno mai più vedere tua figlia, Mamma,
non credere alle mie lettere censurate,
Ad Auschwitz c’era la neve ben diversa è la verità, non piangere mamma,
Il fumo saliva lento e se vuoi seguire le tracce di tua figlia
Nel freddo giorno d’inverno non chiedere a nessuno, non bussare a nessuna porta,
E adesso sono nel vento cerca le ceneri nel campo di Auschwitz,
le troverai lì. Ma non piangere- qui c’è già troppa amarezza
Ad Auschwitz tante persone e se vuoi scoprire le tracce di tua figlia
Ma un solo grande silenzio cerca le ceneri nei campi di Birkenau,
Che strano non riesco ancora saranno lì- Cerca, cerca le ceneri
A sorridere qui nel vento nei campi di Auschwitz, nei boschi di Birkenau.
Cerca le ceneri,mamma, io sarò lì
Io chiedo come può l’uomo
Uccidere un suo fratello Monika Domble Birkenau 1943
Eppure siamo a milioni
In polvere qui nel vento
E ancora tuona il cannone
E ancora non è contenta
Di sangue la bestia umana
E ancora ci porta il vento
Io chiedo quando sarà
Che l’uomo potrà imparare PER NON DIMENTICARE
A vivere senza ammazzare
E il vento si poserà Beniamino Iasiello
