Da Ceppaloni a Strasburgo: condanna per l'Italia

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La Corte europea dei diritti umani ha nuovamente condannato l'Italia per il mancato rispetto dei diritti dei suoi cittadini in materia di equo processo, e stabilito che il Paese dovra' versare ai tre ricorrenti 245 mila euro in tutto. Il caso riguarda la mancata esecuzione di una sentenza definitiva del Consiglio di Stato, emessa nel 2006. A bloccare l'esecuzione e' stato il comune di Ceppaloni (Benevento), per sottrarsi all'obbligo di risarcimento di 222.931,69 euro agli eredi di un'ex impiegata, per una causa di lavoro iniziata nel 1990. In particolare, di fronte alla decisione del Consiglio di Stato del 2006, il Comune ha annullato l'atto di assunzione dell'ex impiegata defunta, dicendo che si era trattato di un errore, e che comunque il pagamento della cifra avrebbe avuto ripercussioni sul suo bilancio.

 

 

Il Consiglio di Stato aveva accettato le motivazioni dell'ente locale annullando, nel 2008, la sua precedente decisione definitiva. I togati osservano che nei 16 anni in cui e' durata la causa il Comune non aveva mai sollevato la questione di un errore e che "non si puo' domandare ai cittadini di addossarsi le conseguenze di eventuali deficienze delle autorita'". Infine la Corte di Strasburgo ricorda che "le autorita' di uno Stato non possono ricorrere al pretesto della mancanza di risorse per non onorare un debito stabilito da una sentenza definitiva".

Fonte: Ottopagine

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