Indagine Sgai, coinvolti due fratelli della Lonardo

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Italico LonardoItalico Lonardo, fratello di Sandra, presidente del Consiglio regionale, e azionista di una società che si occupa di scommesse sportive, sarebbe indagato dalla Procura di Palermo assieme a personaggi affiliati alla cosca mafiosa dei Passo di Rigano. È quanto scrive il quotidiano confindustriale «Sole 24 ore» in un'inchiesta di Claudio Gatti sul mondo dei videopoker. Vicenda intricata, proviamo a ricostruirla, anche in minima parte. La società di cui fa parte Italico Lonardo è la Sgai srl. Nella stessa compare anche Carlo, altro fratello di Sandra Lonardo e il figlio, Pellegrino Mastella (comunque estraneo all'inchiesta), che, contattato dal giornalista, ha detto: 
«Un gruppo di amici mi aveva proposto questo investimento qualche anno fa, e io ho preso una quota di partecipazione dell'1%...io non sapevo neanche da chi è composta la compagine sociale... ma adesso che lo so, provvederò subito ad uscire». L'indagine a carico del fratello della Lonardo (e del suo socio Giampiero Pilla) sarebbe stata avviata su indicazioni fornite da un collaboratore di giustizia che ha confessato di aver lavorato nel settore del gioco. Si tratta di un'indagine avviata su indicazioni fornite da un collaboratore di giustizia che ha confessato di aver lavorato nel settore del gioco.
I GRASSO - Il maggior azionista di Sgai è proprio Pilla, socio di Italico in tre altre società del settore giochi. La Sgai, a sua volta, è partecipata dal gigante del settore, la Betting 2000, soggetto specializzato nell'accettazione di scommesse sportive. La Betting è l'epicentro dell'inchiesta giornalistica. Da visure camerali risulta che la proprietà di Betting 2000 fino all'anno scorso è stata appannaggio di alcuni membri della famiglia napoletana Grasso, che sempre nel 2007 hanno venduto parte delle quote che possedevano a una controllata, la Meth Srl, «di cui è secondo maggior azionista Renato Grasso, un membro della famiglia il cui nome non è mai apparso direttamente in Betting 2000». Renato è stato condannato - ricorda il quotidiano - a 5 anni e 6 mesi nel '95 per «associazione camorristica pluriaggravata» e collaborazione con «un'organizzazione criminosa dedita alle estorsioni, lo spaccio di stupefacenti, l'organizzazione e la gestione del gioco del lotto clandestino e dei giochi d'azzardo in genere».
 
Fonte: Corriere del Mezzogiorno
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