Il Patto Territoriale degli sperperi
Un patto di sperperi, un patto di soldi buttati via al vento senza creare alcuna prospettiva di sviluppo e occupazione. “Cambieremo le sorti della Valle del Sabato”, andavano dicendo, erano i primi anni 2000, i governanti locali di allora. Di quell’esperienza, che era il Patto Territoriale di Ceppaloni – gestito poi da una società chiamata Patto Territoriale Sviluppo 2000 – non è rimasto alcunché, tranne che qualche capannone bruciato e abbandonato. Tutto iniziò alla fine degli anni ’90, quando i comuni di Ceppaloni (capofila), San Leucio del Sannio, Arpaise, Pannarano, Altavilla Irpina e Roccabascerana promossero il Patto Territoriale Valle del Sabato. Dominus dell’operazione, una commercialista, la dottoressa Lucia Prencipe. Si andò avanti con incontri, dibattiti, studi di fattibilità ed altro ancora, fino alla firma dell’allora ministro dello Sviluppo Economico Antonio Marzano (dicembre 2001), del decreto di finanziamento.
Cento miliardi di vecchie lire per “creare effetti propulsivi all’economia locale”, affermò in un incontro pubblico un consigliere d’amministrazione della società . Insomma, l’obiettivo era ambizioso ma con tante risorse a disposizione sicuramente realizzabile: rilanciare la Valle del Sabato. Il percorso, però, fu sin da subito irto di ostacoli. Ad iniziare dalla definizione della forma giuridica della società che avrebbe dovuto gestire iter e risorse. Ci furono diverse riunioni, perlopiù capitanate dall’allora presidente della Provincia Carmine Nardone, ma alla fine la mediazione non fu trovata e si arrivò allo strappo. Dei sei comuni promotori soltanto due aderirono alla società , Ceppaloni ed Arpaise, gli altri si dileguarono contestando la legittimità dello statuto. Il capitale sociale fu determinato in 400mila euro, di cui circa 150mila a carico del Comune di Ceppaloni. Nella società entrarono anche la Provincia di Benevento, la Camera di Commercio, le associazioni di categoria e datoriali e numerosi soci privati che ambivano ad ottenere i finanziamenti del Patto. Risolte le questioni tecniche ed esclusi dalla gestione i dissidenti, l’operazione decollò. Fu aperto un bando per la partecipazione delle imprese alla richiesta di finanziamento, poi fu affidata alla Bnl l’istruttoria bancaria. Delle circa quaranta aziende richiedenti, quasi trenta ottennero il via libera. E di queste un terzo avviarono effettivamente le opere realizzando l’opificio. Evidentemente, però, lo scopo del Patto non era soltanto di realizzare opere pubbliche o capannoni industriali ma soprattutto quello di creare occupazione. Nello studio iniziale si parlava di oltre cinquecento posti di lavoro, successivamente scesero a quattrocento, poi a trecento. Ma erano pur sempre impegni e promesse, oggi, a distanza di dodici anni dal decreto di finanziamento, di quei tanto auspicati posti di lavoro non c’è alcuna traccia. Il Patto per molti giovani rappresentava un sogno, un qualcosa che si stava per concretizzare. Ed invece non è rimasto altro che una presa in giro. Corredata con tanto di corsi di formazione (anno 2006), pagati profumatamente dalla Regione Campania, per i giovani del comprensorio che così toccarono quasi con mano il lavoro. Oltre due miliardi di vecchie lire per finanziare dodici percorsi formativi a centosessantasette formandi. Di quell’esperienza non è rimasto nulla, eccezion fatta per una bella pergamena consegnata in pompa magna dai vertici del Patto e del Comune nell’aula consiliare di Ceppaloni. Anzi, ad alcuni dei giovani e dei tutor pare ancora debbano pagare i compensi… Il resto è quasi storia dei nostri giorni. Qualche azienda parte, assume e licenzia anche, qualche altra invece si incendia e i lavoratori finiscono in cassa integrazione, qualche altra inizia la realizzazione dell’opera e lascia tutto a metà … Che cosa resta del Patto Territoriale? Miliardi sperperati, giovani illusi, terreni sottratti agli agricoltori per lasciare sugli stessi incompiute e opifici bruciati. Siamo a Ceppaloni, Valle del Sabato, Benevento.
In undici anni nel CdA si sono alternati tanti politici e volti noti dell’economia sannita
La società Patto Territoriale Sviluppo 2000 Valle del Sabato arl è stata costituita il 24 maggio del 2002 ed iscritta al Registro delle Imprese di Benevento il 13 giugno dello stesso anno. L'oggetto sociale recita testualmente: "La società ha per oggetto 'attuazione del Patto Territoriale Sviluppo 2000 Valle del Sabato approvato con decreto del Ministero delle Attività Produttive n. 56 del 20 dicembre 2001 e conseguenti impegni assunti nel protocollo d'intesa". L'attuale presidente del Consiglio di Amministrazione è Giacomino Fantasia, l'amministratore delegato è Saverio Ranaudo. Il consiglio di Amministrazione è formato da sei componenti oltre presidente e amministratore. In passato hanno ricoperto la carica di amministratore delegato Lucia Prencipe, Mimmo Masone (attuale sindaco di Pietrelcina) ed Ettore Melisce; quella di presidente Mario Cataudo (già sindaco di Ceppaloni e papà dell'attuale primo cittadino Claudio) e Romeo Furno (già sindaco di San Leucio del Sannio). Tra i volti noti che hanno partecipato, negli anni, al Consiglio di Amministrazione ci sono Giovanna De Vita (già presidente della Confesercenti), Sergio Vitale (già direttore di Confindustria), Angelo Vitale (funzionario del Pd) e Antonio Campese (vicepresidente della Camera di Commercio) La società , negli undici anni di vita, è passata da un capitale sociale di 414mila euro (versato 285mila) all'attuale di 80.700 euro, con l'erosione dovuta alle spese della stessa.
Fa la vertenza sindacale alla società di gestione e da dipendente diventa consigliere d’Amministrazione
C'è di tutto nel Patto Territoriale Valle del Sabato. Anche il caso di una dipendente, poi divenuta anche consigliere di amministrazione, che fa causa alla sua stessa società per vedersi riconosciuti gli stipendi da gennaio 2008. Si tratta della dottoressa Maria Domenica Santamaria che si è rivolta alla sezione Lavoro del Tribunale di Benevento per vedersi riconosciuta la somma di quasi 30mila euro per ventisei mensilità arretrate (l'istanza è di febbraio 2010). Nel ricorso per decreto ingiuntivo il legale della dottoressa Santamaria scrive che "il CdA nella seduta deò 12.2.2010 ha confermato il mancato pagamento delle retribuzioni". E' singolare, però, che la stessa dottoressa Santamaria pochi mesi dopo, quando aveva già in corso un contenzioso con la società , sia stata nominata dall'assemblea dei soci alla carica di consigliere di amministrazione della società Patto Territoriale Sviluppo 2000 Valle del Sabato. Precisamente la nomina è avvenuta il 4 agosto 2010. Almeno questo è quanto risulta dalla visura storica della società con sede in Ceppaloni alla via Cretazzo.
L'Amacim: da azienda che avrebbe dovuto realizzare sistemi elettrici a deposito per auto demolite
Spulciando le visure delle società che hanno aderito al Patto Territoriale Valle del Sabato, è l'Amacim quella che ha destato maggiore curiosità . La società , con 110mila euro di capitale sociale e con sede alla via Einstein di Benevento, avrebbe dovuto realizzare ed installare impianti elettrici interni ed esterni e ascensori. Ma dopo aver realizzato l'opificio alla contrada Rotola di Ceppaloni con le risorse governative, a maggio 2010 ha denunciato in Camera di Commercio la cessazione dell'attività dell'unità locale. La società in passato ha annoverato tra i propri soci anche la consigliera regionale Alessandrina Lonardo in Mastella. Dopo la cessazione dell'attività locale, d'altra parte mai avviata, l'opificio è stato fittato ad un'azienda che si occupa di demolizioni d'auto. A parte qualche cofano d'auto depositato nel piazzale, il capannone non sembra essere molto utilizzato.
Socio di maggioranza relativa è il Comune di Ceppaloni
La Patto Territoriale Sviluppo 2000 Valle del Sabato società ha numerosi tra pubblici e privati. Il maggiore azionista è il Comune di Ceppaloni con il 36.25% delle quote, segue un privato, l'Italprint srl con il 15,14%, poi la Provincia di Benevento con il 12.63% e la camera di Commercio con il 4.25%. Quota minore per il Comune di Arpaise che può disporre soltanto dell'1,87%. Piccole quote per associazioni e altri soggetti privati: Unione degli Industriali, Cna, Confesercenti, Cescot, Cia, Unione Provinciale Artigiani, Api, Agrifood, Dual box, Amacim, Pusica, Habitat, Zollo, New Electro System, Mediafin, Socedim, Cierre, Serigraf, Cifa e Sannio Print.
Oltre un milione di euro spesi per la formazione
Non solo risorse per realizzare opere pubbliche e opifici industriali ma il Patto Territoriale Valle del Sabato ha ricevuto tanti soldi anche per la formazione. Oltre un milione di euro per dodici percorsi formativi rivolti a 177 formandi “da assumere nelle aziende del Patto Territoriale Sviluppo 2000 Valle del Sabato localizzato in Ceppaloni e Roccabascerana”. Così era espressamente scritto nell’oggetto del bando di gara per l’affidamento della formazione (pubblicato il 27 dicembre 2005). Gara che fu espletata a febbraio 2006 con l’aggiudicazione alla società Euroform con sede alla contrada Epitaffio di Benevento. Ma anche il sistema della formazione fu contestato da diverse forze politiche e da rappresentanti istituzionali. Contestazioni avvennero per la scelta dei formandi e anche dei tutor. Furono presentate, inoltre, due interrogazioni in Consiglio Regionale da parte degli allora consiglieri di opposizione Luca Colasanto e Fulvio Martusciello, entrambi di Forza Italia poi Popolo della Libertà . Nel mirino anche la Banca Dati della Disoccupazione che la stessa società del Patto predispose e presentò pubblicamente. Si trattava di un sistema attraverso il quale, su internet, i giovani disoccupati potevano iscriversi chiedendo il lavoro. Nelle interrogazioni i due esponenti del PdL sostenevano, infatti, che “la Banca Dati della Disoccupazione, così come impostata, potrebbe creare false aspettative in chi in essa si iscrive e che di fatto andrebbe a sostituire il ruolo dell’Ufficio provinciale del Lavoro”.
Fonte: Il Sannio Quotidiano

