Professore, ma tu chi sei?

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Professoredi Domenico Rossi

Il 1° Settembre sarò in pen­sione. Già ne pregusto le gioie, tra queste, non sentirmi più chiamare collega dai professo­ri, con cui sono da sempre scollegato".  Ho difeso in Pretura negli anni di pratica forense, sono stato giudice onorario presso il Tribunale di Benevento per molti anni. Ho insegnato mate­rie giuridiche ed economiche nella secondaria superiore con grande passione, poiché amo i giovani e ne sono riamato. Nel­la vita mi sono sentito sempre vicino a tutti ma poco ai proff.

 

 specialmente alle proff. Allora la domanda è d'obbligo: "Pro­fessore, ma tu chi sei?" Lungi dall'essere in crisi d'identità, potrei dare una risposta ma sarebbe unilaterale e troppo inte­ressata. La domanda si indiriz­za alla figura istituzionalizzata del Professore ed è quindi im­personale. Qui cercherò di tracciarne i connotati e se sbaglio mi cor­reggerete. Se una casa brucia i pompieri a sirene spiegate corrono a spegnerla. Il loro la­voro è visibile. Quello del Pro­fessore no. Vi assicuro che vi è una quota di insegnanti, che va sempre più assottigliandosi, che senza clamori fa il proprio dovere con pazienza ed abne­gazione, e non si lamenta per­ché pagata male. Una volta si diceva che il Prof. parlava ex cathedra. E dove sta più la cat­tedra! Oggi il Prof. parla "ex buffetta" del peggior formico, e non ha neppure la pedana. Ho visto colleghi in serie difficoltà per la loro bassa statura. Il professore parte soldato semplice e arriva soldato sem­plice. Per la strada la gente si scappella di fronte all'avvoca­to, al medico. Il prof. è figura diafana. Per i giovani no! Sem­pre sono stato rincorso dagli alunni che mi ringraziano di quanto ho fatto per loro. Penso che questo capiti anche a mol­ti veri colleghi. Eh, ma se nei nove mesi dell'anno scolastico il Prof viene trascurato, vi ac­corgerete poi agli scrutini quanto è importante!?! Cari uomini della strada. E a chi tocca tanto onore di ricevere racco­mandazioni da uomini politici e persone importanti che con de­ferenza chiedono un voto più alto per i loro pupilli (mutazione genetica della raccomandazio­ne: non più promozione ma vo­ti più alti). Dopo, ricadrà il silen­zio! E silenzio cadrà anche sulla produttività del Prof. Que­st'ultima viene controllata nei soggetti in tutti gli ambienti di lavoro. Viceversa è concetto estraneo alla categoria dei proff. In trentacinque anni di servizio non è mai venuto un Preside in classe a controllare come insegnavo e se gli alunni erano soddisfatti del mio meto­do di lavoro. E dove sono più i Presidi che alle 7,45 del matti­no si piazzavano davanti al portone e alle 8,00 lo facevano chiudere, lasciando fuori alunni e proff. ritardatari? Una volta ho incontrato uno "scollega" simpaticissimo, che scherzan­do si definiva un "fuori-classe". Sacrosanta verità!!!  Gente comune, luoghi co­muni: "Poverini voi proff. co­stretti a lavorare con questi alunni scostumati e riottosi, per quattro soldi. Eh, ma la colpa è delle famiglie. Dove sta più la famiglia di una volta?" E' falso e ignobile scaricare te deve dare un giudizio u conoscenze, competenze e pacità degli alunni, e gli alunni unitamente alle loro famiglie non possano esprimere per legge, o per adesione sponta­nea, un giudizio di gradimento meno sui professori? I cinesi dicono che un viag­gio di mille miglia comincia con un passo. Cominciamo da qui! Per quel che mi riguarda, io, da venti anni a questa parte, nell'imminenza degli scrutini, ho chiesto alle mie classi di far­mi trovare sulla "cattedra", a data prefissata dei "pizzini" con espresso un giudizio a trecen­tosessanta gradi sulla mia persona e sui comportamenti da me tenuti durante l'anno sco­lastico. Vi assicuro che ho molto imparato da loro. Dai miei ragazzi che ringrazio con l'affetto che non conosce ab­bandono e nel ricordo che non conosce tramonto. 

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