Quei manager della sanitĂ  pubblica del Beneventano li paghiamo noi e non la De Girolamo

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Nunzia DeGirolamoNunzia De Girolamo, ministra dell’Agricoltura e deputata beneventana, esce male dalle rivelazioni dei contenuti delle registrazioni abusivamente raccolte, nel luglio 2012, dall’ex dirigente amministrativo dell’Asl, Felice Pisapia. Sono state effettuate nel corso di incontri avvenuti in casa De Girolamo. Si parlava di decisioni da prendere in materia di sanitĂ  pubblica a Benevento. Con Pisapia e la deputata, vi hanno partecipato gli altri componenti del management dell’Asl, il direttore generale Michele Rossi e il direttore sanitario Gelsomino Ventucci, nonchĂ© due fedelissimi collaboratori politici della De Girolamo, l’avvocato Giacomo Papa e il giornalista Luigi Barone. La De Girolamo non aveva titolo a discettare sulle decisioni che il management doveva prendere, men che meno i due privati cittadini Barone e Papa.

 

 

 

Ne esce male De Girolamo, ma da lei nessuna autocritica, ineccepibile a suo avviso è stato l’accaduto. Non ne sono derivate noie giudiziarie per lei, non è indagata, e tanto deve bastare. In parlamento alcuni partiti stanno pensando di presentare una mozione di sfiducia nei suoi confronti? Per lei è solo strumentalizzazione politica, che fa seguito a una pessima campagna mediatica nei suoi confronti.

Quanto emerso dalle registrazioni abusive effettuate da Pisapia è contenuto in un’informativa della Guardia di Finanza consegnata a dicembre alla Procura della Repubblica di Benevento, al Pm Giovanni Tartaglia Polcini, informativa pubblicata nell’edizione online del “Fatto Quotidiano” dal pomeriggio del 9 gennaio 2013, e tuttora leggibile da chiunque. L’informativa fa parte di un’inchiesta giudiziaria sull’Asl che, con Pisapia, allo stato, vede indagati altri 5: un funzionario dell’Asl e 4 imprenditori in rapporti con tale Azienda, per ipotesi di reato contestate a vario titolo di peculato e truffa e concorso in truffa.

Barone e Papa a che titolo hanno discusso di vicende istituzionali delicate?
Il fatto è noto e non lo ricordiamo, rimandando ai tanti articoli e commenti che il Vaglio ha dedicato al caso. Qui solo ribadiamo che, dei sei presenti ai due incontri registrati, non sono indagati De Girolamo, Rossi, Ventucci, Papa e Barone.

Concentriamo un attimo l’attenzione su questi ultimi due partecipanti il cui titolo a conoscere e discettare della sanità pubblica sannita è tutto da spiegare. Barone – collaboratore storico di De Girolamo, già vicedirettore del quotidiano locale di un altro pidiellino di primo piano, il consigliere regionale Luca Colasanto – dopo che la deputata è diventata ministra è stato nominato direttore del portale di quel Ministero “Agricoltura Italiana online”.

Papa, altro berlusconiano di lunga data, fu nominato nel dicembre 2009, quando era responsabile Enti Locali del Pdl sannita, commissario liquidatore del Consorzio Agrario di Benevento dagli allora ministri Luca Zaia e Claudio Scajola ed è rimasto in carica fino al 31 ottobre 2013.

A casa De Girolamo tutti e sei, è scritto nell’informativa della Finanza alla Procura, discutevano: di dislocazioni di sedi sanitarie pubbliche legate all’annosa vicenda del Servizio di Pronto soccorso 118; di una sanzione erogata dall’Asl a un asserito amico di Barone e della De Girolamo, venditore di mozzarelle e caci, trovato in difetto da alcuni ispettori della locale Asl; dell’opportunitĂ  di far capire a dirigenti dell’ospedale cittadino privo e convenzionato con l’Asl chi “comandasse” nell’Asl di Benevento e delle modalitĂ  con cui farlo capire; di un bar all’interno del medesimo Fatebenefratelli di Benevento per la cui gestione si stavano contrastando due fratelli uno dei quali marito di una sorella della madre della De Girolamo (il bar è stato affittato, tempo dopo, a un’impresa intestata alla cugina della deputata, figlia di quegli zii appena citati); di sindaci iscritti al Pd sannita, alcuni 
destinatari di pesanti aggettivazioni da parte della deputata, altri non insultati anche perchĂ© avrebbero mostrato rispetto e disponibilitĂ  verso la De Girolamo.

Dei giornali nazionali, nell’ordine, La Repubblica, L’Espresso e Il Fatto Quotidiano hanno dato conto del contenuto delle registrazioni, delle parole e delle parolacce espresse dalla deputata in esse e la questione sul piano politico, giorno dopo giorno, s’è aggravata, con parlamentari di Sel e M5S che vogliono proporre una mozione di sfiducia alla ministra.

Le risposte evasive della De Girolamo
La De Girolamo così ha cominciato a rilasciare interviste, ieri, tra l’altro al Corriere della Sera e alMattino, dopo aver inizialmente minacciato querele ai divulgatori di abusive registrazioni, censurandoli anche perchĂ© mentre le propalavano non si interessavano degli indagati. Una campagna stampa, a suo avviso, “kafkiana” dato che l’inchiesta giudiziaria era partita a fine 2012 proprio dalla denuncia del manager Rossi.

In realtà la questione è molto seria benché non abbia comportato implicazioni giudiziarie per la ministra e gli altri quattro (Rossi, Ventucci, Papa e Barone). Le registrazioni, sicuramente ottenute in modo molto censurabile, comunque sono oramai note a tutti e delineano la gravità dell’accaduto, tanta, sul piano politico e dell’etica pubblica. A sancirlo e con autorevolezza è, nell’ordinanza che ha disposto le misure cautelari verso Pisapia e gli altri 5 indagati, il Giudice per le indagini preliminari di Benevento Flavio Cusani che ha parlato di “indagini sull’esistenza di un ristretto direttorio politico-partitico, costituito, al di fuori di ogni norma di legge, da componenti esterni all’amministrazione, a cui fa riferimento il direttore generale dell’Asl nella gestione dell’Ente e che quel ristretto direttorio, come riferito dallo stesso Pisapia negli interrogatori resi, si occupava in funzione di interessi privati e di ricerca del consenso elettorale, con modalità a dir poco deprimenti ed indecorose, di ogni aspetto della gestione dell’Asl (dai trasferimenti e nomine di dirigenti e primari, gare di appalto, allocazioni sul territorio di sedi Asl, rapporti con strutture e ospedali convenzionati Asl, per giungere sino a faccende spicciole come il rimediare al sequestro di latticini effettuato a un rivenditore amico)”.

La De Girolamo e vieppiù Barone e Papa non dovevano per legge conoscere quelle questioni di cui invece hanno così a lungo discusso e approfonditamente, tanto meno dovevano delineare con il management dell’Asl ipotesi di soluzioni. Di quelle materie sanitarie, alcune delicatissime e spinose come il Sevizio di pronto soccorso, il management dell’Asl dell’epoca – lautamente pagato dalla Regione Campania – doveva discuterne nella sede dell’Asl e non a casa De Girolamo con degli estranei all’Azienda.

I signori Papa e Barone hanno invece potuto disquisire con i tre manager, esprimere le proprie opinioni in merito e interloquire con il management finanche sul fare o meno e in che modo la gara per l’attribuzione del Servizio 118 (vicenda quest’ultima delicata già allora, nel 2012, e tuttora oggetto di contestazioni violenta lotta sindacale fino a questi ultimi giorni: Rossi è stato chiamato a riferirne martedì prossimo nella Commissione del Consiglio Regionale della Campania).

Le parolacce che hanno connotato alcune frasi della De Girolamo contenute nelle registrazioni divulgate, in quegli ineffabili “summit” casalinghi sui destini della sanità pubblica sannita, sono dunque l’aspetto di gran lunga meno grave, quello dello stile: ognuno ha il proprio.

Fatti gravi appaiono altri: “Lei fornisce la netta sensazione di dare ordini, di parlare come qualcuno che comanda sui dirigenti della Asl” le ha chiesto ieri Il Corriere della sera, De Girolamo ha così risposto: «Ma a chi? Su cosa? Non faccio mai riferimento a promozioni, non chiedo di avvantaggiare… affronto, piuttosto, le questioni del territorio: medici che rivendicano, ospedali chiusi…».

La ministra ha svicolato: se, infatti, avesse esplicitamente fatto riferimento a promozioni o ad avvantaggiare qualcuno (in entrambi i casi evidentemente a danno di altri), sarebbe stata di corsa indagata.

Al Mattino, invece, che sempre ieri le ha chiesto “Ma ritiene normale che una parlamentare si interessi dell’apertura di un bar a vantaggio di un familiare?”, la De Girolamo, ha detto: « Il marito di mia zia è amministratore della societĂ  che gestiva l’ospedale all’interno del Fatebenefratelli da circa trent’anni. Nessun favoritismo. Io avrei mandato i controlli?».

Altra risposta che glissa, ovviamente nessuno glielo stava chiedendo o in precedenza ha scritto questa sciocchezza, la deputata in quanto tale non aveva alcun potere di mandare i controlli su quella faccenda del bar.

La ministra, invece, ha da spiegare ben altro alla pubblica opinione e alla sua cittĂ . Il Vaglio gliele ha poste subito, il 4 gennaio, le domande cruciali, e le risposte si sono implicitamente avute nelle dichiarazioni dei giorni seguenti della De Girolamo: “1) La ministra deve dire se quegli incontri – tra lei, i suoi fidi privati collaboratori e il management dell’Asl pagato profumatamente con soldi pubblici – si siano effettivamente tenuti o no; 2) deve dire se quanto riportato nell’ordinanza del Gip e dai giornali e attribuito a lei, come contenuto dei tali incontri, sia vero o no; 3) se non può smentire queste due circostanze, deve esplicitamente affermare se il suo comportamento, politico ed etico di parlamentare, sia stato in tali incontri corretto oppure no.

La De Girolamo non ha smentito che quegli incontri, nei luoghi familiari e con quei partecipanti, si sono tenuti, né ha smentito i contenuti delle trascrizioni delle registrazioni e ha pure detto che nulla ha da rimproverarsi al riguardo. Per ciò non si dimetterà da ministro, né da parlamentare. E questo l’avevamo previsto.

Le avevamo per ciò solo chiesto di resistere attaccata alla poltrona in silenzio, data la – per noi e per tantissimi – imbarazzante situazione svelata, ma nemmeno questo ha concesso all’opinione pubblica beneventana, e senza alcun problema parla o svicola alle domande o minaccia querele.

La esplicitata subalternitĂ  del manager Rossi alla deputata
Eppure, a leggere sul Fatto Quotidiano le sedici pagine dell’informativa della Finanza alla Procura si resta sconcertati, fuori dai panni. A partire dalla professione di obbedienza di Michele Rossi alla deputata:Nunzia premesso che io non resterò un secondo in quell’Asl, se non per te e con te, perchĂ© la nomina l’ho chiesta a te e tu me l’hai data ed è giusto che ci sia un confronto ed un percorso che si deve portare avanti… Nunzia io non resterò un secondo oltre la tua volontĂ . E se resto, resto unicamente per dialogare e confrontarmi con te per andare avanti sulle tue corrette indicazioni, come sono sempre state fino a oggi.

Rossi non ha smentito queste parole pronunciate nell’incontro della serata 23 luglio 2012, dagli atti giudiziari a lui attribuite. Non arrivando smentita, gli va ricordato che è stato nominato a dirigere l’Asl non da De Girolamo ma dalla Giunta Regionale della Campania e infatti per farlo è pagato, ripetiamo lautamente, coi nostri soldi pubblici e non con il danaro della deputata. Il presidente della Giunta Regionale Caldoro può restare inerte rispetto a ciò?

Torniamo alle registrazioni leggibili sul Fatto Quotidiano, il confronto sulla gara per l’affidamento per il delicatissimo Servizio del 118 è gran parte di incontro della serata 23 luglio 2012. Tutti dicono la loro, i tre del management e i tre che nulla erano tenuti a sapere, nĂ© a mettere becco.

Grande confidenza invece tra i presenti in casa De Girolamo, tutti si danno del tu, fanno ipotesi, le smontano, prefigurano quadri, scenari, come se le problematiche di una gara, per il pronto soccorso ai beneventani, fossero casi loro. Tant’è che un partecipe, Giacomo Papa, a un certo punto dice, parlando in prima persona plurale, quasi fosse uno del management dell’Asl: â€¦perchĂ© ancora non ci organizziamo bene e quindi non abbiamo ancora le idee chiare per poter fare una gara di tre anni, che presuppone una serie di cose; lo dico: abbiamo la scusa del Die, facciamo una gara negoziata...

Uno dei presenti, il commissario liquidatore – allora in carica – del Consorzio Agrario di Benevento, Papa, disquisisce dunque nel “simposio” a casa De Girolamo del Die, del Dipartimento Interaziendale dell’Emergenza, per la realizzazione del quale si sarebbero dovuti accordare l’Asl e l’Azienda Ospedaliera Rummo, onde far funzionare meglio le cure di pronto soccorso sul territorio.

Neanche il giornalista Luigi Barone ha potuto fare a meno di dire la sua in materia di emergenza sanitaria pubblica e a un certo punto, nella lunga e serrata discussione, è intervenuto, ancora una volta, per dire, anche lui come Papa usando la prima persona plurale: â€¦fin quando non fanno il Die, facciamo sempre la proroga.

Sono sedici le pagine con questi stralci di colloqui e di approfondimenti anche di soggetti estranei alla gestione della SanitĂ  pubblica a Benevento leggibili sul Fatto Quotidiano online, noi qui ne stiamo riportando solo qualche rigo… C’è da impallidire. E la circostanza che questi colloqui non abbiano rappresentato ipotesi di reato, davvero, nulla toglie alla gravitĂ .

Il secondo “simposio” convocato a casa De Girolamo è del 30 luglio 2012. Sempre gli stessi sei a parlare di sanitĂ  pubblica, assieme stavolta a una non meglio precisata Margherita. Nelle registrazioni di questa serata c’è il noto conciliabolo sul venditore di mozzarelle sanzionato dall’Asl con Barone che ricorda ai presenti come l’esercente fosse amico suo e di De Girolamo e quanto avesse patito economicamente per la merce sequestrata dalla stessa Asl e per la sanzione inflittagli, ed è una botta e risposta con Rossi e Pisapia. FinchĂ© il direttore generale a Barone che gli specifica: Gli hanno sequestrato 80/90 chili di formaggio… risponde, parlando dei dipendenti dell’Asl che lui stesso dirige: Insomma un bello sfregio. E Barone a lui: Eh sì uno sfregio… però ora dico almeno sulla sanzione amministrativa…

Ci sono poi gli approfondimenti dei sei registrati su dove convenga dislocare una struttura sanitaria di Montesarchio, se a S. Agata dei Goti, ma lì il sindaco piddino non rientra nel gradimento della deputata che, senza mezzi termini, lo definisce uno stronzo. Passa invece il colorito vaglio della De Girolamo l’altro sindaco piddino, quello di Airola, che lei bonariamente definisce un intrallazzino il quale le ha telefonato e promesso che, se la struttura sanitaria andrĂ  ad Airola, saranno sicuramente la deputata e Michele Rossi a tagliare il nastro. La deputata ricorda ai presenti di aver detto al sindaco di Airola che ne avrebbe interessato Rossi e lo stesso Rossi, 
immediatamente, assicura alla deputata: Quella è una cosa che possiamo tranquillamente dare.

Una lunga conversazione tutta su questi toni e contenuti che si conclude con il giornalista Barone – pienamente a suo agio nel prefigurare possibili decisioni sulla pubblica sanitĂ  – che dice: A me se i nostri sindaci non hanno interesse, si fa ad Airola e si può fare anche a Forchia. E Nunzia De Girolamo a lui: No Forchia no!… Preferisco poi darlo a uno del Pd che ci vado a chiedere 100 voti.

Nelle registrazioni effettuate il 30 luglio 2012, leggibili sulla versione online del Fatto Quotidiano, infine si parla del Fatebenefratelli con De Girolamo che pronuncia la famosa frase: MichĂ©, scusami, al Fatebenefratelli facciamogli capire che un minimo di comando ce l’abbiamo. Altrimenti mi creano coppetielli con questa storia. Mandagli i controlli e vaffanculo….

Dai vertici della Regione Campania finora nessuna reazione ufficiale, ma è stata comunque disposta un’ispezione;
in Parlamento, come detto, Sel e M5S si stanno muovendo per sfiduciare la ministra. Gelidi i primi commenti anche dalle berlusconiane Mara Carfagna e di Daniela Santanchè che non hanno escluso che Forza Italia possa votare la sfiducia alla De Girolamo. Nel Pd, finora, il solo deputato sannita, Umberto Del Basso De Caro, ha preannunciato proprio voto favorevole all’eventuale mozione di sfiducia alla ministra.

E comunque, dagli altri sviluppi leggibili oggi – su Repubblica circa la presenza di un testimone chiave (il dirigente Asl Arnaldo Falato) nell’inchiesta del Pm Tartaglia Polcini e le accuse che questi fa a Rossi oppure sul Fatto Quotidiano sui controlli mandati ieri dal Comune di Benevento al bar della cugina della De Girolamo al Fatebenefratelli, sul’effettivo avvenuto rispetto delle prescrizioni per la relativa ristrutturazione edilizia – possiamo affermare che la vicenda giudiziaria e quella politica, legate all’Asl di Benevento, che tanto rumore hanno fatto qui e in Italia, siano solo all’inizio.

Fonte: Il Vaglio

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