Imbriani 100 volte giallorosso
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Nel frattempo, domani sistemerà per bene il mattoncino numero cento. Cento come le partite giocate con questa maglia: taglia questo prezioso traguardo contro l’Igea Virtus, all’alba della sua quinta stagione con il Benevento. Un matrimonio nato quasi per caso, nell’autunno del 2002: rimasto svincolato dopo il fallimento del suo Cosenza, aspettava una chiamata in B e intanto si allenava al Santa Colomba, trovando cortese ospitalità e diventando oggetto di un lungo corteggiamento. Poi disse quel sì, e fu giallorosso per sempre, come in una pagina manzoniana.Da allora, cinque anni passati attraverso due diverse categorie (dopo due stagioni in C1 questa è la terza in C2), tre presidenti (Spatola, Napolitano, Vigorito), quattro direttori sportivi (Dionisio, Sergio, Frasca, Maglione), otto allenatori (Di Costanzo, Benedetti, Sergio, Gabetta, Florimbj, Specchia, Pileggi, Simonelli). Un amore spezzato da due pause di riflessione, infelici come capita agli innamorati che litigano ma in fondo non sanno stare lontani. La prima, nel 2003/04: mentre il Benevento arrivava a contendere la B al Crotone, Carmelo si divideva fra Salernitana e Foggia, aspettando invano una telefonata con prefisso 0824. La vecchia società , destinata a fallire, lo aveva voluto un anno prima, lo avrebbe richiamato un anno dopo, ma in quel campionato tenne la porta chiusa davanti alla prospettiva di riprendersi il suo ex giocatore. E chissà cos’avrebbe dato, Imbriani, per giocarsi sul campo la B di Benevento. L’altra parentesi è dell’estate del 2005: reduce dalla sua annata migliore - rigenerato dall’amico Lello Sergio, compagno di squadra nel Napoli e poi suo allenatore in giallorosso - Carmelo tornò in B con la maglia del Catanzaro, giallorossa pure quella, una beffa del destino a ricordargli che aveva una missione da compiere a casa, piuttosto che continuare a farsi mortificare da Guerini che lo considerava un volgare terzino. “Mi dispiace devo andare, il mio posto è là â€, disse Carmelo come uno dei Pooh, per tornare all’amore tradito: era il gennaio del 2006 e preparava l’ennesimo ritorno nella sua terra, doppio salto all’indietro, nuova avventura, vecchio sogno. Vincere da beneventano a Benevento, chi l’ha detto che i profeti che devono per forza predicare in tour: la scommessa è ancora aperta, ma finora la strada è stata dura. Imbriani lo ha capito subito, sin dalla gara d’esordio, Martina-Benevento 2-0, triste domenica di novembre del 2002. Dura è stata anche la ricerca del primo gol: due volte ha sbagliato un rigore decisivo in casa ed è rimasto a bocca asciutta nella sua prima stagione sannita. Il destino aveva scritto una pagina diversa: la prima rete della sua avventura sannita doveva arrivare ad Avellino, a decidere una vittoria storica per la strega. E nella scala dei ricordi, la gioia per quella prodezza avrà quasi preso il sopravvento su quella per il primo gol in A, segnato al Brescia con la maglia del Napoli.Non c’è nessuno come Imbriani, per mille ragioni. Nel recente passato, in molti hanno tagliato il traguardo delle cento partite in giallorosso: gli ultimi esempi si chiamano Mastroianni, Luisi, Petitto, De Simone, Di Giulio, Emiliano Dei, tutti esponenti della vecchia guardia che ha vinto l’ultimo campionato. Nessuno, però, ha spento le candeline con la fascia di leader sul braccio.Carmelo è anche l’unico dei giallorossi che sia diventato una voce enciclopedica: succede su Wikipedia, l’enciclopedia libera di Internet. E’ il solo di questo Benevento ad aver giocato – e segnato - in serie A. Nella storia del calcio, resterà scolpita l’attestazione di stima di Boskov: quando il Napoli aveva chiuso l’acquisto di un giovane Inzaghi, il Vuja fece il gran rifiuto, perché a suo dire Carmelo era più forte, e chissà che non avesse visto giusto, anche se poi la vita e la carriera hanno disegnato sentieri diversi per i due. In quel momento, però, il cigno di Ceppaloni sembrava proprio un Gameboy, soprannome affibbiatogli da Raffaele Auriemma, la mitica voce del Napoli in radio, e che Carmelo s’è tenuto come un portafortuna e, forse, un rimpianto.E poi, il capitano è anche fra i pochi ad essere citato in una canzone: “Santa Maria del Palloneâ€, dei Modena City Ramblers, celebra e mistifica insieme l’oppio dei popoli, mescolato al sudore e all’incenso. Il brano comincia con uno spezzone di ‘Tutto il calcio minuto per minuto’, alla radio c’è il racconto di un gol del Napoli, con Imbriani che crossa e Agostini che segna al Vicenza. Amato come si ama un capitano, criticato come succede ai primi della classe, da cui ci si aspetta sempre il compito più bello, osannato ma anche offeso ingiustamente, perché nel tifo la logica viene soffocata dall’istinto, Imbriani lavora ancora con pazienza al suo sogno, racconta che questa di domani è una partita come le altre e in fondo si sforza di crederci persino lui, mentre resta seduto, s’arma di pazienza e mette i Lego uno sull’altro. “Mi passi quel mattoncino, per favore?â€
Fonte: Il Sannio Quotidiano

