1917 - 2017

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benjaminGli ultimi mesi del 1917 furono segnati, in Europa, da due grandiavvenimenti: la disfatta di Caporetto dell’Italia nella 1^ guerra mondiale e la vittoria della Rivoluzione russa. I due eventi, in qualche modo sono legati tra di loro, infatti, la Russia, con la pace separata di Brest – Litovskusciva fuori dalla prima guerra mondiale, permettendo così all’Austria di poter riportare sul fronteoccidentale le truppe impegnate su quello orientale. 

 

 

 

Intenzione dello stato maggiore dell’impero austro – ungarico era di muovere una grande offensiva contro l’Italia che desse una svolta definitiva alla guerra. Anche perché nei primi mesi del 1917 l’esercito italiano aveva ottenuto un significativo risultato con l’occupazione dell’altopiano della Bainsizza (un avanzamento di 8Km!) checostò all’Italia  160.000 uomini di cui 30.000 morti, soprattutto per i continui assalti per occupare Monte S. Angelo. Una battaglia tremenda che stremò entrambi gli eserciti, già sfiniti da alcuni anni di guerra. L’Austria, temendo una nuova offensiva italiana che l’esercito austro â€“ungarico non sarebbe stato in grado di sostenere, chiese aiuto alla Germania che inviò l’”AlpenKorps”formato da ottimi soldati esperti nella guerra alpina: Erich Rommel, la volpe del deserto che si coprì di gloria duranteseconda guerra mondiale, faceva parte di queste squadre d’assalto. L’offensiva venne preparata meticolosamente e sino all’ultimo, nonostante i servizi segreti italiani avessero allertato il comando italiano,  il generale Cadorna riteneva impossibile una simile operazione con l’inverno alle porte. Ma nella notte del 24 Ottobre 1917, alle ore 2, iniziò il martellamento dei cannoni sulle nostre truppe che si trovarono in grandissima difficoltà perché non avevano ordini precisi, perché in molti casi non erano presenti gli ufficiali che dovevano impartire le necessarie direttive:l’artiglieria pesante non fece sentire il suo impeto di fuoco tranne quella di campagna: era stato stabilito, anche attraverso circolari, di non fare spreco di munizioni!!! Proprio il 24 ottobre il comando generale aveva inviato un telegramma con il quale avvertiva ilgenerale Luigi Capello che il tentativo di attacco operato dal nemico non doveva indurre allo spreco … bisognava limitare il tiro allo stretto indispensabile, altrimenti si rischiava di non averne a sufficienza per l’offensiva della prossima primavera

In effetti, essendo stato messo fuori uso qualsiasi tipo di collegamento, gli ufficiali erano â€¦ in attesa di ordini che non arrivavano, nessuno prese la responsabilità di rispondere al fuoco nemico, in più la scarsa visibilità  dovuta a pioggia e nebbia non permetteva agli osservatori il controllo necessario: la batteria del capitano De Peppo tirava con due pezzi sulle trincee austriache dello Sleme, e con gli altri due” a ventaglio” sulla terra di nessuno … non arrivava mai nessuno ordine di sparare; e allora più tardi gli ufficiali nostri comandanti dissero di sparare a nostravolontà. Nel corso dell’attacco, le truppe tedesche sperimentarono una nuova tattica che consisteva in azioni di piccoli reparti che prendevano d’assalto limitati settori e s’infiltravano oltre le linee nemiche per aggirarne le posizioni e prenderle di spalle. Inoltre erano in grado di agire e prendere decisioni in piena autonomia, diversamente dagli italiani incapaci di qualsiasi azione che non venisse disposta dal comando generale.

La dodicesima battaglia dell’Isonzo, il fiume dove  i due eserciti si fronteggiavano ed avevano già sostenuto altre undici battaglieera stata ben studiata, soprattutto, dall’esercito tedesco che, in massima parte, determinò la disfatta dell’Italia che apparve come una catastrofe immane che lasciava intuire conseguenze ancora più profonde: il nemico dilagò in territorio italiano per oltre 150 Km facendo circa 300.000 prigionieri. Tutto sembrava perso,  invece, nonostante il caos  in cui avveniva la ritiratale truppe italiane, accusate di vigliaccheria dal generale Luigi Cadorna (fu sostituito subito dal generale Armando Diaz) riuscirono ad attestarsi sulla linea del Piave da dove fu più facile difendersi e costringere un nemico, oramai sfinito, alla resa di Vittorio Veneto.L’impatto sulla nazione fu tremendo, nessuno si salvò da critiche: generali, stato maggiore, politici, il governo che non era stato in grado di mettere un freno alle forze pacifiste del paese. Caporetto fu una sconfitta catastrofica â€¦ ma non di quelle che riescono a determinare l’esito finale di una guerra: non fu una Waterloo (la sconfitta di Napoleone), una Gettysburg (battaglia fondamentale ela più sanguinosa della guerra di secessione americana vinta dall’esercito nordista) una Stalingrado ( battaglia, tra le altre,che determinò la sconfitta del nazismo hitleriano) â€¦ ma una disastrosa sconfitta che, secondo molti, pose le premesse per la vittoria finale .

Sarebbe troppo lungo voler continuare a parlare della devastantesconfitta di Caporetto, vista la sterminata letteratura esistente in merito e gli infiniti verbali della commissione d’inchiesta istituita nel gennaio del 1918; ma in occasione dei cento anni dalla 12^ battaglia dell’Isonzo, sono stati pubblicati molti libri che raccontano ogni aspetto di quella tragica sconfitta: passo dopo passo, come erano dislocate le forze in campo, quali gli altipiani e le montagne occupate; Ã¨ descritto tutto minuziosamente così da farsi un’idea, nell’insieme, precisa degli avvenimenti che determinarono la“vergogna” di Caporetto che, da quel momento,entrò a far parte dell’immaginario collettivo  come sinonimo di perdita, sconfitta disastrosa.

La rivoluzione russa del 1917 comportò, come dicevo sopra, l’immediata uscita della Russia dalla “Grande Guerra”,  perché l’esercito era in condizioni disastrate: non veniva più rifornito di vettovagliamento, di armi, oltre  che essere minato dal verbo rivoluzionario socialista che iniziava a fare presa  tra i soldati. Le gravi difficoltà provocate dalla guerra, l’inadeguatezza di una classe politica che aveva perso qualsiasi autorità, portarono al potere, con la rivoluzione d’Ottobre, il partito bolscevico il cui capo riconosciuto era Vladimir Iulianovic detto Lenin. La Russia uscì fortemente indebolita dalla prima guerra mondiale, ma la sconfitta della Germania e la vittoria, nella guerra civile che si scatenò tra le forze bolsceviche (comuniste) e quelle mensceviche (forze contorivoluzionarie) permise il nascere del primo stato socialista che, capovolgendo l’ottica capitalista e rifacendosi all’insegnamento marxiano, mirarono a costruire uno stato dovepoter coniugare giustizia sociale e libertà. Era l’utopia che diventava realtà, ma, nel corso della sua realizzazione, si rivelarono tutte le contraddizioni insite in un’idea che prometteva di costruire l’Eden sulla terra: niente sfruttamento dell’uomo sull’altro uomo, costruzione di una società libera, eguale. Affinchéciò fosse possibile era necessario andare oltre la prima fase della rivoluzione  del febbraio 1917, in quanto borghese e moderata perché nel governo formatosi vi erano forze moderate e conservatrici, socialisti rivoluzionari e menscevichi (socialisti riformisti), mentre tutto il potere, con la Rivoluzione del 24 Ottobre,  doveva essere nelle mani dei â€œSoviet”: â€œConsigli” formati da operai e soldati. La “grande illusione”durò pochissimo perché l’uomo continuò ad essere sfruttato, continuò a non essere libero, continuò nella sua esistenza misera che diventò sempre più nera per l’uomo e per interi popoli: quello ucraino, agli inizi del 1930, fu affamato da una carestia con la complicità di Stalin. Quel periodo è conosciuto come â€œHolodomor”: infliggere la morte attraverso la fame (circa tre milioni di persone persero la vita). La “Grande Illusione”, che in Europa era tenuta desta dai Partiti Comunisti e (in)seguita da milioni di persone, si infranse per sempre con la caduta del “muro di Berlino” del 1989 che mostrò, anche ai più riottosi, che “il re era nudo”.  

 

 Beniamino Iasiello

 

                                                                                                           

 

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