Il sindaco Cataudo interviene sul trasferimento dei pazienti della Sir di Arpaise
"Ho appreso con meraviglia ed incredulità la notizia del ventilato trasferimento dei pazienti ricoverati presso la S.I.R. di Arpise in altro Comune della provincia, per riferiti inconvenienti di infiltrazioni di umidità nello stabile di ricovero. Io non entro nel merito di specifica competenza, anche se c’è da chiedersi perché non sono stati eseguiti da chi di dovere i controlli, onde evitare che si presentassero tali problematiche. E poi, perché spostare i malati in altre strutture considerato che il Comune di Arpaise ha già messo a disposizione altri locali idonei ad ospitare tali pazienti ricoverati presso la SIR di Arpaise? Io come sindaco di Ceppaloni, comune adiacente ad Arpise e con uguali problematiche sociali e di sviluppo economico, con uguali esigenze e volontà di rispondere alle necessità della gente e dei malati, auspico che questo spostamento non avvenga.
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Innanzitutto, perché esercitando io l’attività libero professionale di medico anche nel comune di Arpaise, mi risulta che i pazienti ricoverati presso la SIR di Arpaise, hanno instaurato un rapporto di amicizia e di familiarità con tutta la Comunità di Arpaise a cominciare dalla amministrazione comunale, che in ogni occasione è vicina a questi ospiti infermi, fino a tutti i cittadini che sono vicini in ogni modo a questi malati e vengono ormai considerati parte integrante della Comunità . E i malati stessi si sentono vicini alla Comunità senza sentirsi ghettizzati o emarginati. E questo, lo dico come medico, è fondamentale per la vita e la terapia di questi pazienti già tanto provati nella loro esistenza. E non so se in altre strutture i pazienti psichiatrici possono vivere gli stessi spazi liberi, lo stesso calore dei cittadini, lo stesso ambiente salutare e la stessa facilità di collegamento e di accesso per i familiari, che nei vari giorni della settimana si recano a far visita ai loro congiunti ricoverati. Ritengo pertanto che sia una forzatura pericolosa nei confronti dei malati allontanarli da un ambiente dove nel corso degli anni hanno ormai stabilito un rapporto di amicizia e di familiarità con la comunità , con l’ambiente, con i suoi luoghi e con la cittadinanza. Sarebbe, oltretutto un danno per la loro salute. E penso nessuno lo voglia”.
Claudio Cataudo

