CE NE SIAMO LIBERATI

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MastellaÈ finita con un divorzio. Anzi, visto che il matrimonio non si è mai consumato, si può parlare di un sogno infranto. Un sogno per Mastella, un incubo per chi era stanco di un modo di fare e intendere la politica preistorico. Alla fine la storia d’amore tra il Clemente di Ceppaloni e il Cavaliere non ha portato a nulla. Chi pensava che dietro alla scelta maturata dall’ex Guardasigilli di togliere la fiducia a Prodi ci fosse chissà quale accordo segreto con Silvio Berlusconi deve ora ricredersi. Come ha spiegato Gianfranco Fini «non avevo dubbi sulla dignità politica di Mastella, che non è un uomo che, non essendoci le condizioni per accordi, si metta dietro la porta in attesa che qualcuno gli offra un posticino qua o là.
E’ molto più lineare e coerente la sua decisione di correre da solo». Certo, parlando del re di Ceppaloni si stenta a crederlo e forse anche il leader di An lo dice più per esorcizzare un ritorno nella casa veltroniana dell’Udeur che non per vera fiducia nel leader meridionale. Comunque sia, al Nord è per tutti un respiro di sollievo. Se averlo come nemico in Campania può dare qualche pensiero, almeno per quanto riguarda il Senato, in Padania sarebbe stato difficile spiegare le ragioni di un’alleanza con lui.
A sancire la rottura, dopo giorni in cui si parlava di una possibile confluenza di Mastella nella Dc di Pizza (quella che sta nel centrodestra), ci ha pensato il Cavaliere, mettendoci una bella pietra sopra. Il Pdl, ha spiegato Berlusconi, ha chiuso «qualunque contatto» con l’Udeur perchè «non c’è sincronia tra l’immagine rappresentata da un certo modo di fare politica e quello che è il sentimento del popolo delle libertà».
Venerdì il “no” all’apparentamento dell’Udeur con il centrodestra era stato espresso da Gianfranco Fini, che si era unito all’indisponibilità che la Lega aveva già dichiarato nelle scorse settimane. E l’ex Guardasigilli? Per risposta ha annunciato che «non vuole elemosina» e che il suo partito correrà in tutta Italia. Lui sarà ovunque il capolista al Senato e il candidato premier.
Berlusconi, parlando con i giornalisti a Bari, è stato chiaro sulla definitiva chiusura di qualsiasi rapporto e contatto con Mastella: «Credo di sì - ha risposto - perchè non c’è sincronia». «E chi li ha aperti i contatti? Noi - ha replicato, a stretto giro di posta, l’ex Guardasigilli - andremo per la nostra strada, da soli in tutta Italia. Non facciamo alcuna elemosina, spero solo che gli italiani non scelgano Berlusconi come premier». «Certo - ammette Mastella - non abbiamo la ricchezza ed il patrimonio di Berlusconi, siamo artigiani della politica ma abbiamo la dignità politica e chiediamo solo pari dignità per presentarci agli italiani».
Intanto il bagno di sangue che si prospetta per il partito di Mastella ha spinto all’abbandono molti ex compagni di partito. I primi sono stati quelli dell’Udeur sardo che hanno delegato Antonio Satta, deputato e vicesegretario nazionale, a cercare le nuove strade che si dovranno seguire. Privilegiate sono quelle che portano alla Rosa bianca di Tabacci e Pezzotta, all’Udc di Casini e al Movimento autonomista siciliano di Lombardo. Anche il feudo mastelliano per eccellenza sta crollando: il vice sindaco del comune sannita, Carmine Tranfa, ha lasciato il partito del Campanile e si è dimesso dalla carica in seno alla giunta comunale. Il partito è in subbuglio e forse per la prima volta viene contestata la gestione familiare dell’Udeur. Se Mastella oggi considera gli altri partiti «tutti nemici», gli scontenti dell’Udeur non condividono la decisione di mettere da parte i termini di un’intesa con Berlusconi che «politicamente può essere ancora percorribile» e si richiamano a presunti accordi già sottoscritti tra i due. Il Nord per ora osserva. E spera che il pericolo sia scampato
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Fonte: la Padania
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