Anche l’Irpinia nella Terra dei Fuochi: nella mappa Preturo e Chianche

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rifiuti-tossici 1Della terra dei fuochi se ne parla da un po’ di tempo. Ma, nessuno avrebbe mai immaginato che la nostra verde Irpinia c’entrasse qualcosa con i veleni sversati nel sottosuolo. Materiale tossico che ha inquinato anche i più belli e salutari territori della Campania. A ricondurre l’Irpinia alla terra dei fuochi è un’indagine della Procura di Santa Maria Capua Vetere che ha scritto nel registro degli indagati 38 persone. Le stesse che il 30 gennaio dovranno comparire dinanzi al gup di Salerno Dolores Zarone per l’udienza preliminare. L’inchiesta è stata riportata dalla trasmissione televisiva “Report”, in onda ieri sera su Raitre.

 

 

Attraverso un servizio i giornalisti del programma di inchiesta hanno ripercorso tutte le tappe del processo “Chernobyl” e hanno illustrato la mappa delle altre “terre dei fuochi”. La Procura casertana ha mappato i terreni agricoli e i fondi usati come discariche abusive e sversatoi di rifiuti tossici e pericolosi. Sono ben sei in provincia di Salerno e due in Irpinia: a Petruro Irpino e nel comune di Chianche (1500 mq di terreno), dove in alcuni casi i materiali venivano scaricati direttamente sulla sponda del fiume Sabato. Il gruppo criminali agiva anche nel beneventano in un’area di 5000 mq nel comune di Ceppaloni. I rifiuti speciali, si legge nel decreto di richiesta di rinvio a giudizio, venivano abbandonati anche nei comuni del foggiano. Il sistema criminale è stato svelato grazie alle intercettazioni telefoniche, i pedinamenti, i blitz dei carabinieri dei Noe e i filmati che riprendevano il flagranza di reato gli indagati “a smaltire tonnellate e tonnellate di rifiuti tossici nei fiumi, nei terreni, sui fondi agricoli sui quali di lì a poco sarebbero stati seminati e coltivati ortaggi”. Il processo Chernobyl purtroppo oggi rischia la prescrizione. Almeno per i reati minori perchè i termini scadono a marzo. Un iter lunghissimo che tra fascicoli trasferiti da una Procura all’altra e competenze territoriali dei tribunali, rischia di far cadere tutto nel dimenticatoio. I 38 indagati potrebbero non essere mai giudicati in un’aula di un tribunale. Nel mirino della Procura sono finiti i gestori degli impianti di compostaggio che secondo le accuse distribuivano i veleni ai contadini, i titolari delle società alle quali era affidato lo smaltimento di quatro depuratori, gli autotrasportatori. Da qui passava il giro di affari stimato all’incirca sui 50 milioni di euro. Con un territorio trasformato in una bomba tossica e un processo che prende la via della prescrizione.

Fonte: Ottopagine

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