Grano, «rilanciamo la produzione ma senza retorica sulla civiltà contadina»

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beltiglioNegli ultimi anni, in particolare da quando dal 2008 è comparso sullo scenario internazionale lo spettro della crisi economica, si sente parlare sempre più spesso del ritorno all’agricoltura. Discorsi d’occasione che nella maggiorparte dei casi, provengono da chi, dall’alto e dalla sicurezza della propria posizione, auspica un ritorno alla coltivazione dei campi come fonte di lavoro per i giovani. Una retorica che si fa sempre più strada ma che ieri non è riuscita a trovare terreno fertile negli interventi del convegno sulla produzione del grano promosso dalla Pro Loco di Beltiglio. Si è parlato sì della produzione di questo cereale e in generale del lavoro agricolo come fonte di ricchezza per le future generazioni, ma con un’impostazione completamente diversa da quella che comunemente viene applicata a questo argomento.

 

Si è parlato della necessità di applicare l’innovazione alla coltivazione, dell'opportunità di rilanciarla purché nella direzione di un costante progresso. Non la solita apologia della civiltà contadina, delle tradizioni (che pure vanno ricordate) ma un dibattito proficuo sull'adeguamento dell’attività agricola alle nuove tecnologie. “Non è più il tempo di costruire fontane - ha spiegato Carmine Nardone, in veste di accademico ordinario dei georgofili - “ma di rendere le proprie comunità autosufficienti nella produzione di energia. Bisogna dare una lettura storica e non idilliaca del mondo contadino. i deve puntare sull’innovazione per dare una prospettiva di reale sviluppo all’agricoltura. Dobbiamo lasciarci alle spalle queste scie feudali che ci portiamo da epoche passate”. Un contributo al rilancio del settore dovrebbe derivare dai fondi che l’Unione Europea metterà a disposizione nella prossima programmazione. “Le risorse ci sono - ha precisato Nardone - quello che manca è l’intelligenza nel gestirle”. Un dato riportato anche dal presidente della Coldiretti, Gennaro Masiello “probabilmente anche i fondi della prossima programmazione non verranno impiegati nel modo migliore. Ci si era detto che bisogna riscrivere l’utilizzo di queste risorse, ma credo che nessun amministratore sia stato contattato dalla Regione per un confronto sull’argomento. Il 22 luglio la Campania presenterà a Bruxelles le prime schede per l’impiego di questi fondi. In mancanza di un confronto tra le parti probabilmente la gestione sarà fallimentare come quella che ha interessato l’ultima programmazione”. E quindi, proprio in tema di rilancio dell'occupazione attraverso il settore agricolo, probabilmente bisognerà dire addio alla possibilità che i fondi europei possano dare un contributo reale all’imprenditore agricolo. E’ questa la figura che ora bisogna immaginare. “Certo il passaggio da agricoltore a imprenditore richiede un cambiamento culturale – ha osservato Masiello – ma è in questa direzione che bisogna andare”. Ritornando all'interrogativo posto ai relatori all'inizio del confronto è cioè quanto sia utile la produzione del grano, una risposta efficace è pervenuta da Ettore Varricchio, docente dell'Università degli Studi del Sannio, attualmente responsabile del comitato scientifico di un progetto portato avanti da un'equipe di ricercatori sul recupero di alcune tipologie di grano antico. “Se il grano si pone ancora alla base della piramide nutrizionale va da sé che la produzione va rilanciata nel rispetto della sostenibilità ambientale”. E' stato ancora il sindaco di Ceppaloni, Claudio Cataudo, a parlare della necessità “di non recidere il cordone ombelicale col nostro passato” ma anzi di “rintracciare in quello una risorsa per il futuro”. Un futuro che va costruito con il lavoro delle istituzioni e delle associazioni, che in sede di convegno erano rappresentate dal presidente della Pro Loco di Beltiglio, Saverio Porcaro, e Antonio Lombardi, presidente dell'Unpli provinciale. Moderatrice dell'incontro Marinella Parente, tesoriere e responsabile culturale della Pro loco locale.

Fonte: Ottopagine

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