Caso De Girolamo. Barone e Papa, il gatto e la volpe: i dioscuri del ministro pescati tra gli ex Udeur
di Gigi Di Fiore
Benevento. C’è chi, da queste parti, ormai li chiama «il gatto e la volpe». E, anche per motivi anagrafici e diversa attività professionale, appare evidente come la «volpe» sia l’avvocato 40enne Giacomo Papa e «il gatto» il pubblicista 35enne Luigi Barone. Sono i due principali partecipanti, naturalmente con il ministro Nunzia De Girolamo, a quello che il gip Flavio Cusani definisce il «ristretto direttorio politico-partitico costituito al di fuori di ogni norma di legge». Un direttorio, che si riuniva, soprattutto nei fine settimana, a San Nicola Manfredi in casa di Nicola De Girolamo, padre di Nunzia. Ma anche, questa volta in riunioni più ristrette, in un ristorante sannita.
È il sistema di potere post-mastelliano. Il potere ai cicatielli, nato nel nome e per conto del Pdl berlusconiano. Nunzia De Girolamo, giovane a rampante figlia del direttore del Consorzio agrario beneventano in odore di liquidazione, per diverso tempo è stata la responsabile provinciale del partito in via Flora. Poche riunioni fissate per confronti politici, una pattuglia di fedeli coadiutori, come il consigliere regionale ed editore-direttore del «Sannio Quotidiano», Luca Colasanto. Ma anche, e soprattutto, in un rapporto fiduciario più stretto, il giovane Luigi Barone, pubblicista di Ceppaloni nominato vice direttore dello stesso giornale.
Il padre di Barone, Enzo, è stato candidato a sindaco di Ceppaloni, poi assessore e oggi consigliere comunale. Un ex mastelliano, naturalmente, ma nel verbo di Clemente sono un po’ cresciuti e hanno iniziato a far politica in tanti nell’area di centro-destra beneventano. E non solo in quella. Barone diventa portavoce del Pdl provinciale, nell’epoca De Girolamo. Naturalmente, come per incanto, gli arrivano anche le nomine in qualche ente, come nel comitato direttivo dell’Asi beneventana per decreto regionale.
La sera camminava in via Flora anche l’avvocato Giacomo Papa. Un apprezzato studioso di diritto, dicono in molti. Uno che ha scelto di specializzarsi in diritto sanitario e infatti, proprio nel mondo degli appalti e delle nomine della sanità sannita, fa sentire, da dietro le quinte, i suoi suggerimenti e consigli registrati nelle riunioni del famoso «direttorio». Papa ha avuto un incarico di insegnamento in diritto sanitario all’Università del Molise e proprio in quella regione, a Boiano, ha aperto uno studio legale associato con il collega Antonio Giulio Giallonardi. Uno studio assai frequentato, con sedi operative anche a Benevento e Isernia. Nunzia De Girolamo ha molta fiducia nei consigli tecnico-giuridici di Papa e apprezza il dinamismo nei rapporti di Barone. E, al battesimo della figlia del suo portavoce a Ceppaloni, fu al centro di un incidente diplomatico in chiesa: poiché lei, madrina designata, era sposata solo al Comune con il deputato Pd Francesco Boccia, venne considerata dal parroco don Renato Trapani una convivente in odor di peccato. Per il buon fine della cerimonia, fu necessario un cambio di chiesa e parroco, con autocertificazione di Nunzia che si dichiarava «nubile». Potenza del diritto canonico. Dal Pdl al governo Letta, per poi approdare agli scissionisti di Angelino Alfano. Nunzia De Girolamo, ministro dell’Agricoltura, non dimentica i suoi fedelissimi. Giacomo Papa viene prima nominato consigliere giuridico a Roma, poi vice capo di gabinetto. È stato proprio lui l’autore tecnico-giuridico del famoso emendamento alla legge di stabilità che prevedeva 400 milioni ai Federconsorzi. Un emendamento poi bocciato. Capita. Il vice capo di gabinetto, intanto, conserva un piccolo incarico simbolico di consigliere comunale ad Arpaise. Ma ancora di più è stato per quattro anni, fino allo scorso ottobre, commissario liquidatore di quel Consorzio provinciale agrario che ha per direttore Nicola De Girolamo. Un Consorzio controllato dal ministero dell’Agricoltura, guidato da Nunzia. A Roma, a Roma. Ci arriva anche Luigi Barone. Prima si dimette dalla vice direzione del «Sannio quotidiano» e poi diventa direttore della rivista online «Agricoltura italiana». È il sito web informativo del ministero, vi lavorano anche due giornaliste: Natalie Nicora e Olga Buglak. Una nomina che non viene digerita dai giovani del Pd sannita. In un comunicato scrivono che è espressione di una «certa idea della politica e delle istituzioni, ostaggi degli interessi dei singoli e del consenso personale». Il post-Udeur sotto i riflettori politici. In provincia. Poi agli inquirenti racconta l’ex direttore amministrativo della Asl beneventana, Felice Pisapia, finito sotto inchiesta per una serie di mandati di pagamento: «C’erano incontri politici, sulla gestione complessiva della Asl, cui partecipavano l’avvocato Giacomo Papa e Luigi Barone, quali esponenti del direttorio vicini all’onorevole Nunzia De Girolamo».
Ruoli extra-istituzionali, ma di peso. I capitolati degli appalti da predisporre dovevano essere consegnati a Papa, accusa Pisapia. Sull’appalto del 118, proprio l’avvocato, nella registrazione furtiva di Pisapia, il 23 luglio del 2012 propone un affidamento temporaneo in proroga del servizio. E parla dell’Asl, come se ne facesse parte. Con il pluralis maiestatis: «Tra poco ci commissariano, fra poco la gara pubblica se la fa la Regione! Quel giorno che accadrà non torniamo più indietro».
La volpe, l’eminenza grigia consigliere giuridico senza orari o vincoli di sedi istituzionali. E l’avvocato fa valere le sue competenze in diritto sanitario. Luigi il gatto, invece, fornisce notizie, sintetizza l’accaduto. Non interpreta, né suggerisce in quelle conversazioni. È chiaro, il giudice Cusani: «Non tutti gli atti d’indagine risultano essere trasmessi a questo gip, tenendone riservati alcuni». Da quegli atti, il resto delle registrazioni di Pisapia, sono nati nuovi filoni d’inchiesta.
Non si sa che sviluppi avranno. Di certo, Papa e Barone hanno vissuto insieme momenti piacevoli e altri meno. Come nel 2009, quando Barone denunciò l’aggressione intimidatoria di due giovani mentre tornava, nella sua Bmw, verso casa in via Stazione a Ceppaloni. Lo bloccarono due sconosciuti armati, coperti da caschi, con messaggi minacciosi da trasmettere a Nunzia De Girolamo. Due anni dopo, una bomba carta sotto casa con un fogliettino e alcuni nomi cerchiati: Barone, Pepe, De Girolamo. Episodi rimasti misteriosi. Ma, in quell’occasione, Barone il gatto, che era ancora portavoce del Pdl beneventano, si affrettò a dichiarare: «Non so a chi possa dare fastidio. Ma non mi lascio intimidire, continuerò la mia battaglia per la legalità ». Non ci furono commenti, né polemiche. Anche se i due episodi non sono mai stati chiariti. Ma sembrano bazzecole, rispetto ai riflettori infuocati di questi giorni.
Fonte: Il Mattino

