Il vizietto del Cavaliere
di Domenico Rossi
Accidenti ai cavalieri, hanno tutti lo stesso vizietto: le donne! Il vero Cavaliere, quello dalla mascella dura, serrata, peccava alle cinque del pomeriggio. A quell'ora Claretta gli faceva visita a palazzo Venezia. Ma il focoso non si accontentava. Si vuole che una volta, dopo lunga attesa, concesse un'intervista ad una giornalista americana.
Alla fine del colloquio, alzatosi con scatto marziale, proruppe: «Sin qua le ho mostrato il politico adesso le mostro l'uomo» e sollevandola di peso l'appoggiò sul pianale della scrivania. Rimane ancora imprecisato il numero dei figli riconducibili alla sua paternità .
Ma il Cavaliere dei giorni nostri è uno sbadato, un confusionario. Le cose non le sa fare e spesso si fa sorprendere con le mani nella marmellata. Pensate che tempo addietro è partito da Capodichino scortato da almeno due auto con lampeggianti per andare in località dell'hinterland napoletano a trovare Noemi, una minorenne che quella sera festeggiava il suo compleanno in famiglia. Ma da dove è sbucata questa! Immaginate il giorno dopo i giornali, la televisione, i media d'assalto quanto risalto diedero alla notizia. E meno male che la ragazza lo chiamava Papi e il padre si affrettò a dire che Silvio era da tempo immemorabile amico suo e la ragazza se l'era cresciuta. È vero poi che quel diavolaccio del Cav. quando si eccita diventa un puledro scatenato senza briglie e senza staffe ma, santo cielo, a convocare una ventina o una quarantina di olgettine tutte in una volta e fare ilbunga-bunga (imprecisato gioco erotico che non si sa dove arriva e dove finisce. Si fa per dire!) c'è pericolo di rimanere stecchito sul pavimento per incidente cardiocircolatorio. Con quelle cene e festead Arcore il nostro si attirerà addosso la stampa e la magistratura.
Il problema: Ruby, sappiamo chi è, partecipava a quelle feste e aveva rapporti sessuali col Cav. dietro pagamento? Neppure il diritto alla privacy e i diritti fondamentali dell'uomo lo metteranno al riparo dalla furia indagatoria degli inquirenti e da certa tv. Ma che ne poteva sapere quel golosone del Cavaliere che Ruby, la maggiorata che portava a spasso tutto quel po' po' di ben di Dio, non fosse maggiorenne? Chiunque ci sarebbe cascato! Scherzi a parte e con tutto il rispetto per l'uomo, le cose evolveranno in senso negativo per lui.
È della settimana scorsa la pubblicazione del dispositivo della sentenza che condanna Berlusconi alla pena di anni uno di reclusione per induzione di minore alla prostituzione; ad anni sei per concussione con costrizione ed interdizione perpetua dai pubblici uffici. Buona parte dell'opinione pubblica è rimasta col fiato sospeso. La pena appare sproporzionata alla gravità del reato, si è subito detto in tv. Non si può affermare che una sentenza è giusta o ingiusta se non se ne leggono le motivazioni e non se ne valuti l'impianto accusatorio. Vero è che allo stato sorgono perplessità sulla circostanza che la pena è superiore a quella chiesta dal PM. Perché? I testimoni sono stati tutti o quasi inviati davanti alla magistratura requirente (PM), la parte lesa afferma di non essere tale. I concussinon sappiamo se si sono costituiti in giudizio quali parti offese (la concussione è reato plurioffensivo).E qui sta il problema: ma quella telefonata del Cavaliere alla questura di Milano, per il suo contenuto, integra, oltre ogni ombra di dubbio quella figura di reato? Se così è allora il Cavaliere per quella ragazza ha commesso il più grave dei reati contro la Pubblica Amministrazione e il terzo concusso, con abuso di potere e costrizione. La concussione è reato che desta allarme sociale e, se con costrizione, la pena comminata va da sei a dodici anni di reclusione.
Intanto è bene sapere che l'interdizione dai pubblici uffici è pena accessoria. Quando taluno viene condannato ad una pena non inferiore a cinque anni per forza di legge scatta la condanna all'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Trattasi di un automatismo applicativo. Aspetteremo le motivazioni per sciogliere i dubbi. Di certo quella sentenza ha fatto male a Berlusconi, alla sua famiglia, al suo partito, forse al Governo ma sicuramente all'Italia e alla credibilità delle sue Istituzioni, poiché se Silvio Berlusconi cadrà sotto il peso delle condanne, significherà che poteva essere abbattuto solo per via giudiziaria e non per via politica e culturale. Viceversa, se uscirà indenne da tutti i processi a suo carico come è avvenuto per il passato, significherà che nel nostro sistema giudiziario qualcosa non va e qualcosa non va neppure nel Parlamento che ne ha votato le leggi ad personam. In ogni caso e in qualunque modo vadano le cose sarà un vulnus inferto alla democrazia del nostro Paese.

