Rogo Italprint, condannati titolare e notaio

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ItalPrint incendioCinque anni a Sangiuolo e quattro a Muraglia. E' la sentenza pronunciata questa mattina dal giudice Marilisa Rinaldi al termine del processo, nato dalle indagini sul rogo che otto anni e mezzo fa aveva distrutto l'azienda, nei confronti di Antonio Muraglia, 63 anni, di Benevento, socio e legale rappresentante della ‘Italprint’, e il notaio Vito Antonio Sangiuolo, 65 anni, anch'egli della città, indicato come socio occulto e titolare di fatto della 'Italprint'.

 

 

Truffa ai danni di un'assicurazione (addebito dichiarato prescritto) e incendio doloso le accuse a loro carico, per le quali il Pm aveva proposto la pena di 5 anni per Sangiuolo e di 4 per Muraglia, di cui i rispettivi difensori – gli avvocati Andrea De Longis junior e Marcello D'Auria, Sergio Rando e Fulvio dello Iacovo- avevano chiesto l'assoluzione. A differenza dell'avvocato Massimo Rizzo, che, per una compagnia assicurativa costituita parte civile, aveva insistito per la dichiarazione della loro responsabilità.

E' l'epilogo di una vicenda sulla quale l'attività investigativa aveva chiamato in causa anche altre tre persone nei confronti delle quali il gup Loredana Camerlengo aveva però stabilito il non doversi procedere per intervenuta prescrizione degli addebiti di truffa allo Stato e falso ideologico, contestati in concorso con Muraglia e Sangiuolo. L'incendio risale al 29 giugno del 2008, quando le fiamme avevano divorato la Italprint, un'industria grafica, cartotecnica e flessografica: la più grande del 'Patto territoriale Valle del Sabato'.

Enormi le conseguenze causate dall'episodio, al centro di un'inchiesta che nel dicembre del 2014 era stata costellata da un provvedimento cautelare della Corte dei Conti eseguito dalla guardia di finanza a carico di Muraglia e Sangiuolo: il sequestro conservativo di beni immobili e conti correnti fino alla concorrenza della somma di 8 milioni e 300mila euro. L'importo delle due tranche, erogate nel 2005, di un contributo a fondo perduto di di 9 milioni e 300mila euro di cui l'azienda avrebbe beneficiato su un investimento complessivo di 13 milioni e 600mila euro. Una misura patrimoniale adottata a garanzia di un presunto danno erariale, ancora al centro di un giudizio.

Fonte: Ottopagine

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