La musica popolare ai tempi di Gigione

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sancto ianne CeppaloniSono ormai 10 anni che faccio parte dei Sancto Ianne, dieci anni nei quali io e i miei compagni di viaggio abbiamo sperimentato attitudini creative musicali e testuali ottenendo grandi soddisfazioni dal pubblico e dalla critica. 10 anni nei quali, partendo dalla musica della tradizione popolare campana, siamo riusciti ad esprimere la nostra visione su quale possa essere una delle linee evolutive e di tendenza che questo genere può percorrere senza scadere in promiscuità prive di carattere o banali esercizi di contaminazione. Una linea artistica che ha puntato sulla sensibilità musicale dei componenti del gruppo ancora più che sulle (notevoli, mi permetto di dire) abilità tecniche, che ha rinunciato ad inseguire mode pizzicarole puntando a modalità espressive di riferimento collegate al nostro territorio e con una produzione di testi che raccontano storie, personaggi, leggende, suggestioni che, per la nostra sensibilità, meritano di essere cantate.
Con il tempo la critica si è assunta la responsabilità di definire la nostra musica “folk d’autore” e ci ha portato l’anno scorso a sfiorare l’assegnazione del premio città di Loano (2° posto) come migliore produzione discografica dell’anno e ad essere inclusi nella cinquina dei finalisti della “Targa Tenco” per la musica con testi dialettali.
In quella occasione un quotidiano campano titolava: “De Sio contro Gragnaniello sfida napoletana al Tenco” citando semplicemente i “Sancto Ianne di San Giovanni di Ceppaloni” tra gli altri finalisti piemontesi e sardi (il compianto Andrea Parodi e Elena Ledda che hanno poi vinto il premio). I Sancto Ianne portano ovunque un’immagine positiva del territorio e della cultura del Sannio Beneventano (che evidentemente non è Napoli e quindi per il giornalista in questione non è nemmeno Campania), mai indulgendo a stereotipi da cartolina ma piuttosto proponendo una rilettura degli episodi della storia di questo territorio alternativa a quella della storiografia ufficiale nel rispetto di chi questa storia l’ha subita. Di ciò, oltre che della qualità del “sound Sancto Ianne”, ci ha dato sempre merito la stampa specializzata, ben dentificandoci con questo territorio. C’è quindi un binomio territorio – musica a cui però non corrisponde l’ovvia risultanza: musica – territorio. Voglio dire questo: quest’estate ho visto dappertutto in provincia manifesti delle più svariate cover band, di cantanti che imitano altri cantanti più famosi, di improbabili gruppi di musica brasiliana, di personaggi il cui mestiere è quello essere più o meno somigliante a qualche vip, riesumazioni di gruppi o musicisti il cui successo più recente risale a trent’anni addietro. Tutti hanno diritto di presentare le proprie proposte, ma chi è preposto alla costruzione di un cartellone artistico dovrebbe a mio avviso, spingersi oltre l’offerta economicamente più vantaggiosa o supportata da “immagini di repertorio” per puntare su una maggiore qualità e comunque, non trascurare chi rappresenta musicalmente questo territorio con dignità in Italia e in Europa. Questo è tanto più vero quando l’organizzazione fa capo ad enti del territorio o si finanzia con fondi pubblici. Non sto parlando di egemonia culturale della musica popolare come è avvenuto in Puglia per la pizzica e il circuito della notte della taranta dove la costruzione di una identificazione tra musica e territorio è stata così efficace da consentire a una notevole quantità di formazioni salentine di crescere e affermarsi potendo contare sul sostegno delle amministrazioni locali essendo state considerate organiche a un programma di sviluppo turistico del territorio. Mi sto semplicemente chiedendo se la musica, in questo luogo e in questo tempo, può ancora essere vettore di emozioni, valori e contenuti che valgano la pena di essere trasmessi o debba definitivamente assumersi il compito di accompagnare la digestione gastrica dei fruitori di sagre globali in cui un gruppo musicale vale l’altro. Mi piacerebbe che questo territorio sostenesse con maggiore coraggio (certo non indiscriminatamente) le formazioni musicali sannite, contribuendo anche a rafforzare il movimento che, anche grazie al lavoro portato avanti dai Sancto Ianne, è cresciuto in termini quantitativi e che ora ha esigenza di una griglia di qualità. La musica come elemento di identificazione e scambio, può fare per un territorio molto di più di ciò che alcuni operatori dello spettacolo hanno l’ambizione di chiedere, ma in fondo c’è sempre Gigione a dar loro ragione.

Ciro Maria Schettino
Associazione Culturale  MULTIKULTI - SANCTO IANNE
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