Intervista a Marco Travaglio
Dunque Travaglio, tantissime persone ad attenderla, e subito le chiedono di entrare in politica, di formare un partito insieme ai vari Grillo, De Magistris, Forleo...
E qui risiede il problema. Non mi stanco mai di ripetere, in circostanze simili, che ciascuno deve interpretare il proprio ruolo. Io ad esempio faccio il giornalista, mi piace fare il giornalista e continuerò a farlo; così come il magistrato deve fare il magistrato. Sempre se gli viene permesso...
Allude?
Non alludo, dico: guardando quello che succede. In Italia ci troviamo di fronte a un numero crescente di problemi e anomalie, che andrebbero risolte al più presto.
In ordine di importanza?
Secondo me nel nostro paese il primo dei problemi è l'informazione, perché una cattiva informazione non ci consente di comprendere la realtà degli altri problemi. E paradossalmente l'esempio calzante è proprio Berlusconi, che per anni ci hanno fatto credere essere l'unico problema da combattere, mentre in realtà il vero problema sono quelli che gli stanno vicino. Altrimenti non si spiegherebbe come mai neanche a questo secondo giro di governo "antiberlusconiano" non sia stata fatta la legge sul conflitto di interessi...
E perché non è stata fatta?
Perché non soltanto Berlusconi naviga sguazzando dentro un conflitto d'interesse. Intendiamoci: lui è quello che ne rappresenta il modello più eclatante e pericoloso, ma se è arrivato sin dove è arrivato è perché gli è stato concesso. In un'altra nazione non sarebbe accaduto che un imprenditore, passando per la presidenza di un squadra di calcio, arrivi a candidarsi nel prossimo aprile per la quinta volta alla presidenza del Consiglio, con ottime probabilità di successo. Qualcuno si ricorda ancora di Bernard Tapie in Francia? Imprenditore, simpaticone, piccoletto, acquista la squadra del Marsiglia e comincia a vincere, naturalmente pagando gli arbitri; poi tenta la scalata politica. Morale: l'hanno messo in galera per anni, e non alla presidenza del Consiglio. Adesso, uscito da poco, si è messo a fare l'attore. Un mestiere nel quale Berlusconi riuscirebbbe magnificamente.
Passiamo ad altro. Mastella?
Mastella, uno spasso. Uno che si difende dicendo che il suo è solo malcostume. Sarebbe bello verificare cosa gli risponderebbero, che so, in Gran Bretagna, a uno che fa il ministro dicendo che il comportamento suo, della sua famiglia e degli amici è "solo" malcostume. Senza contare che è ministro della Giustizia, e senza contare che uno così in GB non lo fanno nemmeno assessore a Ceppaloni.
Il suo discorso alla Camera è stata una delle pagine più vergognose della storia del Parlamento italiano. Ma siamo sempre lì: più vergognosi ancora sono stati gli applausi e gli interventi che sono seguiti. Sembrava di assistere a una riunione carbonara tra criminali, dove ognuno raccontava delle proprie disavventure con la giustizia. Penso a Dini, che ha lanciato il grido d'allarme perché "ci stanno arrestando le mogli". Ma Veronica Lario in Berlusconi, moglie di contanto marito, non l'ha arrestata nessuno, perché evidentemente non ha commesso reati. In Parlamento si discute e si legifera soltanto di ciò che occorre a pochi, e non delle esigenze dei molti. Se facciamo riferimento alle intercettazioni telefoniche, sembra di ascoltare una barzelletta, con i vari deputati che parlano di sicurezza e privacy per i cittadini, che sono preoccupati per l'invadenza nei loro confronti. Pazzesco. A me, come alla maggior parte degli italiani, i magistrati possono intercettare le conversazioni telefoniche quanto vogliono, non troveranno mai niente di penalmente rilevante. Se poi ogni volta che ascoltano le chiamate di qualche sospetto a un certo momento spunta il nome o la voce di Mastella o di qualche suo "collega" non sarà mica colpa loro...
Parliamo ora del libro. Sono servite quasi mille pagine per raccontare le "Mani sporche" d'Italia. Siamo ridotti davvero così male?
Non volevamo scrivere un tomo tanto voluminoso, ma è stato inevitabile. Abbiamo infatti ricostruito la storia più recente del nostro paese, gli ultimi dieci-quindici anni, e la mole è risultata questa. D'altra parte, di cose in questo arco di tempo ne sono successe molte.
Ma oggi ci troviamo davvero agli albori di una nuova Tangentopoli, come dice qualcuno?
Oggi le cose sono cambiate rispetto a prima. Il virus della corruzione della prima Repubblica non è stato debellato, e si è ripresentato rinforzato, anche perché invece di attaccare il virus si sono attaccati i dottori che tentavano di trovare una cura. Oggi la pratica della tangente, della mazzetta, è divenuta quasi preistoria. Ora corrotto e corruttore sono figure che spesso vanno a coincidere: Berlusconi non ha più bisogno di Craxi per farsi fare le leggi, e pagare con venti miliardi di vecchie lire su un conto svizzero: adesso Berlusconi le leggi se le fa direttamente da solo, quindi niente tangente. A meno che non faccia un giro conto a suo nome. Stesso dicasi per la famosa frase Fassino-Consorte "Abbiamo una banca". Prima le banche si corrompevano, oggi si tenta direttamente di acquistarle. Il fatto è che, dopo "Mani pulite", la classe politica s'è fatta più furba.
Domanda che sicuramente è stata fatta migliaia di volte: cosa può fare il cittadino per difendersi da tutto questo?
Bisogna corrazzarsi di anticorpi per non farsi prendere per il culo. All'azione della "casta" non c'è più una re-azione popolare, un moto di indignazione adeguato. L'asticella del'insopporatbilità si è notevolmente abbassata negli ultimi dieci-quindici anni. Oggi in Tv ne bastano tre che sbraitano sulla stessa stronzata per far venire i dubbi al telespettatore che il matto è lui che prima riteneva quella cosa una stronzata. Quindici anni fa il delinquente era quello a cui hanno tirato le monetine fuori l'hotel Raphael; oggi i delinquenti sono quelli che quindici anni fa tiravano le monetine fuori l'hotel Raphael.
Non ci sono segnali di risveglio?
Segnali ci sono, come per esempio è accaduto per il caso-Cuffaro. Malgrado l'asticella di insopportabilità sia praticamente inesistente, nel momento in cui la gente ha visto il vassoio di cannoli di "vasa vasa" evidentemente si è cominciata a chiedere: "Ma se questo festeggia per essere stato condannato "solo" a cinque anni, cosa e quanto altro ha da nascondere? Cosa ha fatto davvero? E se gli davano l'ergastolo che faceva, stappava lo champagne?". Ecco, il guaio però è che per uno come Cuffaro c'è voluto l'estremo gesto di onnipotenza del vassoio di cannoli per far scattare un minimo di indignazione.
Questo paese col passar del tempo assomiglia sempre di più a un manicomio organizzato; e oltretutto fatica a distinguere tra medici e pazienti.
Fonte: AprileOnline.it

