Strane storie dal fronte

1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 (0 Votes)

Rossella DonisiTra le storie dal fronte Afgano c'è anche quella di Rossella Di Donato, giovane caporalmaggiore di Ceppaloni e quella di suo marito Giovanni.

Attorno alla base Tobruk sembra quasi che sia passato il diavolo. Il caldo soffocante del deserto avvolge una lama d'asfalto che chiamano Ring road e collega la provincia di Farah al resto del paese. I talebani sono a pochi chilometri, annidati nelle roccheforti di Baia Baluk e Shewan. Piazzano trappole esplosive, lanciano razzi e organizzano imboscate contro i soldati italiani. In questa terra di nessun sventola il tricolore. Base Tobruk è il fortino più avanzato dei parà nell'Afghanistan sudoccidentale, tenuto con le unghie e con i denti dalla 6° compagnia Grifi, «Impavidi e bestiali» come recita il loro motto di battaglia. Il posto giusto per un abbraccio in prima linea fra padre e figlio.

 

Tutti e due con il basco amaranto della Folgore, Partiti per la prima volta in missione assieme. Il colonnello Danilo Prestia, 51 anni, veterano dei fronti difficili, è assegnato al comando del contingente italiano di Herat. Fra i 120 uomini della base Tobruk c'è suo figlio, Alessandro, 24 anni, che a fine luglio ha vissuto il battesimo del fuoco.  «Quando si è arruolato e poi siamo partiti assieme per l'Afghanistan, mia moglie ha detto: "Non bastava uno scemo in famiglia, adesso siete in due» racconta con ironia il colonnello Prestia. Barba spruzzata di grigio, occhi azzurri limpidissimi come il suo ragazzo, ammette che i momenti difficili non mancano. «Quando il 14 luglio è stato ucciso da una trappola esplosiva Di Lisio, la prima notizia parlava di un caporalmaggiore che si chiamava Alessandro, come mio figlio. È stato un momento terribile» ricorda l'ufficiale dei pam. «Se gli capitasse qualcosa, mi sentirei in colpa, ma in fondo questa è la sua scelta di vita». Il giovane Alessandro, maglietta verde e capelli corti, sorride sotto la tenda comando della base Tobruk: «Papà mi ha spianato la strada: la mamma oramai è addestrata. Questa vita ce l'ho nel sangue. Quando sono sbarcato dall'elicottero la sabbia mi ha avvolto, il caldo era terribile e davanti avevo solo case in fango e paglia con gente che mi guardava come fossi un marziano. Non era più un servizio in tv, ma il vero Afghanistan». Il 25 luglio nel covo dei talebani di Shewan sembrava tutto tranquillo durante l'avanzata dei pam con i soldati afghani. A un tratto però sono cominciati a piombare sugli italiani i primi colpi di mortaio. Il caporalmaggiore Prestia non ci ha pensato due volte a premere il grilletto della sua Browning, la mitragliatrice sul tetto del blindato. «U n attimo di paura l'ho avuto, è umano, poi ho pensato solo a combattere» racconta Alessandro. «Sopra la testa mi fischiavano i proiettili, vedevo i talebani correre e prendere posizione per colpirci con i razzi Rpg». Mascella squadrata, bicipiti da palestra, il giovane parà non ha raccontato nulla a casa. E neppure il padre ha osato. Fra i paracadutisti dell'avamposto in prima linea il maresciallo Antonino Tasca sta preparando i bagagli. Va in licenza perché fra una settimana nascerà il suo primo maschietto. Nella provincia di Faarah guida sugli obiettivi, con il laser, le bombe degli aerei. Finora, per fortuna, non è staro necessario. «Con mia moglie Sara sono in contatto via internet su Skype» racconta Tasca, 32 anni, siciliano. "Mi ha fatto arrivare un dvd con l'ecografia, così ho visto anche il bambino nel pancione della mamma». Sul cruscotto del blindato Lince tiene Aldino il pinguino, un pupazzo portafortuna. A fine mese, dopo la nascita del figlio, tornerà in Afghanistan. Soldati veri, che non si tirano indietro, come il tenente colonnello Roberto Trubiani alla testa dei parà del reggimento Nembo a Bala Murghab, sul fronte nord. L'ufficiale è cognato di Flavia Perina, direttore del Secolo d'Italia, e sul cappellino ha scritto il nomignolo di battaglia: Aragorn, mitico personaggio di John R.R. To1kien. Sotto la tenda si è portato lo spadone del principe guerriero del Signore degli anelli, il regalo di un soldato. Un altro ufficiale che sembra nato per fare il paracadutista è il capitano Aldo Lanteri. Barba rossiccia, occhi chiari, è il comandante degli Angeli neri, una compagnia dell'8° reggimento guastatori di Legnago. I suoi uomini fanno il lavoro più infame: gli apripista per sfidare la minaccia delle trappole esplosive. Il 16 giugno sulla famigerata statale 517 (la stessa sulla quale un mese dopo avrebbe perso la vita Di Lisio, anche lui uno degli Angeli neri) il capitano era a bordo di un Buffalo, un mostro d'acciaio fatto apposta per stanare le mine. "Il frastuono è stato terribile e il fumo nero dell'esplosione ci ha subito avvolti. Eravamo saltati su un ordigno che ha portato via uno pneumatico» racconta Lanteri. "Il mezzo si è inclinato su un fianco andando avanti per un minuto, senza controllo, sulle due ruote opposte. Quando ci siamo fermati, incolumi, abbiamo pensato: che fortuna». Da quel giorno l'ufficiale è stato soprannomi nato «il Santo,. e i suoi uomini lo toccano come fosse un miracolato.

 

A garantire la sicurezza delle elezioni presidenziali del 20 agosto penseranno anche due gemelli parà. Aldo e Angelo Sarappa sono nati il 4 maggio 1978 a cinque minuti di distanza l'uno dall'altro. In Afghanistan li hanno separati, ma di poco. Aldo è in prima linea nell'avamposto Tobruk e Angelo si trova con la 4" compagnia Falchi, in una base 40 chilometri più a nord. «Siamo come Mazinga, due componenti dello stesso essere. Fin da piccoli giocando con i soldatini ci piacevano i paracadutisti. Poi un giorno abbiamo deciso di lanciarci nel vuoto saltando dal balcone su un camion posteggiato Sotto casa» racconta Aldo. Questi gemelli di Latina sono come due gocce d'acqua, a parte i capelli che Angelo continua a difendere: stessa classe, bocciati assieme, hanno trovato due sorelle come moglie di uno e fidanzata dell'altro. Nella Folgore sono entrati come un sol uomo e all'estero erano tutti e due in Kosovo, Iraq e Afghanistan nel 2003. «Inutile nasconderlo: la preoccupazione non manca» racconta Aldo. «Quando la compagnia di mio fratello esce in missione gironzolo attorno alla sala radio per sentire se succede qualcosa». Muscolosi e con una rondine come tatuaggio comune, sono uniti da un filo invisibile: un po' per scelta, un po' per scaramanzia non amano farsi fotografare assieme. «L'11 giugno è stato il giorno più difficile. Mio fratello era sotto il fuoco talebano e la mia compagnia è stata allertata per dare man forte in caso di necessità. Al suo fianco sarei starò più tranquillo. Lo avrei raggiunto anche a piedi» spiega Angelo nella base di Shouz, a sud di Herat. Dall'altra parte dell'Afghanistan, a Kabul, sono in missione due sposi di Siena. Rossella Di Donato, 28 anni, e Giovanni Bozzini, 45, portano il basco amaranto del 1860 reggimento della Folgore, schierato nella capitale e nella pericolosa valle di Mushai. Si sono conosciuti cinque anni fa in Kosovo e sposati poche settimane prima della partenza per l'Afghanistan. Non c'è stato tempo per il viaggio di nozze e a Camp Invicta i coniugi dormono separati. Lei è caporalmaggiore in sala radio e lui primo maresciallo assegnato alle attività umanitarie dell'unità Cimic. Da 25 anni sotto le armi, Bozzini è staro decorato in Somalia per un conflitto a fuoco. Infastiditi dall'attenzione mediatica non parlano più con i giornalisti, ma la coppia in missione a Kabul ha un grande sogno: «Appena torniamo a casa arriverà il primo figlio».

 

Altri parà portano nello zaino le calzette del loro neonato, che hanno tenuto fra le braccia prima di partire. E pregano San Michele, protettore dei paracadutisti, di farli rientrare in patria. Quando escono verso l'ignoto nei blindati, accendono a rutto volume la musica dei giovani d'oggi. Oppure, prima della battaglia, si caricano con la colonna sonora remixata del film Il gladiatore. Un modo come un altro per esorcizzare la paura della morte. Il giovane caporalmaggiore Prestia, invece, il suo credo l'ha tatuato sul braccio. Il paracadute con una frase della preghiera della Folgore: “Se è scritto che cadiamo sia”.

 

 

 

Fonte: Panorama

Sei qui: Home News Strane storie dal fronte
Find us on Facebook
Follow Us