Saggezza, simpatia e amore per la famiglia: il racconto di nonno Carmine Iasiello

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Carmine Iasiello.Ieri siamo andati ad incontrare il caro Carmine nella sua casa e mai avremmo pensato d’incontrare la serenità fatta persona! Seduto accanto al camino, infatti, il centenario ci aspettava con felice compostezza e, dato inizio all’intervista, si è lasciato andare in un mare di ricordi che fluidi scorrevano nella sua mente e che ci raccontava con amore ed incredibile lucidità.

“Sapessi quanto ho sofferto nella mia vita” ci ha detto, e subito ci ha accennato all’esperienza di otto anni come militare durante la Grande Guerra quando, giovanissimo, andò prima in Grecia e poi fu fatto prigioniero in Germania dov’è rimasto per due anni prigioniero.

 

“Lì – ha proseguito nonno Carmine – la vita era durissima, ci accompagnavano alla morte nel vero senso della parola, non volevano che noi rivelassimo i segreti. Si lavorava moltissimo, si passava il controllo la sera alle nove e si mangiava solo alle dieci quelle poche briciole che ci davano: patate, carote 300 grammi di pane e una farina che non si è mai capito di cos’era”. Finita la guerra, nonno Carmine è potuto tornare a casa dalla sua famiglia che tanto ha pianto per lui, ma lì non sono terminate le sue fatiche. Lavoro non ce n’era e i sacrifici da affrontare per tirare avanti erano moltissimi. Tutti i giorni andava e tornava da Benevento a piedi, percorrendo ben 22 chilometri, per vendere la legna: “Lavoravo come tagliatore di pioppi – ci racconta – e non era facile. Volevo andare via da Ceppaloni, il lavoro ieri come oggi era poco e se non c’è lavoro non c’è vita. Non si poteva fare altro se non lavorare in campagna; io volevo andare ad Aprilia dove c’era un parente, ma mia moglie non ha voluto che io partissi ne ha voluto lasciare tutto e venire con me”. Con la moglie ha avuto due figli maschi ed ora ha nipoti e pronipoti; la sua vita è stata sempre al fianco della sua famiglia con rapporti non sempre facili e, a tal proposito, ironizzando amorevolmente, accenna alla suocera dicendo che il rapporto con la suocera “Dura solitamente quanto dura la neve di marzo”. Alla domanda “Sapete dirci qual’è il segreto di una vita così lunga?” il signor Carmine ci ha risposto che non lo ha ancora scoperto, ma che sicuramente, nella sua vita, lo hanno aiutato moltissimo i Dieci Comandamenti i quali, come ci mostra, ancora tiene scritti su un foglietto appeso allo specchio. “Il migliore è ‘Onora il padre e la madre’ – conclude. Ciò che mi ha fatto arrivare fin qui, ciò per cui ho sempre lottato e fatto sacrifici, è la famiglia”.

Con queste sagge e tenere parole il signor Carmine ci ha salutato e noi, con grandissima partecipazione, ci associamo ai figli Pino e Cosimo; alle nuore Carmelina ed Angela; ai nipoti Giovanna, Roberto, Carmine, Giuliana, Mattia ed alle piccole pronipoti Eleonora ed Aurora, nel fare i più felici auguri di buon compleanno.

Fonte;: corrieresannita.it

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