Il vento di Ceppaloni spazza via ansie da referendum e gazebo della libertÃ
Un'altra elezione senza poter scegliere.
L'economia mondiale sta andando a rotoli, la Federal Reserve abbassa i tassi con manovre di emergenza che gli economisti dicono simili a quelle messe in opera all'indomani dell'11 settembre. E noi attaccati ai lanci di agenzia a leggere del capo della segreteria di Mastella, tale Francesco Borgomeo, che ci comunica che loro hanno «lavorato per la costruzione di un progetto di centro e con l'attuale legge elettorale ci sono le condizioni per renderlo concreto». Poi tutti a chiedersi come mai il paese è fermo al palo, e a invocare la moviola come da Biscardi quando qualcuno dice che la Spagna ci frega.
Mastella, tra un talk show ed una comparsata in piazza San Pietro, ha dichiarato di voler ricreare il centro. Con buona pace della geometria elementare, ancora non ci è dato sapere se questo centro andrà a destra oppure a sinistra, visto che difficilmente potrà stare davvero in mezzo al nulla.
A destra, comunque, si ricreano le condizioni per un remake piuttosto pedissequo della Casa delle Libertà , la stessa casetta che sembrava scricchiolare come una palafitta marcia non più tardi di un mesetto fa.
Piccolo esercizio base di memoria collettiva: che fine ha fatto il Popolo della Libertà ? Che fine hanno fatto i sette (o erano settanta?) milioni di firme? È bastato il vento del sud che soffia da Ceppaloni a far crollare i gazebo come la casa dei tre porcellini? Pare di sì. Lascia davvero senza parole l'imperturbabile aplomb con cui Gianfranco Fini ha dichiarato che «con questa legge elettorale non c'è dubbio che sarà così, andremo tutti insieme come alleati e con Berlusconi candidato premier».
Ma come? Qualche settimana fa Berlusconi era un despota vanaglorioso che aveva utilizzato cinque anni di governo per i propri scopi, ed ora invece Alleanza Nazionale è già pronta a mettersi in posa per la foto di gruppo elettorale.
Aguzziamo la vista, come nella Settimana Enigmistica, ed andiamo a cercare un dettaglio comune tra la dichiarazione di Fini - l'eterno secondo - e quella dell'Udeur. La soluzione, per chi non avesse voglia di andare a pagina quarantasei come nel glorioso settimanale bicromatico, è tutta in un numero: articolo 34 della legge 352/1970: «Le consultazioni referendarie possono svolgersi soltanto in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno. Nel caso di scioglimento anticipato delle Camere o di una di esse, il referendum già indetto si intende automaticamente sospeso.»
Eccolo, il nocciolo. Sia Udeur che AN danno per scontato il congelamento dell'attuale Porcellum, la tanto vituperata legge elettorale, visto che il referendum, una consultazione che ha raccolto centinaia di migliaia di firme, è stato praticamente bloccato dal sindaco di Ceppaloni.
Sino a pochi mesi fa, tra modelli alla tedesca con variante alla francese, correzioni alla spagnola e fughe all'inglese non c'era praticamente nessuno nel Gotha politico italiano a sostenere che la porcata fosse una ipotesi praticabile. Da oggi la porcata non solo non sembra essere un giocoforza, l'unica ipotesi praticabile se il governo cadesse, ma anzi una fortunata circostanza.
Già , che fortuna tornare alle urne in condizioni ideali per favorire bassi scambi di potere: mancanza delle preferenze nominali e di sbarramenti per i piccoli partiti.
Paradossalmente, se c'è chi può uscire a testa alta dalle giornata politica odierna è proprio Romano Prodi, che almeno ha portato rispetto al paese, andando in Parlamento e non da Bruno Vespa, ed avendo il coraggio di istituzionalizzare una crisi che altrimenti rischiava perfino di essere interrotta da una televendita. Peccato soltanto per gli untuosi attestati di stima e solidarietà verso Mastella.
Non si può certo dire lo stesso di Veltroni, che con incredibile ed imperdonabile ingenuità ancora vuol credere che Berlusconi possa voler correre alle elezioni da solo, così, per spirito cavalleresco nei confronti del PD. Secondo il primo cittadino dell'Urbe, infatti, il sonoro niet di Berlusconi alla sua proposta «è stata una risposta interlocutoria perché sarebbe una delusione per gli elettori del centrodestra trovarsi di nuovo, dopo tutto quello che è successo in questi anni, con una coalizione sempre più larga e quindi sempre più confusa ed eterogenea».
E certo, come no. Berlusconi non può mica dire una cosa e poi farne un'altra, gli elettori di Forza Italia ci rimarrebbero male. Se questo è il pensiero del leader politico di punta del centrosinistra, stiamo davvero messi bene.
Dichiarando così platealmente di non aver bisogno di nessuno a sinistra, Veltroni sperava in un aiuto da parte di Berlusconi che invece puntualmente non è venuto. Si è invece scoperto da entrambe le parti, ma il brutto è che non sembra ancora di essersene accorto.
Come abbiamo già detto altre volte, la sinistra non può sperare di fare affari od accordi con Berlusconi. È sempre andata male in passato, e male va anche stavolta.
Fonte: l'Altra Voce.net
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