Il mio cuore è spezzato…

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benjaminha detto la madre di Amal Hussein, una ragazza siriana di 7 anni (l’etĂ  di mia nipote) morta per fame agli inizi di novembre. Amal , con sua madre , era scappata da una zona montagnosa dello Yemen del Nord   bombardata dalle forze militari dell’Arabia Saudita. La guerra in Yemen, combattuta dall’’Arabia e dall’Iran, dall’inizio del conflitto, ha comportato sino ad oggi 15 mila vittime, 8 milioni di civili che rischiano la morte per fame (la loro sopravvivenza è affidata agli aiuti che provengono dalle organizzazioni umanitarie),almeno due milioni i bambini denutriti, 2000 morti per un’epidemia di colera;   oltre un milione sono gli infettati. Una guerra silenziosa di cui si parla poco e della quale la piccola Amal ne è diventata il simbolo.

 

Il mondo nemmeno se ne sarebbe accorto se un fotografo del New York Times, Tyler Hicks, non avesse fotografata Amal in un piccolo ospedale fatiscente di Aslam. Nonostante l’ abitudine a scene devastanti e strazianti, nonostante la nostra coscienza (ne abbiamo ancora una?) sia diventata un piano inclinato su cui tutto scivola velocemente, Sabato, 3 Novembre, sulle pagine dei giornali e dei social campeggiava la fotografia di questa bambina con la testa reclinata sulla spalla destra e con gli occhioni assenti, persi nel vuoto, nel nulla della morte che la stava liberando da sofferenze indicibili.

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E’ difficile posare lo sguardo su quella foto senza essere presi da una emozione profonda che ti squarcia l’animo sino a trapassarlo; sentimenti contrastanti ti invadono: pietà, compassione, un malessere infinito, rabbia per la sensazione di impotenza che provi nel vedere quel corpo ridotto a scheletro, soltanto pelle ed ossa, in attesa della fine di una vita che non era mai sbocciata.

Avrebbe potuto salvarsi, forse, solo se trasportata in un ospedale più attrezzato, ma la madre non era nelle condizioni di potersi permettere il viaggio (25 Km!) della speranza per la propria figlia (Amal: significa Speranza!) che, alcuni giorni dopo essere stata dimessa e riportata nel campo profughi , con le sue case(?) realizzate con paglia e plastica, si erano accentuati i sintomi della malnutrizione: vomito e diarrea che le hanno chiuso per sempre quegli occhi già vaganti negli spazi infiniti … laddove in pieno giorno risplendono le stelle.

Il mio cuore è spezzato, e anche il nostro, con quello della madre, è straziato , ma, purtroppo, in un mondo costruito ad immagine e somiglianza del Potere che sovrasta tutto e tutti e che non conosce le ragioni del cuore, sappiamo che ci saranno ancora tante Amal che stanno morendo, oggi, per denutrizione e tante altre ancora ce ne saranno: non sono bastati gli orrori di due guerre mondiali!

Eppure non ci si può rassegnare all’esistenza di un mondo dove domina incontrastato l’odio, la violenza, la guerra dove l’uomo uccide l’altro uomo, dove in ogni momento aleggia lo spettro della morte. Cosa fare? Non lo so, ma se provassimo, tutti insieme, a ribellarci allo strapotere delle elite mondiali, se tentassimo di far capire con la forza della parola, non della violenza, che i popoli vogliono vivere in pace, che vogliono lavorare per salvaguardare la propria dignità, che vogliono vivere in un mondo dove la natura sia considerata, come diceva S. Francesco , nostra sora … ,chissà che tutti insieme potremmo riuscire a cambiare la direzione di marcia di un’umanità cui si stanno dischiudendo le porte di un Inferno senza ritorno.

Decidiamoci a non servire più e saremo liberi! Urlava Ertienne del a Beotie : non nasciamo servi, non è giusto vivere come pedine di una scacchiera truccata mossa sempre da (poche) mani invisibili :

tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignitĂ  e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Così recita l’articolo 1° della “Dichiarazione universale dei diritti umani”.

Bastano le parole? Forse no, ma è importante che notizie ed immagini agghiaccianti come quella di Amal vengano lette e conosciute per smuovere le coscienze così da evitare, se possibile, che il sonno della ragione generi mostri.

 Beniamino Iasiello

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