Kaffa Bar. Alle origini dell’aroma divino
Kaffa bar prende il nome da una località dell'Etiopia in cui si dice sia nata la pianta di caffè. Un bar nato da poco, nel 2005, ma che ha già consacrato una sua liturgia della bevanda più diffusa al mondo, seppur in formule diverse. “Qui a Ceppaloni†spiega Nicola Manganiello, gestore del locale “il più richiesto in assoluto è l'espresso, ma è molto richiesto anche il marocchino a cui si aggiunge la crema di latte e una spolverata di cacao. Il caffè d'orzo e allo ginseng sono bevande calde, non rientrano nella categoria del caffè.
Prenderne uno buono è fondamentale per cominciare bene la giornata ma anche per creare momenti di aggregazione, per stare insiemeâ€. Nicola, come ogni buon barista, ha una sua 'tecnica di lavorazione' vincente: “bisogna essere forniti delle 'quattro emme': miscela, macchina, macchina dosatore e mano. Non ultima la passione. È fondamentale che la miscela sia buona, noi usiamo quella di tradizione napoletana il marchio 'passalacqua'. La macchina deve essere di buona fattura e pulita; la manutenzione è fondamentale come l'esperienza che incide sull'avere una buona 'mano'â€. Anche secondo Nicola il caffè va servito 'in tazza bollente perché in tazza fredda perde il suo aroma. Il cucchiaino non va riscaldatoâ€. Alla domanda su come si accorge se il caffè è venuto bene risponde “dipende dalla corposità e dal colore. Ma la nostra clientela è abbastanza schietta, se non va bene te lo diceâ€. Ultimo consiglio, condiviso (ci si potrebbe scommettere), all'unanimità da tutti i baristi, è che il caffè va preso amaro “così se ne assapora il gusto†sostiene Nicola e con lui sicuramente in molti.
Fonte: Ottopagine

