Folgorati dalla Bestia leghista

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Salvinidi Nino Russo

Milano e Ceppaloni sono separati da 815 km. Dal 27 maggio scorso li vivo come fossero 815 km di vergogna: poco più di un leghista “alla ceppalonese” per ogni chilometro di strada da percorrere. Un viaggio ormai diventato assai faticoso, un percorso durissimo da digerire. Più del 40% di voti alla “bestia leghista”. A Milano, sua patria elettiva, la Lega ha preso “appena” il 27%. Evidentemente nel Mio paese ci sono quasi 800 tizi che credono di stare in Val Camonica. O in Val Brembana. Scommetto che sono quegli stessi, uno più uno meno, che qualche decennio fa presero sul serio l’alleato (di sinistra…) d’allora che, dal bordo della ormai famosa piscina a forma di cozza proclamò che Ceppaloni era simile a “una piccola Svizzera”. Passano gli anni, cambiano gli alleati e i padroni di riferimento ma non cambia la diabolica attitudine di miei compaesani a trasformarsi in qualsiasi cosa gli ordini il “Kapo” di turno. Non importa cosa: essere vivente o oggetto. L’importante è esaudire i desideri del “Kapo” che, a sua volta, tende a somigliare sempre più a una sorta di Kim Jong in sedicesimo.

 

 

Dal che si dovrebbe dedurre che molti dei miei “cari” con-ceppalonesi potrebbero immaginare, prima o poi, di ritrovarsi cittadini in una “enclave” della Corea del Nord in terra sannita. Roba da manicomio…

Il servizio di Sergio Rizzo su la Repubblica di domenica 16 giugno, fotografa perfettamente la mutazione genetica di una gran parte del Mio popolo, il degrado morale in cui è precipitato, guidato dai pifferi d’una cosiddetta “classe dirigente” priva di qualsiasi traccia di senso morale, scarsa d’intelligenza ma gonfia di protervia, furbizia e tanta voglia d’arraffare ogni cosa capiti a tiro, assai versata nell’inciucio, nella vendetta privata e di gruppo, nell’affarismo e nel trasformismo alla.. pecorina (inteso come formaggio sui gustosi fusilli della Porziuncola). Dietro a quei pifferi, secondo antica abitudine, s’accoda come fossero zombi, una fila di persone abituate a cambiare padroni di riferimento a un semplice cenno, così come i loro padroni cambiano i mobili o i colori alle pareti nelle infinite stanze delle loro ville simil texane (sottopadroni alla texana). Persone ormai inciuchite dalle mille giravolte, un popolo sempre piĂą scarno di presenze (Rizzo ha definito Ceppaloni “paese desertificato”. Io, modestamente, lo definisco così da decenni…)  ma ancora sempre piĂą voglioso di cambiare casacche manco fossero mutande. Magari lo fa solo per sentirsi un po’ piĂą vivo. Invece non s’accorge che è semplicemente, drammaticamente ridotto a un’accozzaglia di automi, uno sciame di mosche che ambiscono ad attaccarsi alla carta moschicida che gli sventola il Kapo, una fila di pulcini con il capetto pulcino (“pulecino” in dialetto) che a ogni cambiamento segna il passo e indica la linea…

Non si contano piĂą le giravolte operate nel Mio paese geneticamente mutato: prima c’era la Dc (e i monarchici, il Msi), poi Mastella e…basta la parola. Al seguito del “ras di san Giovanni” si sono ammirate tutte le evoluzioni possibili con traslochi frenetici: dal Ccd all’Udc, dall’Udeur a Forza Italia. Infine, l’approdo indecente di alcuni rampolli peggio riusciti del “mastellismo” alla Lega della Bestia, luogo di coltura dell’antimeridionalismo come programma e sistema, dell’insulto becero e sanguinoso contro i “parassiti colerosi del Sud, i fannulloni del Meridione, quelli che ci rubano i nostri soldi e vivono a spese delle nostre tasse”. Senza dimenticare i cori domenicali e pontidiani, con rutto da birra annesso, a favore del fuoco del Vesuvio, la grande igiene auspicata per gente “che puzza tanto da far scappare perfino i cani”. Il 40% di quello che resta del mio paese ha dunque offerto la sua preferenza a chi li insulta, infanga, disprezza, dichiarando apertamente di mettersi al servizio della Bestia che, se non verrĂ  fermata, li renderĂ  schiavi molto piĂą di quanto non lo siano giĂ .

Ha scritto tutto in quel Servizio di domenica 16 giugno su la Repubblica, Sergio Rizzo (onore al geom. Leonardo Rossi che ci ha messo la faccia: buon sangue non mente). Ha scritto e confermato quello che noi sappiamo, raccontiamo e scriviamo da alcuni decenni: paese via via desertificato, nessuna speranza di ripresa, lentamente avviato alla scomparsa. Responsabile di tutto una “classe dirigente” nata e cresciuta all’ombra del sangiuvannaro ma che oggi gli si è rivoltata contro come farebbero i serpenti a sonagli con uno che pestasse loro la coda: l’hanno azzannato nella parte più amata e sacra per lui: la dote elettorale, i voti, i clienti. Che poi sarebbero le mosche che ambiscono ad essere catturate dalla carta moschicida, la fila di pulcini inconsapevoli guidati dal capetto pulcino (“o pulecino” in dialetto).

Ma una cosa Sergio Rizzo non ha spiegato (forse non aveva spazio): perché proprio la Lega? Cosa c’entra Ceppaloni, o qualsiasi altro paese o città del Meridione con il partito della Bestia? Fino a un anno fa esisteva un argine che valeva tanto per il partito di Bossi quanto per quello di Salvini. Quel partito, autonomista, indipendentista, razzista, poteva raggiungere alte percentuali al Nord (Veneto, Lombardia – eccetto Milano – Piemonte, Friuli V.G.) ed essere l’ago della bilancia per la tenuta dei governi di centrodestra, ma non superava la linea simbolica che passando per Roma divideva il sopra dal sotto. Quell’argine di memoria, orgoglio e appartenenza territoriale resisteva da oltre vent’anni, ma ora è crollato. I meridionali hanno dimenticato. Tra quelli che hanno dimenticato più di tutti ci sono quei 7/800 “leghisti alla ceppalonese” trasformati in docile strumento d’una vendetta privata, costretti a cambiare ancora casacca, ad indossarne una tra le più luride e improponibili possibile, perché uno dei Kapi potesse infliggere la pena peggiore all’antico “maestro e donno” (Dante-Inferno): la perdita del consenso clientelare ceppalonese. Ma anche in questo “sgarro” i miei compaesani sono stati usati solo come strumento, per la gran parte inconsapevole, d’una battaglia privata, diventata pubblica, combattuta tra le ville hollywoodiane di san Giovanni e quella alla texana di Beltiglio. Ceppaloni e la sia gente, al solito, sono serviti solo come fornitori di bassa truppa. Cioè le famose mosche e i pulcini in fila guidati dal pulcino capo (“o pulecino” in dialetto). Il gioco, cioè la lotta, era ed è tutta una questione tra il vecchio ras del Sunset Boulevard di san Giovanni e il Gei Ar di Beltiglio (Dallas-Texas), spalleggiato da un ex famiglio del vecchio ras traslocato sotto l’altra bandiera. E durante la lotta, o più propriamente “Vendetta (tremenda vendetta)” è stata partorita l’idea diabolica: trasformare gente normale, di salde radici e tradizioni meridionali, in alieni senza terra ne patria; una sorta di lanzichenecchi alla rovescia che s’alleano con la Grande Bestia del Nord.

Duri e indigesti gli 815 chilometri che separano Milano dal Mio Ceppaloni dal 40% e passa di leghisti. In quel luogo in cui un tempo viveva e, in qualche nodo, prosperava un Popolo vero che aveva nella cultura e nelle tradizioni il riaffermarsi di una grande, familiare Comunità, ora avanza il deserto della solitudine, del nulla che, prima o poi coprirà ogni cosa. Intanto una cosa è già stata coperta, affossata: l’antica, solida umanità dei nostri padri, dei nostri avi…

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