Papa Francesco e la Chiesa in… uscita

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benjaminLe mie letture del Vangelo risalgono  agli anni cinquanta del Novecento quando , insieme con tanti altri ragazzi, imparai a conoscere la Buona Novella predicata da GesĂą Cristo  e ad avvertire che, rispetto al Vecchio Testamento, l’antica legge, era stata una rivoluzione epocale che aveva segnato il destino  di tante genti e popoli.

 

 

 L’avvento di GesĂą Cristo è la testimonianza piĂą alta della Misericordia di Dio  che si fa uomo per salvare l’umanitĂ  da un peccato originale che l’ avrebbe condannata per sempre. Misericordia, nella sua etimologia, significa aprirsi al misero, e questa apertura, che è una grande luce d’amore,  è diventata il fulcro della testimonianza e del pontificato di Papa Francesco. Anche se è doveroso dire che, anche per i predecessori di Papa Francesco, la Misericordia ha rappresentato un momento importante del loro magistero, basti ricordare Giovanni XXIII il quale, all’inizio del Concilio Vaticano II, affermò che …  la sposa di GesĂą Cristo preferisce essere la medicina della misericordia invece di abbracciare le armi del rigore … oppure Giovanni Paolo II, che  istituì la Festa della Divina Misericordia  

Se seguire il Vangelo è rivoluzionario, ebbene il Papa ha operato una rivoluzione perchĂ©,  forse, la Chiesa ha dimenticato la misericordia di Dio perchĂ© incapace di capire il nuovo tempo che, con la globalizzazione, ha imposto  nuove sfide, semplicemente inimmaginabili, anche, nel recente passato. Papa Francesco guarda ad un’umanitĂ  … inquieta e dolente … che chiede di essere raccolta e non respinta: poveri, emarginati, carcerati, prostitute, disorientati, ma anche quelli che sono lontani dalla fede, gli omosessuali,  divorziati  perchĂ© è meglio essergli vicino così da   poter pregare insieme, poter indicare la strada e accompagnarli in quanto la Chiesa non può chiudere le porte a nessuno.

E’ difficile essere fedeli al Vangelo, seguire la sua strada  significa attenersi , per l’uomo, a principi forti perchĂ© è piĂą facile esaltarsi che umiliarsi(il pubblicano e il fariseo) dimenticando che GesĂą ha affermato che chi si esalta sarĂ  umiliato, chi invece si umilia sarĂ  esaltato. E ai cristiani che ritengono di  far parte della … schiera dei Giusti,  il Papa ricorda che anche lui , ha bisogno della Misericordia di Dio. Nelle sue omelie e negli scritti ricorda l’insegnamento di GesĂą che, nella semplicitĂ  e chiarezza della parola, non lascia spazio a fraintendimenti: Cristo perdona la Maddalena, va alla ricerca della pecorella smarrita, scaccia i sacerdoti dal tempio, salva  dalla lapidazione l’adultera andando oltre la legge che ne stabiliva la morte; a Pietro che gli domanda quante volte bisogna perdonare GesĂą risponde sette volte sette, cioè sempre  (a colui che lo aveva rinnegato per ben tre volte, GesĂą dice affida la costruzione della sua Chiesa e l’opera di evangelizzazione: pasci le mie pecorelle); ricorda che  Dio ha mandato il proprio Figlio nel mondo non per i Giusti, ma per i peccatori … non è venuto per i sani, che non hanno bisogno del medico, ma per  gli ammalati … che hanno bisogno di essere integrati e guariti( la guarigione del lebbroso che si legge nel Vangelo di Marco).

La rivoluzione del Papa è nell’elaborazione, giĂ  tutta nel Vangelo, della … Chiesa in uscita (struttura mobile che nasce lĂ  dove si combatte, dice il Papa, e non solida) … di una chiesa rivolta all’esterno che esca dalle parrocchie per cercare l’altro … dove vive, dove soffre, dove spera …  che è capace di guardare l’interioritĂ  della persona e non come i dottori della Chiesa, sepolcri imbiancati, che si  soffermano, con rigore, all’esterno,  costruendo  regole e divieti che rendono ancora piĂą pesante la … fatica di vivere …  dove si tratta di elargire la grazia, lĂ  Cristo è presente; quando si deve esercitare il rigore sono presenti solo i ministri, ma Cristo è assente …  E’ forte la polemica contro l’apparato burocratico e contro tutti quelli che ritengono  di poter delimitare i confini dell’amore, del perdono come se si trattasse di stabilire un diritto di proprietĂ .   

Papa Francesco usa parole forti, dure che chiaramente non potevano non suscitare scompiglio in una Curia  dove, forse, tutti si sentono davvero “Principi” di una  Chiesa che, forse, ha dimenticato l’assunto fondamentale del Vangelo che è l’amore perchĂ© come ricorda Papa Bergoglio, riportando le parole di S. Giovanni della Croce: … alla sera della vita saremo  giudicati sull’amore. E non sul potere e sulle ricchezze che abbiamo accumulato in una vita vissuta egoisticamente e narcisisticamente.

Credo  che la voce del Pontefice rappresenti, oggi, l’unico argine ad una globalizzazione selvaggia, incapace  di dimostrare il suo volto umano ed una poliedricitĂ , come lui afferma, dove ognuno conservi la propria identitĂ , cioè una globalizzazione che si realizzi non nella uniformitĂ  che distrugge, in quanto è nella diversitĂ  che si concretizza l’unitĂ .

Ma soprattutto crede nella forza del dialogo che avvicina le persone e i cuori e allontana la visione di una societĂ  della morte del prossimo: è necessario parlare di meno ed ascoltare di piĂą per poter comprendere l’altro; evitare  lo sfruttamento   (l’unico ancora a parlarne) e lottare per la pace significa creare quelle condizioni di vivibilitĂ  in quei paese da cui, oggi, arrivano tantissimo emigrati. Un grande Pontefice che resterĂ  nella storia dell’umanitĂ  per aver dato una scossa forte ad una Chiesa rinchiusa in se stessa, incapace di trovare un linguaggio nuovo per essere vicino a chi soffre e lotta ogni giorno per affermare il diritto ad una vita dignitosa. E per la capacitĂ  di ascoltare, comprendere e difendere con forza e passione le miserie umane e morali  di un mondo che, per Papa Francesco, ha sempre piĂą bisogno della Misericordia … che va incontro ai tanti “feriti” bisognosi di ascolto, comprensione, perdono e amore.

 Non credo di operare un volo pindarico se, prima di concludere queste note, mi soffermo su Fabrizio De AndrĂ© e ad una breve analisi di alcune sue canzoni che mi sembrano “anticipare” di cinquanta anni il linguaggio di Papa Bergoglio.

De Andrè, nella sua continua ricerca della divinitĂ , ha posto Dio, insieme con i derelitti, gli ultimi del mondo, i dannati della terra, al centro della sua  visione del mondo  che riscontriamo in molti suoi testi.

Nel 1967, quando, durante il festival di Sa Remo, Luigi Tenco si suicida, Faber compose una canzone con la quale si rivolse direttamente a Dio chiamandolo: Dio di Misericordia.  Che è quel Dio che perdona anche coloro a cui i ministri della  Chiesa impedivano il funerale religioso. Come non leggere una presa di posizione forte contro i dottori della Chiesa che continua anche ne “Il Testamento di Tito”, tratto dall’album “La Buona Novella” del 1970, quando canta che i Sacerdoti … lo sanno a memoria il diritto divino,  ne scordano sempre il perdono.

De André: un cantautore - intellettuale che pur sapendo poco o niente di questioni dottrinarie e teologiche intese che Dio nelle sua infinita Misericordia non tiene mai chiusa la porta del Paradiso. Spesso sono le porte delle Chiese e i cuori dei ministri del culto che restano chiusi.

Beniamino Iasiello

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