"Mai più con Di Pietro Il Pd mi ha scaricato"

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Clemente Mastella CeppaloniLo sfogo di Clemente Mastella: «Io mi dimetto, Pecoraro che ci ha riempito di rifiuti invece resta»
L’auto avanza a fatica, provando a scansare i sit-in di protesta, colorati da striscioni, cartelli e bandiere gialle dell’Udeur. Clemente Mastella ha appena finito la lunga conferenza stampa ma è ancora un fiume in piena. Osserva le centinaia di cittadini scesi in piazza per solidarizzare con lui e con la moglie Sandra: «Trecentomila voti alle ultime regionali, ecco cos’è l’Udeur da queste parti. Un partito che raccoglie consenso, non una banda di pedofili o di spacciatori. E mia moglie è una persona perbene. Ho avuto la solidarietà di Scalfaro, una lettera affettuosa da Cossiga. Poi le telefonate di Andreotti, di tanti vescovi e forse quella più bella, quella di Franca e Carlo Azeglio Ciampi. Secondo lei la signora Franca e il presidente telefonerebbero a un delinquente?».

Ci sono cose che in una conferenza stampa non si possono dire e in un’auto che affanna nel traffico invece magari sì. Sensazioni. Sospetti sgradevoli. A volte fatti interpretabili ma non sufficienti come prova. Poi, delusioni per certe mancate solidarietà politiche: e la tentazione è fare due più due. Certo, per Mastella è anche un modo di difendersi. Ma vale la pena ascoltare, per esempio, certi ragionamenti sugli «alleati» del Pd. Dice: «La mattina che mi sono dimesso, mi hanno lasciato solo: nemmeno un vicepremier. E la sera non hanno mandato in tv nessuno a difendermi. Del governo c’era Di Pietro: un mio nemico. È per questo che quando stamattina m’ha chiamato Fioroni gli ho detto: “Beppe, tu mi dai la solidarietà ma intanto ieri sera a Porta a Porta vi siete sfilati tutti, una vergogna”...».

E se ne è andato dall’Udeur per passare appunto al Partito democratico l’uomo - Sandro De Franciscis, presidente della Provincia di Caserta - che Mastella considera forse il regista di quella che a lui pare una macchinazione: l’inchiesta che lo riguarda e che ha portato all’arresto di sua moglie Sandra: «E voglio dire una cosa, come semplice osservazione, perché è anche un amico mio: ma a Totò Cuffaro lo stanno processando per mafia, ed è rimasto libero; a Sandra l’indagano per concussione e l’arrestano». La tesi - è chiaro - è che si intenda disintegrare l’Udeur e lui stesso. E’ come un’ossessione: «Io guardo i fatti. O con i partiti unici o con gli sbarramenti elettorali o con le campagne contro di me o con le inchieste giudiziarie... A me pare che ci vogliono eliminare. Me e naturalmente a Sandra. Tutti sanno che De Franciscis vuole candidarsi a governatore della Campania: e chi è di stimato, apprezzato e pulito che può ostacolargli la strada? Sandra. E guarda che succede...».

Non si conoscono indagati eccellenti che, prima o poi, non arrivino a giocarsi la carta del complotto: ma l’ex ministro della Giustizia dice di elencare solo fatti. Con una premessa. «Io non so che succederà per il governo di Roma. Ci sono tante incognite... Però una cosa gliela posso dire: io in un governo con Di Pietro non ci posso stare più. Un signore che si permette di attaccarmi e che intanto ha fatto avere al giudice di Brescia che lo prosciolse un incarico da tre milioni di euro in faccende di autostrade... Per non parlare di Pecoraro Scanio: io mi dimetto per un avviso di garanzia. Lui ha seppellito la Campania di rifiuti e resta al suo posto». E svolta, chiamiamola così, questa premessa, i fatti: «Con me hanno provato di tutto. Mi hanno indagato un figlio per Calciopoli, ed è stato prosciolto; hanno intercettato i telefoni di tutti i miei familiari per mesi; una volta che incontrai per caso Lele Mora al “Bolognese” mi pedinarono e andarono a controllare se avesse pagato il conto per me. Adesso ci riprovano. Ma io sono una persona perbene, uno che è uscito pulito da Tangentopoli e dopo trent’anni di politica ha avuto solo due avvisi di garanzia: per le faccende del Calcio Napoli!».

L’idea che Mastella ha della politica - dei suoi limiti, delle sue regole, della sua etica - è elementare, ed era emersa bene già nella conferenza stampa di un’ora prima: «Ci indagano o ci arrestano - aveva detto - per telefonate fatte per reclamare una presidenza oppure raccomandare qualcuno. E’ diventato un reato. Allora io vi chiedo questo: ora l’Udeur è fuori dal governo ma nella maggioranza, se io chiamo Prodi e gli dico “però vorrei la presidenza della Rai” oppure di qualunque altra cosa, ecco, questa che cos’è concussione o logica politica?». Ed è per logica politica, dunque, che Sandra e Clemente si sono infuriati con De Franciscis quando ha cominciato a nominare «persone sue» di qua e di là fregandosene dell’Udeur: «E’ per questo che Sandra lo detesta. E’ per questo che ha detto al telefono: “Per me quell’uomo è morto”. O qualcuno pensa che volesse assoldare un killer?! E guarda caso ci aprono un’inchiesta che decapita il partito e fa finire mia moglie agli arresti domiciliari. E chi è il capo della Procura che ci indaga? Un parente di De Franciscis...».

Mastella ha parlato anche col cardinal Ruini. «Una telefonata affettuosissima». Domenica porterà i suoi deputati e senatori a Piazza San Pietro per star vicino al Papa. «Lo sa perché sono stati arrestati i miei consiglieri regionali? Per aver presentato un’interrogazione per saperne di più di certe nomine di De Franciscis, e nell’ordinanza i giudici hanno scritto che serviva “per isolarlo politicamente”. Poi dicono che la gente ce l’ha coi giudici. Ma le pare che un magistrato si deve mettere a sindacare le iniziative politiche mie o di un altro?».

Iniziative politiche. Anzi, la politica. Alla quale, nella filosofia di Clemente Mastella, tutto è concesso o quasi: «Non prendere le tangenti, però. E prima di tutto perché, come m’hanno insegnato i miei genitori, quello è peccato». Ma il resto sì. Raccomandare, far promuovere, far assumere non è peccato. Del resto, e l’aveva detto in conferenza stampa, bisogna pure saperlo fare: «Se raccomando qualcuno, raccomando uno bravo. Prendi un primario d’ospedale: a me conviene che sia bravo, perché se poi ho un incidente stradale e quel primario non mi salva, quando vado dal Padreterno, lui mi dice: “La colpa è tua, l’avevi raccomandato tu”!». In sala si ride: chi è che non è stato o non ha raccomandato? Ora, però, pretendere una presidenza o la promozione di qualcuno a primario porta in galera. Benissimo, era ora. Ma che non finisca come col calcio, dove, per una trattenuta in area, il rigore a qualcuno lo danno e a qualcun altro no...
Fonte: La Stampa
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