Negli amorevoli simboli

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ambruscoPer me è sempre stato il “nonno pittore”, quasi fosse, anche per noi familiari, inscindibile dalla sua vocazione, dalla sua missione.
Parlarne è, per me, un’impresa difficilissima. Sento, tuttavia, il bisogno almeno di provarci.
Ho deciso di prendermi il tempo necessario per scrivere quel che provo adesso che la sua assenza è divenuta realtà tangibile.
Quali parole spendere per ricordarlo, senza sbagliare, resta un dilemma. Ricordare il nonno o ricordare il poeta ed il pittore? Ho amato entrambi e, come ho detto, è forse impossibile scrivere dell’uomo prescindendo dall’artista.

 


Pensavo che ho sempre vissuto immerso nella sua misteriosa visione dell’esistenza, senza accorgermene. Sono cresciuto guardando i suoi quadri e leggendo le sue poesie, in questo momento scrivo attorniato dalle sue opere. Sono stato educato e cresciuto dal suo universo simbolico, che, come un codice mitico, ha influenzato la mia stessa natura. Eppure mi era difficile capirne la grandezza: per me era “normale” avere un poeta in famiglia, un “nonno pittore” che mi aspettava nel paese materno, i cui vicoli tanto somigliavano a certi suoi quadri. Così Ceppaloni stessa sembrava essere un’emanazione di quel mago dei simboli, che viveva solitario nello scheletro ventoso del paese antico e, forse, era lui che continuava a farlo vivere con incantesimi sconosciuti impressi nelle tele del suo studio, o tra i suoi versi. E quando avesse cessato di vivere, cosa sarebbe rimasto di questa magia?
Ecco ciò che mi sto chiedendo in questi giorni strani. La tentazione di rispondere “niente resta” si fa sentire, quando penso che quegli stessi vicoli, adesso, portano a una casa che non abita piĂą. Poi hanno il sopravvento, ancora una volta, gli amorevoli simboli, dono inestinguibile che non mi abbandona: se nonno è morto, quella arcana forza che era “il pittore” non può morire. Troppo ben riuscito è l’incanto della sua vita, tanto che adesso i suoi frutti possono ancora essere colti. Le sue opere restano un’ereditĂ  viva e pesante, una parte profondissima della sua persona che è rimasta con noi e che non deve essere dimenticata o passare in secondo piano.  
Per me è amaro constatare che mi sarĂ  impossibile interrogarlo come facevo quando ero troppo piccolo per capirlo, è triste ricordare che la sua presenza fisica non costituirĂ  piĂą il cuore pulsante del paese, è doloroso accettare che “rapinosa” sia infine giunta la Notte, ma c’è un’inattesa speranza che, come nei suoi quadri, prorompe fendendo le nubi: del Pittore può vivere piĂą che il semplice ricordo, del Pittore può essere tramandato l’insegnamento, può essere vissuta l’arte. E così si perpetua l’incanto, con una forza sconosciuta e rinnovata, in cui non ha peso piĂą la carne, ma solo lo Spirito che intona i suoi canti. Adesso il poeta si è sublimato, ricongiungendosi con la Poesia che muove l’intero universo, e mostra il suo volto in quella dinamica tipica delle cose spirituali, dove ciò che si sottrae alla vorace vista degli occhi, si rivela all’anima in veritĂ  ed insondabile potenza. 

Francesco Miolli

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