COP 21: la grande illusione?

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benjaminLa kermesse parigina (45.000 persone impegnate, 25.000 delegazioni ufficiali, 3.000 giornalisti   accreditati) relativa allo “Change Climate” si è conclusa. Dopo tredici giorni di scontri, confronti, soprattutto mediazioni tra interessi diversi e contrastanti, i grandi della terra hanno raggiunto un accordo che hanno definito storico. Per la prima volta, 195 paesi hanno ritenuto necessario intervenire per contenere il riscaldamento del pianeta al di sotto di due gradi centigradi. Certamente è positivo che abbiano capito ciò che la gente comune aveva percepito giĂ  da anni, ma essi ragionano tenendo presente la geopolitica, le risorse disponibili, i modelli di sviluppo, gli interessi di ciascun paese. 

Quindi, il problema, per i 195, era di trovare un accordo che potesse essere di riferimento per tutti e che tenesse ragione delle ragioni di tutti.  Ma, un accordo di tal genere di storico non ha assolutamente niente, perchĂ©, così, ancora una volta, tutto è stato lasciato alle buone intenzioni di cui è lastricata la strada per … l’inferno: le grandi compagnie private mondiali l’hanno definito un buon accordo (entrerĂ  in vigore tra cinque anni !!) , e ciò certamente non è di buon auspicio per la gente comune.

Un fatto è deliberare, un altro è mantenere fede alle promesse fatte … niente sarĂ  come prima … ha sentenziato il Ministro dell’Ambiente italiano, se il riscaldamento sarĂ  tenuto entro 1 grado e mezzo tutti i paesi del mondo si salveranno. Ma chi dovrĂ  fare rispettare quell’accordo, quali le eventuali sanzioni?  Non si sa perchĂ© non vi sono organi di controllo, nĂ© sono stati fissati tetti per l’emissione di CO2, diversamente, ad esempio, dal protocollo di Kioto col quale l’Italia doveva ridurre del 6,50” l’emissione di anidride carbonica. L’accordo di Kioto del 1997 prevedeva anche una riduzione delle emissioni antropiche del 5.2%, mentre sono aumentate del 40%!

Questi i punti nodali dell’accordo di Parigi: mantenere il riscaldamento sotto i due gradi centigradi -  abbandonare, in prospettiva, l’energia da fonti fossili   - verificare ogni cinque anni se gli impegni sono stati mantenuti e se sono sufficienti.  Sul primo punto, si sa giĂ , sulla scorta degli impegni specifici di ciascun paese, che sarĂ  difficile restare entro i due gradi, anzi molti scienziati parlano di un aumento che potrebbe attestarsi tra 2.7- 3 gradi. Il secondo punto andrĂ  verificato, tra cinque anni, nel 2020!   

Uscire dalla carbon economy: ma è possibile farlo col barile di petrolio a meno di 50 dollari? Non dimentichiamo che le grandi compagnie, con il greggio sopra i cento dollari, non erano interessate ad investire in fonti rinnovabili. Comunque, qualche flebile segnale inizia a scorgersi, soprattutto in Cina, per quanto riguarda il consumo di carbone la cui produzione interna sta diminuendo così come pure l’importazione, ma il 65% dell’elettricitĂ  è garantita ancora dal carbone. Inoltre, prima del 2030 non inizierĂ  a ridurre le emissioni di CO2, mentre, l’India non intende abbandonare affatto la produzione di carbone. L’importante, si dice era iniziare, ma i tempi saranno ancora molto lunghi e nel frattempo l’aria diventerĂ  sempre piĂą irrespirabile, il clima impazzirĂ  sempre di piĂą. E’ vero, sono stati stanziati 100 miliardi anche per i paesi poveri per combattere il cambiamento climatico, ma questa massa ingente di danaro innescherĂ  meccanismi tali che, come giĂ  per il passato, probabilmente serviranno a far arricchire poche persone a scapito dell’interesse generale. Inoltre, giĂ , altre volte, sono stati assunti impegni economici (conferenza di Rio de Janeiro del 1992, rinnovati nel 2009), che non hanno apportato nessun cambiamento significativo; senza dimenticare il Fondo Verde istituito nel 2010 che fino ad oggi ha erogato solo il 10% rispetto alle promesse fatte. Le emissioni di gas serra nell’atmosfera, nel 2014, sono state di 35.700.000.000 di tonnellate in tutto il mondo; l’accordo di Parigi, prevede che le emissioni, entro il 2030, restino entro i quaranta miliardi di tonnellate, mentre, se non interverrĂ  una profonda rivoluzione tecnologica e green, per quell’anno, le emissioni di gas serra arriveranno a 55 miliardi di tonnellate!  Pare che l’attuazione dell’accordo sottoscritto comporti molte difficoltĂ , anzi, secondo alcuni scienziati, se sarĂ  rispettato, la temperatura salirĂ  di circa tre gradi, altrimenti potrebbe addirittura arrivare a 4 gradi con la conseguente scomparsa della foresta amazzonica, dei ghiacciai dell’Antartide e della Groenlandia e l’immiserimento e l’esaurimento delle grandi fonti d’acqua dolce. Abbiamo visto tutti, in TV, scene di giubilo, abbracci, baci, grandi sorrisi per un accordo che, a priori, si sa giĂ  che non potrĂ  essere mantenuto.

 Ma, la forza delle immagini e quel clima di euforia parigina hanno illuso, a mio avviso, fatto veramente credere che i potenti della terra, avessero trovato la panacea per la risoluzione delle nefaste conseguenze collegate al “Global Warming”. Invece, diciamo la veritĂ , quello di Parigi non è stato un buon accordo e, forse, gli impegni presi, certamente, non garantiranno gli obiettivi da raggiungere, perchĂ© se vincolante è l’impegno di mantenere il surriscaldamento sotto i 2 gradi centigradi, è pur vero che le politiche messe in atto dai singoli paesi saranno insufficienti a garantire l’obiettivo prefissatosi. Senza dimenticare che i paesi che hanno firmato l’accordo possono, volontariamente, ritirare la propria firma dall’accordo stipulato, per cui al momento della prima verifica, i paesi potrebbero non essere piĂą 195!  Ma questo non è un accordo serio, pare piĂą un gioco da bambini.

Ma che il mondo stesse per scoppiare, già era stato detto, anzi cantato, nel lontano 1967 da Gigliola Cinquetti con “La rosa Nera”

… E tutto va, e tutto va – finchĂ© il mondo non scoppierĂ  – stanno uccidendo il mondo – stanno uccidendo me – ma una rosa di sera non diventa mai nera. Canzone profetica, perchĂ©, oggi, non solo la rosa di sera può essere nera, ma il destino dell’intera umanitĂ  è percorso da un senso della fine mai manifestatosi con tanta forza ed evidenza.                                                                                                      

Beniamino Iasiello

 

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