Canoni depuratore, è scontro aperto

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depuratoreIl botte e risposta non sembra incontrare tregua, e dopo la disputa sulla scuola anche sul caso depuratore Cataudo non lascia senza replica l’ultimo affondo di Iannace, che domenica ha diffidato il Comune di Ceppaloni in merito a crediti vantati da San Leucio per l’allaccio di alcune utenze all’impianto di Miccoli. Claudio Cataudo affronta la vicenda e va indietro nel tempo ben prima dell’ottobre 2013, termine a cui il sindaco di San Leucio fa risalire la prima richiesta di atti inoltrata a Ceppaloni per sottolineare l’assenza di documenti e di una convenzione in grado di regolare lo scarico nel depuratore delle utenze del territorio ceppalonese.

 

“La prima corrispondenza tra i due Enti sul tema specifico dei canoni di depurazione risale al 2006”, afferma Cataudo, “e a comprovarlo ci sono le note firmate dal responsabile del settore Finanze Giovanni Barone”. Dell’effettivo scarico, insomma, erano tutti a conoscenza già otto anni fa, ma evidentemente la volontà di intrattenere rapporti pacifici avevano prevalso sulla necessità di mettere nero su bianco numero di utenze, portata dei reflui, somme dovute. “Poi a ottobre 2013, a proposito di colpi bassi”, prosegue il sindaco di Ceppaloni restituendo a Iannace una delle recenti accuse, “da San Leucio arrivava una nota con la quale si chiede di inviare i documenti necessari ad avviare un’istruttoria per l’autorizzazione allo scarico e uno schema di convenzione da sottoporre con urgenza al voto dei Consigli. Le richieste hanno incontrato la nostra totale apertura a sederci a un tavolo per affrontare la questione e studiarla nei dettagli, anche perché bisogna mettere a fuoco il numero preciso delle utenze che scaricano nel depuratore. L’invito al confronto non ha trovato alcun seguito, ma ora di punto in bianco il Comune di San Leucio vuole 18 mila euro a titolo di compartecipazioni mai versate da Ceppaloni e invia uno schema di convenzione da sottoscrivere per regolare il rapporto. Di certo non firmerò questo documento, e inoltre sarebbe interessante capire con quali criteri è stata individuata questa cifra”. Cataudo non solo chiude la porta di fronte alla diffida, ma rilancia. Secondo il primo cittadino se gli importi indicati da San Leucio non hanno basi solide, Ceppaloni invece può vantare crediti certi ed esigibili nei confronti dei ‘vicini’: si tratta di 38 mila euro legati al ‘prestito’ dell’ingegnere Vincenzo Mauro agli uffici di San Leucio; 18mila euro relativi alla gestione associata della Polizia municipale; e infine quote di compartecipazione -in questo caso da accertare - che San Leucio dovrebbe versare per l’allaccio di diverse utenze di Casale Maccabei al serbatoio idrico realizzato esclusivamente con risorse del Comune di Ceppaloni (450mila euro). “Non ci siamo mai sottratti a uno studio per approfondire la vicenda dei canoni del depuratore di Miccoli”, conclude Claudio Cataudo, “e resta tutt’oggi la disponibilità dei nostri uffici a confrontarsi con San Leucio per mettere le cose in chiaro. Sono pronto a sedermi a un tavolo per discutere di uno schema di convenzione, ma non accetterò né il documento e tantomeno l’importo richiesto da San Leucio”.

Fonte: Il Sannio Quotidiano 

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