Alle elezioni politiche senza Mastella: non è un addio

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di Carlo Panella
Due mesi fa Mastella era ministro. Con un ruolo politico importante nel centrosinistra al potere, essendo vitale per la maggioranza al Senato. Veniva da mesi di critiche formulategli da taluni opinionisti e giornali e dalle noie di un’inchiesta giudiziaria in Calabria. Quest’ultima s’era però subito ridimensionata, con l’allontanamento, da parte della Magistratura, del giudice inquisitore. 
 Due mesi fa, il 16 gennaio, dies horribilis per il sindaco di Ceppaloni, è emersa in modo tellurico, un’altra indagine, di cui si era a conoscenza, ai danni dei vertici dell’Udeur campani. La Procura di S. Maria Capua Vetere ha portato agli arresti domiciliari la moglie del leader, il consuocero e altri importanti esponenti locali e regionali del partito (assimilato a un’associazione e delinquere), coinvolgendo lo stesso leader. Quel  dì, Mastella parlava alla Camera, si dimetteva da ministro e, di lì a poco, faceva cadere il Governo Prodi (che pure gli aveva espresso solidarietà e chiesto di restare ministro) al Senato negando la fiducia.
Due mesi dopo, Mastella non si è ripresentato alle elezioni politiche anticipate che ha determinato. Né lui, in lizza, né l’Udeur rapidamente sgretolatasi, tranne che nel ”suo” Sannio, dopo che il Pdl di Berlusconi non ha voluto l’ex ministro nelle sue liste e nella coalizione. Il Cavaliere è stato spietato: come alleato potrebbe farci perdere dall’8 al 12% dei voti. Il ceppalonese, colpito, d’acchito, ha detto: andremo da soli al voto. Scelta orgogliosa, ma di pura testimonianza date la legge elettorale e le proprie forze. Poi, la rinuncia, lo scorso 6 marzo, non ci sarà il Campanile sulle schede per le Politiche, non ci sarà Mastella da votare, dopo 32 anni! Il personaggio è stato ed è importante per la storia del Sannio e questa inedita situazione d’assenza dallo scenario politico richiede valutazioni approfondite che faremo. Ma è fin da ora indubbio che quanto ha deciso, dal 16 gennaio, è stato disastroso per la sua carriera politica e l’Udeur. Il coinvolgimento emotivo, per le vicende giudiziarie che hanno coinvolto i familiari, ha pesato. Probabilmente, se agli arresti domiciliari non fossero finiti i suoi cari, e pur considerando come egli fa l’inchiesta infondata, egli avrebbe agito con la necessaria freddezza, evidentemente, smarrita come hanno certificato i fatti verificatisi. Pure le minoranze, gli hanno detto due mesi fa di non dimettersi. E, dopo averlo comunque fatto, andava diversamente soppesata la rottura con l’Unione, senza un diverso sicuro approdo. Errori incomprensibili in uno che della tattica, (censurata) del passaggio da uno schieramento all’altro (vantaggioso per la sua parte politica) è stato il campione.
Un altro sbaglio non imputabile, invece, al concorso di motivi personali ma semmai alla sopravvalutazione dei propri mezzi, Mastella l’ha commesso nel non preferire il basso profilo, se non il prudente arretramento, quando è stato preso di mira da due temibili poteri che diventano fortissimi se colpiscono assieme: una parte di media e magistrati. La proposta di legge sulle intercettazioni telefoniche a fini giudiziari da lui sostenuta l’ha messo in cattiva luce in certi settori, ma Mastella ha risposto agli attacchi con troppa foga. Per fronteggiare due poteri così, infatti, devi essere puro come una rosa: un politico accorto deve mettere in conto le reazioni e, innanzitutto, che saranno rivoltate, come un calzino, la vita sua e di chi gli sta attorno. Non è stato fiutato questo pericolo, di sicuro, da certi dirigenti del suo partito che, proprio al telefono e anche in quei mesi di scontro, hanno parlato di tutto e di più, con rara spensieratezza e certezza d’intangibilità. Se hanno commesso reati potrà stabilirlo un giudice, mentre è certo che, se fossero stati più sobri, avrebbero evitato tante conseguenze politiche. Mastella ha detto che il non presentarsi è un arrivederci, che rifonderà l’Udeur. Nel Sannio, tranne qualche caso isolato, le sue potenti truppe non l’hanno abbandonato. Saranno in campo, con tutti i sindaci, nei collegi alle Provinciali non sappiamo se sotto il lesionato Campanile o altri simboli, ma sempre con Clemente. Con ogni probabilità, decisivi per chi da aprile guiderà la Rocca. Basterà a Mastella resistere oggi nel Sannio o nella natia Ceppaloni, dove pur si vota, per tornare potente? Non si sa. Il sistema di potere e di relazioni costruito e gestito, per tanti anni, abbisogna di solide sponde romane e napoletane, per ora perse o vacillanti. Ma se conosciamo l’uomo, difficilmente, lo immaginiamo intento a scrivere le sue memorie. Non abbiamo mai votato per lui: pochi l’hanno criticato, in pubblico, di più, negli ultimi vent’anni.  Esercitando lui il massimo del potere, era inevitabile, per un giornale che fa il proprio mestiere di “cane da guardia della pubblica opinione”. Non s’è sentita, invece, la nostra voce tra le tante – ora - scatenatesi contro Mastella e il suo sistema di potere, oggi che è isolato e colpito. Noi avevamo scritto prima. Nel deferente o pavido silenzio dei più. Si deve essere forti con i forti. Per ciò, se è prematuro ipotizzare un ritorno in auge di Mastella, non lo è per dire che, nell’eventualità, noi non ci strapperemmo i capelli. Ci troverebbe dove ci ha lasciati, sereni nel rivederlo in sella, ancora pronti a criticarlo…
 
Fonte: Il Quaderno
 
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