La vulnerabilità delle famiglie italiane

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Famiglie Italianedi Domenico Rossi

La notizia è schizzata fuori dal televisore come un fulmine a ciel sereno: gli Italiani hanno ridotto la spesa per l'acquisto di pasta! E non per motivi legati alla dieta. La pasta e il pane, insieme con il latte e qualche altro alimento, sono beni di primissima necessità. È concetto consolidato in Economia che la domanda di tali beni è rigida, ossia non varia al variare del prezzo. Se questo sale la domanda non scende. Alessandro Manzoni, nella sua opera "I Promessi Sposi", ambientata nel XVII secolo, narra che il popolo milanese, già afflitto dalla penuria di grano, aggravata da reali o presunte manovre di incettatori e speculatori vari, ad un rialzo del prezzo del pane non si privò di tale alimento ma "imbestialì" ed assaltò i forni, tra cui il famoso "Forno delle Grucce", dando luogo a gravi tumulti.

 

 

Noi tutti, vivendo le ristrettezze ambientate nel XXI secolo, sotto il flagello dell'Europa, riteniamo che la riduzione dei consumi della pasta, alimento centrale della dieta mediterranea, sia dovuto all'aumento del livello generale dei prezzi e conseguente carenza di liquidità. Verità sacrosanta... ma proviamo ad allargare lo spettro della nostra indagine. Sei mesi fa, quella quota di famiglie che oggi comprano meno pasta, non sapeva che si trovava in quella condizione che gli economisti chiamano "vulnerabilità alla povertà". La povertà è un dato di fatto: i poveri si contano quando già sono tali. La vulnerabilità è una condizione che non può mai essere osservata ma stimata. Essa viene definita dagli economisti come "la probabilità di diventare povero in futuro" (Zhang e Wan, 2009).

Il rischio dipende dal fatto che esistono eventi negativi che si realizzano con una certa probabilità e causano, quando si realizzano, una perdita di benessere della famiglia. Questo dipende da vari fattori di cui alcuni attengono alla famiglia stessa. Un nucleo familiare formato da più persone in età lavorativa è meno a rischio di quella dove vi sono figli piccoli. Ancora: il capofamiglia a reddito fisso è meno esposto di quello a reddito variabile. Le condizioni di mercato avverse possono abbattersi più pesantemente su questi ultimi. Non da ultimo, i rapporti parentali. Due vecchietti con pensione danno più sicurezza alla famiglia.

Giovanni Verga, nel suo romanzo "I Malavoglia" racconta delle vicende di una famiglia di pescatori proprietari di una barca. Vivevano di pesca e di piccoli commerci. Se la passavano più o meno bene ma una maledetta domenica di settembre una tempesta di mare colse la "Provvidenza" in navigazione. La barca affondò con il carico di lupini comprato a debito e per di più nell''incidente morì il capofamiglia Bastianazzo. Ognuno che passava, a vedere sull'uscio quei piccoli Malavoglia col viso sudicio e le mani nelle tasche, scrollava il capo e diceva: «Povera comare Maruzza (moglie dello scomparso) ora cominciano i guai per la sua casa» (Verga, 1881). La famiglia non riuscì più a riprendersi dallo shock economico negativo e si disperse. Verga pone i Malavoglia nel "Ciclo dei Vinti".

Proviamo a tracciare una linea. Chiamiamola linea della povertà. Al di sotto vi sono i poveri, alcuni cronici, cioè quelli che consumano beni al di sotto della soglia minima che abbiamo chiamato linea della povertà. Al di sopra vi sono: a) le famiglie non povere ma vulnerabili, b) famiglie modeste ma non vulnerabili, c) famiglie non povere e non vulnerabili, ossia i benestanti. Le politiche di contrasto alla vulnerabilità e alla povertà toccano allo Stato (welfare), alla Chiesa (opere pie) e alla famiglia stessa (assicurazioni, possibilità di risparmio). Non è benaugurante pensare a quello che si potrà verificare nei prossimi mesi e a quante famiglie potranno cadere al di sotto di quella linea.

Se ciò avverrà è perché i nostri governanti, in cerca spasmodica di risorse, sin qui hanno tagliato sulle nostre carni vive, più precisamente su quelle di chi non poteva sottrarsi. Da qui in poi la scure si abbatterà sulle ossa. È l'Europa che ci mette in crisi con le sue politiche di bilancio mortalmente restrittive. Da qui la vigilanza sul deficit e sui debiti pubblici nonché le procedure di infrazione sul deficit eccessivo. Abbiamo perduto il 50% della nostra sovranità. Non abbiamo nessuna possibilità di manovra in materia di politica monetaria. Non riusciamo a contenere l'ondata degli operatori stranieri sul nostro mercato. I nostri giovani lasciano l'Italia. L'Europa in questi giorni ordina al governo di applicare l'Imu, le società di rating ci hanno declassato. Siamo vigilati speciali. Una eventuale procedura di infrazione (vedi Patto di Stabilità e Crescita, detto anche Trattato di Amsterdam) comporterebbe come sanzione il versamento di una somma che rimane congelata e viene restituita quando lo Stato attua idonee misure correttive di bilancio e del debito pubblico. È come se il medico dicesse al paziente: «Tu devi fare uno sforzo per guarire, io intanto ti chiudo l'ossigeno. Lo riaprirò quando sarai guarito». Proprio così l'Europa si è comportata con la Spagna.

Ma se dobbiamo suicidarci lo possiamo fare anche da soli. Non c'è bisogno che ci aiutino gli altri!

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