Patto Territoriale, breve storia di un doppio fallimento

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patto territorialeCon la sentenza del Tribunale di Benevento n. 18/2018, pubblicata il 22 marzo 2018, è stato dichiarato il fallimento della società consortile Patto Territoriale Sviluppo 2000 Valle del Sabato. Una pietra tombale è stata posta su un affare di oltre cento miliardi delle vecchie lire (circa 52 milioni di euro) che ha lasciato in eredità solo qualche capannone bruciato e abbandonato, la devastazione e l’inquinamento di terreni a vocazione agricola e nessun nuovo posto di lavoro.

 



La società in questione fu costituita il 24 maggio del 2002, con un capitale di 400mila euro le cui quote erano detenute da soggetti pubblici e privati, tra cui il Comune di Ceppaloni (36,25%), la società privata Italprint srl (15,14%), la Provincia di Benevento (12,63%) e la Camera di Commercio di Benevento (4,25%).

Lo scopo del Patto era la creazione di posti di lavoro e non doveva fermarsi alla realizzazione delle opere pubbliche e dei capannoni industriali. Nello studio iniziale, infatti, era prevista la creazione di oltre cinquecento posti di lavoro, successivamente ridotti a quattrocento e infine a trecento.
Per tale motivo il Patto ha rappresentato, per molti giovani del comprensorio, il sogno di ottenere un’opportunità di lavoro e di sostentamento. Sogno che è sembrato realizzarsi nel corso del 2006, quando furono realizzati i corsi di formazione, profumatamente pagati dalla Regione Campania, in vista del futuro impiego.
Oggi, a distanza di sedici anni dal decreto di finanziamento, di quei tanto auspicati posti di lavoro non resta alcuna traccia: il sogno si è rivelato essere un miraggio.

La fine di questo progetto non è arrivata all’improvviso: da oltre dieci anni una parte della politica ceppalonese chiedeva, a gran voce, la messa in liquidazione della società consortile che gestiva il Patto, scontrandosi con la volontà della amministrazione comunale in carica che, con miopia e cieco opportunismo, ha prorogato l’agonia. Il motivo di tale accanimento amministrativo-contabile è stato ammesso a più riprese dal sindaco Cataudo: intercettare il finanziamento aggiuntivo derivante dalla rimodulazione del progetto. Il sindaco credeva a tal punto in questa operazione da arrivare a sostenere, pochi anni fa, anche il costo aggiuntivo di una ricapitalizzazione della società; altri milioni di euro da poter spendere, distribuire e sciupare.

Il fallimento del Patto Territoriale è l’emblema dell’andazzo politico ceppalonese degli ultimi 20 anni: gestione clientelare della cosa pubblica, incapacità di amministrare, improvvisazione, spreco e dispersione di fondi pubblici. In esso c’è il sud peggiore, quello per cui la cosa pubblica è occasione di clientele e prebende ad uso e consumo di politici ambiziosi e disinvolti, senza il minimo interesse per le comunità che si pretende di rappresentare.

Il Patto Territoriale è, in fondo, la storia di un doppio fallimento: quello pubblico, della politica locale che non è riuscita a realizzare scelte strategiche nell’interesse generale, e quello privato, degli imprenditori interessati molto di più ai finanziamenti che al reale investimento. Il caso della
Italprint srl con l’incendio doloso e la truffa ne è un triste esempio.

Che cosa resta oggi del Patto Territoriale? Miliardi sperperati, giovani illusi, terreni sottratti agli agricoltori su cui restano solo opere incompiute e opifici bruciati.

È ora di dire BASTA!

Cittadinanza Attiva per Ceppaloni

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