Boselli a Mastella: ¬ęTi candido io¬Ľ

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Chiesta l'archiviazione per Why not. L'ex guardasigilli: «E ora chi mi ripaghera?». Si fanno avanti i socialisti.
«Bisognava eliminarmi, questo si è realizzato e a danno mio. Si è puntato a abbattere anche il governo tramite me e si è puntato a abbattere me utilizzando tutti i sistemi più sofisticati dell'arte mediatica». Rimasto solo, senza qualcuno disposto a prenderselo in carico, rifiutato da Silvio Berlusconi perché «ci avrebbe fatto perdere dall'8 al 12 per cento dei voti», rassegnato dunque a non candidarsi da solo per evitare un inevitabile flop, il leader dell'Udeur Clemente Mastella torna tuttavia a essere il fiume in piena dei «bei» tempi.
Ieri la procura generale di Catanzaro ha chiesto l'archiviazione della sua posizione: era stato iscritto dal pm Luigi De Magistris nel registro degli indagati per l'inchiesta Why not.
E l'ex guardasigilli, intervistato da Sky tg24, si sfoga e torna a prendersela con la televisione, anche se non è più tempo di minacciare di buttar giù i vertici della Rai, come ai tempi delle intemerate contro Giovanni Floris e Michele Santoro per come era stato trattato nei loro programmi. Lo sfogo, dunque: «Per settimane sono stati montati rispetto a me una serie di fatti che non esistevano. Mi hanno accusato, calunniato e umiliato davanti agli italiani e tutto questo su una televisione pubblica pagata dagli italiani e invece ero innocente, come si è visto da queste dichiarazioni dei magistrati... Sono stato dipinto come un politico dedito alle truffe, capo della camorra e della 'ndrangheta, questa è la cosa assurda che mi ha reso vittima di questo sistema...».
E in una nota, Mastella tra l'altro scrive: «Nacque a Catanzaro il mio Calvario giudiziario e politico», anche se a provocare le dimissioni del ministro di giustizia, poi la sua uscita dalla maggioranza - con la conseguente caduta del governo Prodi - era stata l'inchiesta dei magistrati di Santa Maria Capua a Vetere per la quale è finita agli arresti domiciliari la moglie dell'ex re di Ceppaloni (a sua volta indagato), Sandra Lonardo. «Continuo a dichiarare la mia innocenza per tutto quello che giudiziariamente mi sta toccando. Mi chiedo chi mi ripagherà del male che mi è stato fatto», tuona ora Mastella.
A questo punto, c'è chi si muove a commozione. E' il leader dei socialisti Enrico Boselli che, colpo di scena, riferisce: «Ho chiamato Clemente Mastella e gli ho espresso la mia solidarietà per come si è conclusa la vicenda Why not. Anche in questo caso i socialisti non possono accettare una impostazione giustizialista che vuole processi di piazza con condanne sommarie e mediatiche». Dunque, la solidarietà non basta: «Le differenze tra me e Mastella sono grandi. Ma questo - continua Boselli - non mi impedisce, da vero garantista, di offrirgli il diritto di tribuna nelle liste del mio partito. Gli offro di essere capolista completamente indipendente del senato in Campania, mi auguro che abbia la forza di combattere anche questa battaglia».
Ma a quanto pare Mastella, pur apprezzando il gesto dell'ex alleato dei tempi dell'Unione, e dunque ringraziandolo pubblicamente, sarebbe ormai deciso a non rientrare in pista in extremis sotto le insegne del Ps. La risposta ufficiale dell'ex ministro di giustizia arriverà comunque soltanto oggi.
Per quanto riguarda l'inchiesta Why not, resta invece sospesa la posizione di Romano Prodi, per il quale è ipotizzato il reato di abuso d'ufficio. L'inchiesta, avviata il 18 giugno 2007, coinvolge tra gli altri l'ex vicepresidente della giunta regionale della Calabria Nicola Adamo, capogruppo del Pd in consiglio regionale; Pietro Scarpelli, consulente della presidenza del consiglio dei ministri; il senatore e coordinatore calabrese di Forza Giancarlo Pittelli; Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle opere calabrese; il generale Paolo Poletti, capo di stato maggiore delle Fiamme gialle; Mario Pirillo, assessore regionale all'agricoltura. Un'inchiesta tormentata: del 19 ottobre la decisione dell'allora procuratore generale reggente di Catanzaro, Dolcino Favi, di avocarla, dopo che De Magistris aveva iscritto Mastella nel registro degli indagati. Poi, l'assegnazione dell'indagine a due magistrati della Procura generale, al sostituto della procura di Crotone Bruni e a quello della Procura di Catanzaro De Tommasi.
 
 
fonte: il Manifesto
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