Guerre Mastellari
di Rita Pennarola
Ci sono dentro fino al collo alcuni vip mastelliani
purosangue nell’Operazione Chernobyl, la durissima inchiesta condotta dal pm
Donato Ceglie che ha messo a nudo l’allucinante realtà di una Campania ridotta
a sversatoio di scorie tossiche con giri d’affari da milioni di euro l’anno.
Ecco tutte le grane politiche per il ministro, con particolari e personaggi
inediti della vicenda.
Quattro notti e più di luna piena... di guai
giudiziari. E’ andata così, l’edizione 2007 dell’ormai famosa kermesse
beneventana promossa da lady Sandra Lonardo, consorte del ministro della
giustizia Clemente Mastella. Proprio nei giorni caldi di inizio luglio, quando
il capoluogo sannita si accinge a diventare teatro della manifestazione
artistica attesa tutto l’anno e da sempre destinata ad esaltare i fasti della
Ceppaloni dinasty, scoppia come un fulmine a ciel sereno l’inchiesta della
Procura di Santa Maria Capua Vetere sul traffico di rifiuti tossici, che vede
sotto accusa personaggi di stretta osservanza mastelliana.
A giugno Iside Nova, l’associazione organizzatrice
dell’evento presieduta da Elio Mastella, secondogenito del guardasigilli, mette
in moto la macchina della comunicazione per annunciare il programma della rassegna.
Sono le stesse settimane in cui negli uffici giudiziari sammaritani il pubblico
ministero Donato Ceglie, attraverso l’ “Operazione Chernobyl”, ricostruisce gli
ultimi tasselli di quel mosaico accusatorio che il 4 luglio porterà dietro le
sbarre 38 persone, fra cui i ceppalonesi Giustino Tranfa e Ferdinando Mattioli.
Tre giorni dopo altra rivoluzione al comune di Ceppaloni: l’ingegner Concettina
Tranfa, per quattro anni storico braccio destro del primo cittadino Clemente
Mastella (il quale non ha mai voluto lasciare la poltrona più alta del comune
natio), si dimette dalla carica di vicesindaco (pur conservando le deleghe a
Bilancio e finanze). Colpa delle pesantissime accuse contenute nell’ordinanza
di custodia cautelare a carico di suo fratello Giustino Tranfa, ritenuto
responsabile, di fatto, di quella Fra.Ma. sas che sarebbe stata fra le
protagoniste del nei corsi d’acqua e nella rete fognaria di mezza Campania -
dal Sannio al Salernitano al Casertano - e di parte del Foggiano. Una «piovra
tentacolare», sottolinea il magistrato, che addirittura con «barbaro, criminale
compiacimento», realizzava profitti da milioni di euro riversando nell’ambiente
senza alcun trattamento tonnellate di sostanze altamente cancerogene spacciate
per compost (un fertilizzante ricavato dai rifiuti organici dopo appropriate
lavorazioni, che qui invece risultavano inesistenti), fra cui perfino liquami
derivanti dalle fosse settiche delle navi in transito nel Porto di Napoli o
materiali tossici di risulta degli ospedali. Pagine e pagine di intercettazioni
telefoniche, verifiche incrociate, blitz del Noe (il nucleo operativo ecologico
delle forze dell’ordine) per arrivare alla «conferma del fatto che la Sorieco
(altra impresa inquisita, con sede in provincia di Avellino, ndr) e la Fra.Ma
(la ditta facente capo al ceppalonese Tranfa, ndr) non producessero compost,
bensì procedessero alla famelica ricerca di terreni agricoli sui quali
scaricare i rifiuti speciali», che il contadino accettava in cambio di un
prezzo pari a circa 600 euro a “viaggio”. Di qui la morsa stringente delle
accuse - dal traffico illecito di rifiuti speciali all’associazione per
delinquere, fino al disastro doloso ambientale - che porta in manette Tranfa
(«effettuava lui stesso trasporti di rifiuti con automezzi non iscritti
all’Albo gestori ambientali»), Mattioli ed un terzo ceppalonese, il 28enne
Amabile Pancione, che secondo l’accusa si preoccupava di dirigere le operazioni
di smaltimento illecito, reperire nuovi terreni e di fungere da vedetta.
In seguito alle dimissioni della Tranfa, cui è
subentrato l’omonimo Carmine Tranfa (ma non si escludono parentele, in un paese
di appena tremila anime), il comune di Ceppaloni ha annunciato che si
costituirà parte civile contro gli “inquinatori”: una mossa destinata a gettare
acqua sul fuoco di proteste dei comitati civici spontanei, alimentata dal
j’accuse di Pasquale Viespoli, parlamentare sannita di An e membro della
commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Gli indagati, la maggior parte
dei quali scarcerati alcuni giorni dopo, respingono intanto tutte le accuse, ma
l’inchiesta giudiziaria - qualunque sarà il suo esito - permette già di
accendere i riflettori sul tandem imprenditoriale Mattioli-Tranfa, finora
intento a metter su fatturati di tutto rispetto per opere “di protezione
ambientale” a suon di commesse pubbliche.
L’autentico core business dei due non è solo la
Fra.Ma. sas (in cui la Procura identifica Tranfa come deus ex machina, ma dove
socio accomandante di Mattioli è il beneventano Fabio Turilli, 36 anni): è
soprattutto la srl Socedim, impresa edile da 100 mila euro di capitale sociale
che vede Giustino Tranfa con la quasi totalità delle quote e Ferdinando
Mattioli socio di minoranza. A dicembre 2005 la Socedim - che ha sede a
Benevento in via Stazione 54, stesso indirizzo della Fra.Ma. sotto accusa - si
è aggiudicata l’appalto da 1 milione e 615 mila euro indetto dall’Arpa Campania
(l’agenzia regionale di protezione ambiente) per la ristrutturazione e
l’adeguamento funzionale del Dipartimento provinciale, del Dipartimento tecnico
e dell’unità territoriale Arpac di Benevento, guidata in quel periodo da Fausto
Pepe, attuale sindaco di Benevento e mastelliano di lungo corso. A firmare
l’atto, il direttore amministrativo Arpac Francesco Polizio, una vita da
dominus incontrastato della Dc a Casoria ed un presente, manco a dirlo, da
fedelissimo dell’Udeur. Colpo grosso, insomma, per la Socedim, un’impresa che
fino ad allora si era data soprattutto da fare per realizzare opere edili
nell’area Pip di Ceppaloni, in zona Valle del Sabato. Lo stesso territorio che
oggi è accusata di avere inondato con liquami killer.
Il nome del duo Tranfa-Mattioli ricorre
nell’inchiesta del pubblico ministero Donato Ceglie. Anche nell’altra società
che li vede insieme come soci, la C. G. srl, la parte del leone spetta al
primo, mentre Mattioli, 49 anni, originario di Gricignano d’Aversa, su un
capitale sociale di circa 16 mila euro ne detiene appena 833. Ma sono ancora
altre, le creature societarie che fanno capo al quarantenne imprenditore
ceppalonese Giustino “Nino” Tranfa. Si parte nel 1995 con la Emilio Tranfa, srl
da 220 milioni di vecchie lire in dote, un’impresa di famiglia della quale nel
’96 Giustino acquisisce l’intero pacchetto. Fra 2000 e 2001 mette a segno la
partecipazione in Star Sud srl e nella Tranfa Costruzioni: socio unico di
Giustino è stavolta sua sorella, la trentaduenne Loredana Tranfa. Il nome della
dinamica imprenditrice spiccava già un paio d’anni fa nel direttivo
dell’associazione di casa Mastella, Iside Nova.
Nel 2006 - forse sull’onda dell’euforia per
l’appalto milionario aggiudicato alla Socedim - nel piccolo impero societario
di Tranfa arrivano altre tre nuove sigle: Socedim Ambiente, Aurora srl e la
stessa C. G. srl che lo vede gemellato a Mattioli. A fronte di un’estate ricca
di trionfi come quella del 2006, quando l’esecutivo Prodi in pompa magna venne
a Ceppaloni per le nozze dell’anno fra il primogenito Pellegrino Mastella e la
bella Alessia Camilleri, l’estate 2007 sta creando insomma un bel po’ di
grattacapi al ministro della giustizia, cui oggi l’inchiesta della Procura
sammaritana sul «diabolico piano» di Tranfa, Mattioli & C. potrebbe
riservare ancora sgradite sorprese.
«E dire - commentano in ambienti politici sanniti -
che se c’è una coppia particolarmente attenta all’ambiente, è proprio quella di
Clemente Mastella e Sandrina Lonardo». Un punto sul quale non ci sono dubbi,
soprattutto in Campania, dove la signora Mastella presiede il Consiglio
regionale. A parte i militanti Udeur incontrati nelle fila dell’Arpac, infatti,
altri seguaci del Campanile mastelliano sono l’assessore regionale
all’Ambiente, Luigi Nocera, ed il presidente dell’Asìa (l’azienda di igiene
urbana) a Benevento, Pietro Lonardo. Cugino di Sandra Mastella, Lonardo ha
lasciato ad aprile di quest’anno il vertice dell’Istituto autonomo case
popolari di Benevento avendo assunto la presidenza dell’Asìa «dove - promette
ribattendo alle accuse degli avversari di AN, che lo avevano definito lo
“Schwarzenegger di casa nostra” - mi impegno ad essere il “terminator” dei
rifiuti solidi urbani». Quanto a difesa strenua della natura non sono da meno i
Tranfa. Basti pensare al ruolo svolto dall’ingegner Giuseppe Catalano, consorte
del vicesindaco dimissionario Concettina Tranfa: siede in quota Udeur
nell’organigramma della commissione regionale di alta vigilanza sull’ambiente.
UN FERRARO NEL MOTORE
Dulcis in fundo lui, il consigliere regionale di Casal di Principe Nicola Ferraro, altro personaggio cui sta tanto a cuore la tutela dell’ambiente. Dopo una vita trascorsa in Forza Italia (lo zio, Pietropaolo Ferraiuolo, è stato vicepresidente del Consiglio regionale campano nelle fila dei berlusconiani), nel 2006 Ferraro si scopre un animo mastelliano e si fa eleggere a Palazzo Santa Lucia con ben 13 mila preferenze all’ombra del Campanile. Ottimi i rapporti anche con Lady Sandra, immortalata al ristorante “La Bruschetta” di Pignataro Maggiore a benedire, insieme a Ferraro, la lista civica “Uniti per Bellona”, «tra una folla festante che è accorsa sul posto per incontrare le eminenti figure politiche centriste», riportano le cronache locali. Nominato dai vertici del partito segretario provinciale dei Popolari Udeur nel Casertano, anche Ferraro vanta, proprio come i Tranfa, una consistente esperienza nel settore dei rifiuti. Magari un po’ turbolenta... Ecco come lo descrive Roberto Saviano sull’Espresso: «altro personaggio fondamentale per capire lo spostamento al centrosinistra dell’imprenditoria legata al mondo dei rifiuti è Nicola Ferraro, punta di diamante dell’Udeur. Ferraro è il soggetto a cui fu negata la certificazione antimafia dalla Prefettura. La prefettura di Caserta scrisse: “Sussistono le cause interdettive previste dalla normativa antimafia”». Imparentato col famigerato Sandokan Francesco Schiavone (il boss al centro di connection camorristico-massoniche proprio sui traffici di rifiuti), Ferraro è oggi presidente della Commissione permanente della Regione Campania: un organismo di alta vigilanza sulla trasparenza dell’Ente.
Fonte: La Voce della Campania

