La Sindone in fuga da Hitler passò anche per Ceppaloni
Settant’anni fa la Sindone passò per Benevento. Una pagina di storia rimasta nascosta per tanti anni. È il settembre del 1939, e la Germania ha appena invaso la Polonia mentre Mussolini ha dichiarato la non belligeranza dell’Italia. Vittorio Emanuele III teme comunque un ingresso nel conflitto ed è preoccupato per la Sindone, conservata nella cappella del palazzo reale di Torino. Troppe ed insistenti erano state le domande formulate da Hitler in persona – che stava dando la caccia anche all’Arca dell’Alleanza, alla Lancia di Ongino ed al sacro Graal – durante la visita in Italia dell’anno precedente. Particolari che sono stati rivelati dall’attuale direttore della biblioteca di Montevergine, padre Andrea Davide Cardin, nei giorni scorsi. Il Sacro lenzuolo è quindi trasportato a Roma, presso il Quirinale, ma la sede viene ritenuta poco sicura, per cui si chiede alla Santa Sede di conservarla nel Vaticano. Papa Pio XII è perplesso, e ne discute con Luigi Maglione, il segretario di Stato. Maglione è campano e la sua mente corre subito al santuario di Montevergine. La scelta viene accolta con favore da casa Savoia: l’abate del tempo, Ramiro Marcone, è conosciuto e stimato dalla famiglia reale, specie da Umberto II che due anni prima è stato in visita al Santuario ricevendo la benedizione per il piccolo Vittorio Emanuele. In pochi giorni il trasferimento viene organizzato. Il percorso seguito dalle due o tre automobili del piccolo corteo è quello lungo la via Appia, e quindi la Sindone, percorso il primo tratto fino a Capua, entra nel Sannio attraverso la sella di Arpaia. Non è chiaro poi se il tragitto abbia toccato Apollosa e Tufara, oppure Montesarchio. È comunque più probabile questa seconda ipotesi, per le migliori condizioni della strada fino a Benevento. Di qui il corteo prosegue per San Leucio, Ceppaloni ed Altavilla fino a giungere al Santuario.
Tratto da: Il Mattino
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